Qual è il vero scandalo dietro le procedure automatizzate?
La recente sentenza numero 4520/2026 della quinta sezione del Consiglio di Stato ha scoperchiato un vaso di Pandora che va ben oltre la semplice regolarità di una prova d’esame. Un cittadino, escluso ingiustamente dalle prove orali di una selezione pubblica, ha dovuto intraprendere una battaglia legale estenuante per vedersi riconoscere un diritto basilare.
Inizialmente, il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) aveva incredibilmente dichiarato inammissibile il ricorso, chiudendo gli occhi di fronte a una stortura burocratica evidente. Soltanto in appello i magistrati di Palazzo Spada hanno ribaltato la prospettiva, prendendo in esame le reali motivazioni presentate in primo grado dal candidato escluso.
La gestione dell’intera procedura selettiva era stata allegramente appaltata a una società terza, la quale ha impiegato un sistema informatico dal funzionamento del tutto ignoto e imperscrutabile. Invece di mantenere il controllo diretto sulle proprie assunzioni, l’amministrazione ha demandato a un software senza volto lo svolgimento dell’intera procedura.
Di fronte a questo muro di gomma eretto dai burocrati, l’appellante ha preteso che venissero portati in tribunale tutti gli elementi tecnici che hanno generato il giudizio. Ha richiesto il versamento in giudizio degli atti del procedimento, puntando il dito sul codice sorgente del software contenente l’algoritmo, sui manuali tecnici operativi e sulla documentazione dei collaudi effettuati prima della messa in esercizio del sistema.
La richiesta di documentazione avanzata dal candidato si è estesa giustamente anche ai registri di accesso ai server (i file di log), alla descrizione della procedura di generazione dei metadati, alle chiavi crittografiche, alle certificazioni possedute e alla prova della sicurezza dell’infrastruttura. L’obiettivo era dimostrare che l’esternalizzazione tecnologica non può tradursi in una zona d’ombra dove le regole democratiche vengono sospese.
Perché l’impossibilità di ispezionare il software rappresenta un pericolo per la democrazia?
Il supremo organo della giustizia amministrativa ha ordinato una verificazione tecnica mirata a indagare le viscere digitali del sistema impiegato durante le prove concorsuali. L’intento specifico era accertare se vi fossero anomalie o malfunzionamenti capaci di minare le fondamenta stesse della selezione, ovvero la correttezza, l’imparzialità, la trasparenza e l’assoluto rispetto del principio dell’anonimato dei concorrenti.
I risultati dell’indagine peritale hanno restituito un quadro tecnico e amministrativo a dir poco desolante. Il programma informatico in questione non è risultato in alcun modo affidabile e, soprattutto, si è rivelato tecnicamente impossibile da sottoporre a una verifica ex post.
L’aspetto più sconcertante della perizia è la confermata indisponibilità del codice sorgente, tenuto nascosto dal fornitore privato e reso inaccessibile perfino ai magistrati. Questa cecità indotta ha impedito alla corte di ricostruire l’iter di regolarità della valutazione, negando di fatto un effettivo scrutinio della pretesa del ricorrente.
Affidare i compiti all’esterno non può diventare un alibi perfetto per l’irresponsabilità dirigenziale. Secondo i giudici, una simile esternalizzazione del concorso avrebbe dovuto riguardare esclusivamente attività meramente materiali, mantenendo in capo alla pubblica amministrazione la doverosa e costante possibilità di operare una supervisione e un controllo diretto.
In nessun caso un contratto privato stipulato tra l’ente pubblico e la software house può impedire la ricostruzione documentale della procedura selettiva. Tale documentazione rappresenta il presupposto inscalfibile su cui si fonda la verifica della legittimità dell’azione amministrativa e la tutela inalienabile del diritto di difesa di ogni singolo cittadino coinvolto.
Come deve evolversi il rapporto tra enti statali e fornitori di intelligenza artificiale?
Le direttive moderne e il diritto inquadrano ormai stabilmente i sistemi di intelligenza artificialeapplicati alle selezioni professionali, alla valutazione e all’accesso agli impieghi pubblici come tecnologie “ad alto rischio”. Questo status impone l’obbligo inderogabile di una costante supervisione umana, la quale deve essere strutturata per consentire in ogni momento il controllo, l’intervento immediato e la correzione del funzionamento della macchina.
I togati di Palazzo Spada hanno ribadito un concetto giuridico di base, molto spesso dimenticato dai dirigenti pubblici eccessivamente fiduciosi verso la modernità. L’impiego nel procedimento amministrativo del mezzo informatico e digitale è sempre uno strumento servente rispetto al fine istituzionale, e non può mai costituire una scusa valida per obliterare le relative garanzie giurisdizionali che tutelano gli individui.
L’impiego di algoritmo e tecnologie complesse di machine learningrappresenta semplicemente un nuovo modulo procedimentale, adottato per svolgere l’attività autoritativa in modalità più rapide ed efficienti. Nonostante la sua natura sofisticata, il sistema deve restare saldamente ancorato ai principi inossidabili della comprensibilità, della conoscibilità, della non discriminazione e della non esclusività della decisione algoritmica.
L’ente banditore ha il divieto assoluto di trincerarsi dietro scuse legate alla presunta non conoscibilità tecnica dei meccanismi informatici di gestione forniti dall’esterno. Chi utilizza denaro pubblico per automatizzare le assunzioni deve possedere la piena padronanza legale e tecnica per spiegare ogni singola decisione presa dal sistema informatico.
La motivazione del provvedimento di esclusione, o della stesura della graduatoria finale, deve obbligatoriamente contenere riferimenti espliciti al modello matematico adottato e al codice sorgente. Inoltre, il partecipante conserva il diritto pieno ed effettivo di accedere tramite istanza documentale a tutti questi elementi tecnici, estendendo l’analisi perfino al data setoriginario utilizzato per istruire e allenare il software valutativo.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Angelo Greco
Source link



