L’instabilità politica e la «preda» Italia


Come se non bastasse una crescita economica rasoterra, che sarebbe andata addirittura sottoterra senza i quattrini del Pnrr, sull’Italietta meloniana di fine legislatura si addensa una nuvola nerissima, tanto da minacciare perfino l’unico “merito” che anche i detrattori devono riconoscere al governo dell’Underdog: la stabilità politica. Già: perché l’effetto dell’operazione Futuro Nazionale di Roberto Vannacci è proprio questo. Il generale, tacciato di ogni sorta di contumelie da parte della sinistra che per demonizzarlo finirà col renderlo quasi simpatico (quasi) e da parte del “fuoco amico” di destra, sarà chiaramente quel che fu la Rifondazione comunista di Fausto Bertinotti per l’Ulivo: una serpe in seno, irrinunciabile per quagliare la maggioranza parlamentare ma totalmente inaffidabile per distanza ideologica e per naturale vocazione minoritaria.

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Forza Italia venne ideata dal suo fondatore come quel mix tra Democrazia Cristiana e Partito socialista che Tangentopoli stava spazzando via, e il successo berlusconiano chiuse beffardamente quella stagione di giustizialismo dando al partito-erede dei due ex-partiti-leader, sommersi dall’onta delle tangenti, più potere di quanto avessero mai avuto i progenitori. Quest’oggetto politico sopravvive nel Dna del partito berlusconiano che non andrà mai d’accordo con il generale soprattutto sul tema dei diritti civili e del gender, che nel mondo dello spettacolo (dei cui proventi Forza Italia ha vissuto e vive) sono vessilli inattaccabili. La Lega comprensibilmente vedrà sempre nel generale un traditore di cui diffidare; e Fratelli d’Italia un pericoloso rivale verso la nutrita ala estrema del suo schieramento. Tuttavia un’eventuale maggioranza Meloni-bis difficilmente potrà fare a meno di Fn, se la compagine supererà il 5% di cui è accreditata. E la compattezza quasi militare – per ironia della sorte – che ha sorretto finora Meloni sarà messa in discussione da un militare.

Nel cosiddetto Campo Largo al fazionismo sono abituati, e si sa già da un pezzo che le idee di Verdi e Sinistra sono incompatibili con quelle dell’ala governista del Pd. Bonelli e Fratojanni non hanno l’intellettualistica irrequietezza di Bertinotti, ma sono in quella stessa casella. Per non parlare dell’irriducibile conflitto d’interessi tra Pd e Cinquestelle.


Dunque instabilità a destra e a sinistra. Sarà un caso, ma sia la Commissione Europea che il Fondo monetario internazionale nell’ultimo mese hanno posto sotto accusa la flat-tax e comunque lo stock del debito. Ci manca una presa di posizione della Bce e siamo a posto: di nuovo in “zona trojka”. Già: perché l’Italia – non c’è bisogno di essere antieuropeisti per costatarlo – è un’anomalia inammissibile agli occhi della Mitteleuropa. Scialacquatrice e debitista: non esiste. E con stile alquanto “ingerente” il consiglio di smontare quel pochettino di tassa piatta a suo tempo voluto/imposto dalla Lega, è già pervenuto da due dei tre “guardiani della galassia” eurozona. L’Italia è vista dai tedeschi e dai loro lacchè olandesi e austriaci (ma anche sia pur diversamente dai francesi che si sentono anche rivali) come un cosciotto da spolpare: della nostra materia prima, ossia il risparmio, 5.500/6000  miliardi di ricchezza finanziaria che solo in parte fluiscono già nei forzieri dei colossi globali, in buona parte restano in Italia, investiti in Btp o in altri asset nazionali.

Chi crede alla favola di Biancaneve, può anche pensare che tanta ricchezza non faccia gola agli stranieri. Ma la verità è che gli fa gola eccome. Risfogliamo la storia della Grecia: l’hanno chiamata “risanamento finanziario”, ma è stata anche e soprattuttto una tosata di prima categoria che ha espropriato quel Paese di quasi tutti i suoi asset più preziosi.

Meditino i partitini italiani, di destra e di sinistra. Con l’inflazione in agguato e un clima pre-elettorale che a un anno dalle scadenze ha già raggiunto il livello di guardia, il rischio di un quadro politico instabile è quello di mostrare il fianco per un attacco sui mercati agli asset italiani. Tanto più se poi banche italiane vanno a comprare banche tedesche e altre banche italiane sbarrano il passo alle strategie francesi nel nostro Paese: belle mosse, ma  sai come saranno stati contenti gli amici tedeschi e i cugini francesi…

 

Il corsivo


Social e web, il tardivo sussulto d’orgoglio europeo

“Ben svegliati!, viene da dire. La Cedu, sbadigliando per il tardivo ritorno alla realtà, ha sentenziato che web e social sono “luoghi pubblici” e quindi non si è liberi di insultare il prossimo sulla Rete, come non si è liberi di farlo in strada o dovunque salvo che a casa propria (dove semmai è maleducazione ma…).

L’avvelenata esenzione da ogni obbligo gravante invece da sempre sui “media” tradizionali è un regalo velenoso fatto all’umanità dal tandem – non si sa se prezzolato o rincoglionito – tra Bill Clinton, troppo occupato forse con le stagiste, e il suo vice Al Gore, perso nel paradiso dell’ambientalismo, i quali nel ’96 vararono un “act” che dava mano libera ai padroni del nascente vapore internettaro, Google e poi Meta in testa.

I disastri causati da quel passaporto diplomatico rilasciato a chiunque voglia usare la Rete per infamare il prossimo anonimamente o anche firmandosi, come se non fosse un illecito, sono sotto gli occhi di tutti. La politica e il diritto europeo hanno dormito vent’anni. Ora che i buoi sono scappati chiudono la stalla, come Starmer che ha deciso giustamente di vietare i social sotto i 16 anni, senza dire però come farà. Meglio tardi che mai: ma questi sussulti in articulo mortis, più che salvarci dalla melma web, è probabile che sommergano di ridicolo chi li ha finalmente manifestati.

Certo: se l’Unione varasse una regola applicabile che estendesse a tutti gli Stati membri questi semplicissimi diritti e doveri (non essere insultati, non insultare) e instaurasse il nuovo regime in casa di 450 milioni di persone altospendenti, sarebbe una cosa seria. Ma ricordiamoci che di serio sono anni che le istituzioni europee non sanno produrre nulla, salvo l’impennata d’orgoglio del dopo-Covid, ma c’è voluta una pandemia che tutti paventavano. Mentre al virus dell’idiozia, del rutto libero e della violenza verbale impeversante dei social molti si dedicano e molti, per lo meno, vi sono inconfessabilmente affezionati.      (s.luc.)



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 Sergio Luciano

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