Maxi truffa alle assicurazioni. Ruvolo resta nei guai, ecco perchè


Cade l’accusa più pesante, quella di associazione per delinquere. Vengono respinte le richieste di misure cautelari per 25 dei 29 indagati. Ma l’inchiesta della Procura di Trapani sulla presunta rete di falsi sinistri non si sgonfia del tutto: per l’avvocato alcamese Ubaldo Ruvolo il Gip ha disposto l’obbligo di dimora e la sospensione per un anno dalla professione, ritenendo sussistenti gravi indizi di colpevolezza per diversi episodi contestati.


 

A due settimane dall’esecuzione delle misure cautelari, l’ordinanza del Gip Massimo Corleo consente di comprendere come il giudice abbia valutato il complesso impianto accusatorio costruito dalla Procura e dai Carabinieri della Compagnia di Alcamo.

Il risultato è una decisione articolata, che da un lato ridimensiona l’ipotesi investigativa originaria, ma dall’altro conferma la solidità di alcune contestazioni nei confronti del principale indagato.

 

Cade l’associazione per delinquere

 

Il primo elemento destinato a fare discutere riguarda il reato associativo.


La Procura aveva ipotizzato l’esistenza di una vera e propria organizzazione criminale stabile, con Ruvolo nel ruolo di promotore e una rete composta da procacciatori, falsi testimoni e presunti danneggiati.

Il Gip non ha condiviso questa impostazione.

Nell’ordinanza esclude infatti la sussistenza dell’associazione per delinquere, ritenendo che gli elementi raccolti non dimostrino l’esistenza di una struttura organizzata con quei caratteri di stabilità richiesti dalla legge.

Una decisione che modifica sensibilmente il quadro accusatorio iniziale.

 

Solo quattro misure cautelari

 


Anche sul piano delle misure personali il giudice si è discostato dalle richieste della Procura.

Delle 29 persone per le quali erano state richieste misure cautelari, soltanto quattro sono state raggiunte da provvedimenti restrittivi.

Per Ubaldo Ruvolo il Gip ha disposto:

  • obbligo di dimora nel Comune di Alcamo;
  • sospensione dall’esercizio della professione di avvocato per un anno.

Per Vittorio Calabria, nei confronti del quale era stato chiesto il carcere, il giudice ha invece disposto il divieto di esercitare per un anno l’attività professionale nel settore assicurativo.

Misure meno afflittive sono state applicate anche nei confronti di Francesco Borromeo e Giuseppe Amodeo, mentre per gli altri 25 indagati le richieste cautelari sono state respinte.


Tutti, tuttavia, restano indagati.

 

Le ammissioni di Ruvolo

 

Uno dei passaggi più significativi dell’ordinanza riguarda proprio l’interrogatorio di garanzia dell’avvocato alcamese.

Secondo quanto scrive il Gip, Ruvolo ha ammesso alcune delle contestazioni formulate dalla Procura.

In particolare avrebbe reso dichiarazioni confessorie relativamente ad alcuni episodi di induzione alla falsa testimonianza, riconoscendo gli addebiti contestati in specifici capi d’imputazione.


Ha invece respinto con decisione le accuse relative ad altri episodi, negando sia l’induzione alla falsa testimonianza sia la corruzione in atti giudiziari.

 

La corruzione in atti giudiziari

 

Su questo punto il Gip si discosta dalla linea difensiva.

Pur escludendo parte delle contestazioni, il giudice ritiene infatti che almeno in uno degli episodi contestati sussistano gravi indizi di colpevolezza in relazione al reato di corruzione in atti giudiziari.

Si tratta di uno dei profili più delicati dell’intera inchiesta, perché riguarda la presunta corresponsione di denaro o altre utilità a testimoni chiamati a confermare davanti ai giudici versioni dei fatti ritenute false dagli investigatori.


 

Restano in piedi numerosi episodi

 

L’ordinanza non cancella il lavoro investigativo svolto dai Carabinieri.

Pur escludendo l’associazione per delinquere, il Gip ritiene infatti che rimangano elementi indiziari significativi su diversi episodi di presunte frodi assicurative, false testimonianze e tentate truffe.

