L’idea dei Monti Dauni contro lo spopolamento: destinare alle Aree interne il gettito Imu degli immobili produttivi del territorio


«Siamo tutti quanti innamorati della nostra terra e convinti che in questa fase di grande difficoltà ai piccoli paesi non servono percorsi individuali, ma capacità di stare insieme, di pensiero, di elaborazione culturale, di partecipazione e di costruzione di nuove alleanze. I piccoli centri non sono il passato, ma un presente e un futuro pieno di possibilità». Gianfilippo Mignogna è stato sindaco di Biccari per tre mandati consecutivi. Negli anni alla guida del borgo sui Monti Dauni, insieme al sostegno della comunità locale, si è fatto promotore di una serie di progetti, iniziative e politiche innovative per contrastare l’isolamento del paese e intercettare nuove opportunità di crescita e sviluppo. Da due anni ha lasciato la fascia tricolore, ma il suo impegno verso la comunità in cui vive è rimasto immutato. Anzi, è raddoppiato.

Alcuni soci dell’associazione “Dalla parte dei Paesi”

Innamorati del territorio

Insieme ad altri ex-amministratori locali, professionisti e cittadini ha dato vita ad un’associazione che sin dal nome racconta qual è la sua vocazione: “Dalla parte dei Paesi”. «Siamo un gruppo di amici, appassionati, innamorati del nostro territorio che vogliono mettersi in gioco, mettendo a disposizione energie, passioni e competenze per i piccoli comuni. In un tempo così difficile, così complicato dove tante certezze, tanti servizi stanno venendo meno, c’è bisogno della società civile, della partecipazione, delle energie civiche di cui le nostre comunità sono ancora ricche» spiega Mignogna. «L’associazione è nata con l’obiettivo di lavorare insieme sui temi delle Aree interne, dello sviluppo locale, della lotta allo spopolamento, con la finalità di trasformare le richieste dei territori in iniziative concrete. Una forza che nasce anche dall’esperienza positiva delle Cooperative di Comunità, come quella di Biccari che ha quasi dieci anni, che però non hanno un carattere sovrappopolare, anche perché limitate dalla legge regionale pugliese che le identifica in un territorio specifico, non riuscendo quindi a tracciare una visione più ampia, come può essere quella delle Aree interne. Anche per questo, abbiamo pensato di costituire l’associazione che ha già la finalità di diventare Fondazione di Comunità per far convergere persone, esperienze, professionalità che in questi anni hanno lavorato per il territorio magari in solitaria, non coordinati, sganciati da una logica di insieme» aggiunge il presidente del nuovo sodalizio, che ha sede a Pietramontecorvino.

«Abbiamo l’ambizione di creare uno spazio di pensiero e confronto, di conoscenza reciproca dei vari territori, di lettura dei bisogni e di capacità di articolare proposte. In questo mondo che corre, dove ognuno pensa alle proprie cose, noi vogliamo ragionare su idee, documenti, proposte, coinvolgendo anche i tanti ragazzi e che ora vivono fuori ma mantengono legami stretti con la loro terra, perché ci interessa anche il loro punto di vista».

Restare, ritornare, arrivare. Sono i capitoli del focus book che contiene le storie di chi vive in montagna, nelle piccole isole o tra i campi coltivati dell’entroterra. Nato come spin off del numero di VITA “Aree interne, l’Italia da scoprire”, racchiude un pezzo di racconto sui luoghi cosiddetti marginali che spesso non ha voce. Con i contributi di Luca Mercalli, Federica Fabrizio e Fredo Valla
LE AREE INTERNE IN PRIMA PERSONA


