Questa serie di interventi vuole proporsi come un osservatorio sulla gestione delle opere d’arte pubblica, ancora raramente considerate un patrimonio stabile. Se una statua dedicata a un personaggio storico dell’Ottocento o del primo Novecento viene generalmente percepita come un bene da conservare, le opere contemporanee sembrano invece abitare una zona grigia: abbastanza radicate nello spazio pubblico da produrre tensioni e conflitti, ma non ancora abbastanza riconosciute da essere considerate patrimonio condiviso.
Il caso del Teatro Continuo di Alberto Burri
Per affrontare questo tema è utile partire da un’opera che ha attraversato tutte le fasi della vita pubblica di un monumento: ideazione, finanziamento, costruzione, utilizzo, degrado, demolizione e infine ricostruzione. Sto parlando del Teatro Continuo di Alberto Burri. Realizzato nel 1973 per la XV Triennale di Milano, il Teatro Continuo era concepito come un dispositivo urbano aperto, un luogo attraversabile e utilizzabile dai cittadini. Sedici anni dopo, nel 1989, sotto l’istanza di un’assessora al verde, a suo dire preoccupata per l’eccesso di cemento in città, l’opera viene demolita. È ipotizzabile che, in realtà, si sia trattato di un modo, da parte del Comune, per sottrarsi alla necessità di prendere in carico una manutenzione ormai resasi necessaria. Ventisei anni dopo, però, la stessa città, su istanza di un gruppo di cittadini, decise di ricostruirlo nella forma e nella posizione originaria, sulla base di progetti che erano stati lasciati da Burri stesso. La ricostruzione, avvenuta nel 2015 grazie alla collaborazione tra istituzioni, studiosi, amministrazioni e soggetti privati, dimostra invece che la cura di un’opera pubblica non sia soltanto una questione tecnica, ma il risultato di una volontà collettiva di attribuire valore a un patrimonio condiviso. Che cosa era cambiato? La risposta più immediata potrebbe essere che fosse cambiata la sensibilità culturale nei confronti dell’opera di Burri. Ma forse la questione è più ampia e riguarda il rapporto tra le città e il patrimonio contemporaneo.
Arte pubblica e manutenzione
Ancora oggi, gran parte delle energie e delle risorse economiche dedicate all’arte pubblica si concentra sulla realizzazione delle opere: come progettarle, coinvolgere le comunità e costruire narrazioni condivise, capaci di confrontarsi criticamente con il presente. Molto meno si riflette su ciò che accade dopo l’inaugurazione. Eppure è proprio in quel momento che inizia la vera vita di un’opera nello spazio pubblico. Le opere nello spazio aperto sono esposte agli agenti atmosferici, all’uso quotidiano, alle trasformazioni urbane e ai cambiamenti politici e sociali. Si deteriorano, vengono utilizzate in modi imprevisti, talvolta contestate, dimenticate o semplicemente assorbite dal paesaggio urbano fino a diventare quasi invisibili. È proprio qui che dovrebbe aprirsi una riflessione che non tocca solo il discorso di manutenzione.
La ricostruzione del Teatro Continuo di Burri
La storia del Teatro Continuo mostra che il degrado non è soltanto un problema tecnico. Di fronte a un’opera deteriorata una comunità può scegliere diverse strade: restaurare, trasformare, spostare, documentare, ricostruire oppure eliminare. Ogni decisione è anche una scelta culturale, perché definisce il valore che una società attribuisce ai propri segni nello spazio pubblico. La ricostruzione del Teatro Continuo nel 2015 è interessante proprio per questo motivo. Non è stata semplicemente un’operazione di restauro. È stata il risultato di una rete di soggetti diversi – istituzioni, studiosi, amministrazioni, fondazioni e mecenati – che hanno riconosciuto nell’opera un patrimonio da tramandare e hanno costruito gli strumenti giuridici e amministrativi necessari per garantirne il futuro. La tanto agognata “manutenzione”, non può essere considerata soltanto un insieme di interventi tecnici. È una pratica culturale. Prendersi cura di un’opera significa conservarne la materia, ma anche mantenerne vivo il significato. Significa produrre documentazione, renderla accessibile, promuovere occasioni di studio e di confronto, programmare attività che la mantengano in relazione con il contesto urbano e con i cittadini. Significa anche partire da piccoli gesti: una segnaletica adeguata, un apparato informativo aggiornato, una manutenzione ordinaria programmata, un archivio consultabile. Da questa riflessione nasce una domanda per Gabi Scardi, che ha seguito il percorso di ricostruzione dell’opera di Burri.

naturale delle lamiere da un lato, dall’altro dipinte di bianco (il colore può essere cambiato quando si voglia) saranno girevoli comandate a distanza, indipendenti. L’amico Enrico Castelli che è un fenomeno per la meccanica, studierà il meccanismo. È uno scheletro di teatro ma penso che sia l’essenziale”.
Disegno del Teatro Continuo di Alberto Burri, dal catalogo della mostra Contatto Arte Città, Milano, La nuova foglio editrice, Pollenza (MC) 1973
Che cosa significa oggi prendersi cura di un’opera nello spazio pubblico?
Gabi Scardi: Un atteggiamento di cura nei confronti del patrimonio pubblico contemporaneo nasce dal riconoscimento e dal rispetto delle opere, ognuna delle quali va considerata nelle sue componenti materiali e immateriali, sempre necessariamente uniche, ossia nella sua forma, nel suo significato, nel tipo di fruizione a cui è destinata; tutti elementi che possono anche essere soggetti a trasformazioni, e questo, quando ci riferiamo a opere permanenti, rende il loro trattamento ancora più sensibile: occorre considerare la vita dell’opera nel tempo.
Il dialogo tra are contemporanea e cittadini
Dunque l’atteggiamento di cura si sostanzia nella concretezza di un’attenzione costante, capace di rinnovarsi in termini sia di mantenimento quotidiano dell’opera, si di sua valorizzazione. Come ho scritto tempo fa in un breve saggio dedicato proprio a questo tema, “l’integrazione delle opere d’arte nella vita delle città e il loro senso di vitalità dipendono in gran parte dal dialogo con i loro interlocutori privilegiati, i cittadini; e d’altra parte un ruolo fondamentale nel facilitare questo dialogo è delle istituzioni depositarie delle opere”. Sono anzitutto le istituzioni, che costituiscono il fulcro della vita pubblica a livello territoriale, a poter favorire la percezione del loro valore, a poterne rilanciare il senso, a poter trasmettere un atteggiamento di cura, di rispetto, e la percezione di un bene comune vivo. La possibilità che questo avvenga dipende da scelte amministrative, culturali e politiche.
Cosimo Veneziano
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