Tra questi figurano alcuni dei casi raccontati da Tp24 negli ultimi giorni: dalla caduta dalla scala trasformata in investimento, ai presunti incidenti con auto pirata mai identificate, fino ai testimoni che, secondo l’accusa, sarebbero stati preparati prima delle udienze.

 


 

Un’inchiesta ancora aperta

 

La decisione del Gip rappresenta un passaggio importante ma non conclude certamente la vicenda giudiziaria.

L’inchiesta della Procura di Trapani prosegue e tutti gli indagati restano sottoposti alle indagini preliminari.

Sarà eventualmente il processo a stabilire se le accuse troveranno conferma e in quale misura.

Per Ruvolo, intanto, resta una misura cautelare che gli impedisce per un anno di esercitare la professione di avvocato e che, insieme alle ammissioni riportate nell’ordinanza su alcuni episodi, costituisce uno degli elementi più rilevanti emersi finora nell’inchiesta.


 

Il Gip: “Non c’è un’associazione, ma ci sono gravi indizi per molti episodi”

 

L’aspetto più rilevante dell’ordinanza è che il Gip non smonta l’intera inchiesta, ma opera una distinzione netta.

Da un lato esclude l’esistenza dell’associazione per delinquere contestata dalla Procura, ritenendo non dimostrata la presenza di una struttura criminale stabile e organizzata.

Dall’altro, però, dedica centinaia di pagine all’analisi dei singoli episodi, ritenendo che per diversi di essi permangano gravi indizi di colpevolezza, tanto da applicare misure cautelari nei confronti di quattro indagati e descrivere dettagliatamente il ruolo ricoperto dai principali protagonisti.


In altre parole, per il giudice non emerge una “banda” nel senso tecnico previsto dall’articolo 416 del codice penale, ma numerosi episodi di presunte frodi assicurative che meritano di essere approfonditi nel processo.

 

Le ammissioni di Ruvolo pesano nella decisione del Gip

 

Uno dei passaggi più significativi dell’ordinanza riguarda proprio l’interrogatorio preventivo di Ubaldo Ruvolo.

Il Gip evidenzia come il professionista abbia ammesso alcune condotte, rendendo dichiarazioni di natura confessoria con riferimento a diversi episodi di induzione alla falsa testimonianza.


Non si tratta di una confessione generale dell’intera vicenda.

Ruvolo continua infatti a negare sia l’ipotesi associativa sia numerosi altri reati, in particolare le contestazioni relative alla corruzione in atti giudiziari.

Tuttavia il giudice osserva che, almeno per uno degli episodi contestati, gli elementi raccolti dall’accusa sono sufficienti a ritenere sussistenti gravi indizi anche per quest’ultimo reato.

Questo è probabilmente il passaggio più importante dell’ordinanza, perché spiega perché il Gip abbia comunque ritenuto necessaria una misura cautelare nei confronti dell’avvocato.

 


Perché niente carcere

 

L’ordinanza spiega anche perché il Gip abbia respinto la richiesta di custodia cautelare.

Secondo il giudice, le esigenze cautelari possono essere soddisfatte con misure meno afflittive.

Da qui la scelta dell’obbligo di dimora ad Alcamo e della sospensione dall’esercizio della professione forense per un anno, misura ritenuta idonea a impedire il rischio di reiterazione delle condotte contestate.

 


Le intercettazioni restano un pilastro dell’inchiesta

 

Pur ridimensionando l’impostazione della Procura, il Gip attribuisce un peso rilevante alle intercettazioni telefoniche e ambientali raccolte dai Carabinieri.

Sono proprio le conversazioni intercettate che, secondo il giudice, consentono di ricostruire diversi episodi di presunta induzione alla falsa testimonianza e di confrontarli con quanto successivamente dichiarato davanti ai giudici civili.

 

L’inchiesta è tutt’altro che finita

 


La decisione del Gip non rappresenta un’assoluzione.

I ventinove indagati restano tali e il procedimento prosegue.

L’ordinanza cautelare contiene una valutazione limitata alla fase delle indagini preliminari e alla verifica dell’esistenza dei gravi indizi e delle esigenze cautelari.

Sarà eventualmente il dibattimento a stabilire se quelle accuse troveranno conferma oltre ogni ragionevole dubbio.

 


 

IL DOSSIER DI TP24

 

Per ricostruire tutta la vicenda:




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