L’Imposta che resta

Appena partita, l’associazione conta un centinaio di iscritti ed ha già pronta una proposta di legge denominata “Imposta che resta” che parte direttamente dai Monti Dauni per arrivare fino a Roma, dove si prendono le decisioni politiche nazionali. «Grazie al lavoro di un grande esperto del nostro territorio in materia fiscale, come Antonio Urbano Silvestre, abbiamo elaborato una proposta concreta per rafforzare l’autonomia finanziaria dei comuni marginali e dare maggiori risorse ai territori» prosegue Mignogna. «Si tratta di una proposta di legge che prevede l’attribuzione ai comuni classificati nell’ambito della Strategia nazionale per le Aree interne della quota di gettito Imu sugli immobili produttivi di categoria catastale D oggi riservata allo Stato. Pensiamo al paradosso degli impianti eolici e fotovoltaici che versano l’Imu quasi tutta completamente allo Stato lasciando poche briciole ai Comuni dove sono installati. Attraverso questa iniziativa, invece, una parte delle ricchezze prodotte potrebbero essere reinvestite direttamente nelle comunità locali per far restare le persone e sostenere servizi essenziali, infrastrutture, interventi di contrasto allo spopolamento, sviluppo economico e qualità della vita. Restituire una parte del gettito ai comuni significa rafforzarne l’autonomia, ma anche riconoscere il loro preziosissimo ruolo. Se pensiamo alla presenza di impianti eolici nei Monti Dauni, dobbiamo anche considerare che i nostri territori subiscono un forte impatto ambientale, contribuiscono al raggiungimento degli obiettivi nazionali ed europei per la strategia energetica, ma continuano ad essere poveri, a non avere alcun tipo di beneficio».

Gianfilippo Mignogna, presidente dell’associazione

Anche perché «le Aree Interne non sono territori privi di risorse, poveri e senza alcuna speranza. Molto spesso, invece, sono territori altamente produttivi che si ritrovano ad essere impoveriti e marginalizzati da scelte politiche sbagliate, poco generose nei confronti di questi territori, che tuttavia possono essere cambiate. È invece importante riconoscere il ruolo produttivo delle aree interne» precisa Mignogna. «Siamo del pensiero che sia giunto i momento di concentrarsi su proposte di legge mirate, che possono portare risultati veloci, perché i nostri territori hanno bisogno di risposte immediate».

La piaga del gioco d’azzardo

Tanto che è già nel cassetto dell’associazione “Dalla parte dei Paesi” un altro intervento diretto a contrastare un fenomeno sempre più presente anche sui Mondi Dauni e le Aree interne. «Occorre intervenire quanto prima contro il gioco d’azzardo, che sta divorando i nostri paesi, che sta diventando davvero una piega. I dati nazionali» ricorda Mignogna «ci dicono che in proporzione si gioca molto di più nei piccoli comuni, forse anche a causa delle lacerazioni sociali e della solitudine che spesso colpiscono questi centri, privandoli di servizi, attività, persone. Ci stiamo interrogando su come intervenire anche su questo settore in modo da poter proporre qualche strumento in più ai decisori politici, che magari presi da altro non monitorano anche queste situazioni più invisibili ma che lasciano segni profondi. Del resto, pensiamo che anche il regolamento regionale della Puglia per il contrasto alla diffusione del gioco d’azzardo patologico sia ormai superato, perché ora si gioca online, anche da casa, e diventa indispensabile trovare nuovi strumenti, a partire dalla sensibilizzazione delle comunità su questo tema, fino alla necessità di intercettare prima il bisogno, le motivazioni che spingono le persone a rovinarsi la vita giocando d’azzardo. Anche questa è una questione che ci sta particolarmente a cuore perché colpisce gli abitanti delle Aree interne».

Per Mignogna, dunque, «negli ultimi anni c’è stata tanta retorica su come contrastare lo spopolamento dei piccoli comuni, su come intervenire nelle Aree interne, però poi nella sostanza si è fatto ben poco. Noi vogliamo partire da quello che c’è, dalle risorse presenti, dalle idee e dalle competenze delle persone, dalle esperienze portate avanti in questi anni per valorizzarle. Dai Monti Dauni vogliamo lanciare un messaggio chiaro: le aree interne non chiedono assistenza, ma condizioni più eque per valorizzare le proprie risorse e costruire opportunità di sviluppo».

Foto e grafica di copertina: Spazio Origine di Donato Porzia e Francesco Panaro


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 Emiliano Moccia

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