La scena si ripete puntuale ogni anno. Esami di maturità, termometri che sfiorano i 40 gradi, studenti che sudano sui banchi e docenti che cercano riparo con ventilatori comprati di tasca propria.
Come a Catania, dove il vicepreside di un istituto superiore ha dovuto correre al negozio per acquistare cinque apparecchi destinati alle commissioni d’esame. Un gesto generoso, certo. Ma anche la fotografia impietosa di un sistema che arranca.
A pochi giorni dall’avvio del Piano Estate, che il Ministero dell’Istruzione e del Merito presenta come un’occasione per ampliare l’offerta formativa con attività didattiche, ricreative e sportive nei periodi di sospensione delle lezioni, il sindacato FLC CGIL alza la voce su due fronti distinti ma strettamente intrecciati: le condizioni ambientali degli edifici scolastici e il trattamento riservato al personale ATA, spesso dato per scontato e mai retribuito come si deve.
Il dato che brucia: il 7,42% delle scuole è climatizzato
A fine giugno, il ministro Giuseppe Valditara aveva rassicurato tutti: il tema dei condizionatori è in agenda, grazie al PNRR sempre più istituti saranno dotati di aria condizionata. Peccato che gli open data del suo stesso dicastero raccontino una storia opposta. Secondo le rilevazioni ufficiali, solo il 7,42% degli edifici scolastici italiani è provvisto di un impianto di ventilazione e raffrescamento. Questo significa che oltre il 92% delle aule resta esposto alle ondate di calore, sempre più precoci e violente.
Se si scorre la classifica regionale, il quadro non migliora. Le Marche guidano con un misero 26,4%, la Sardegna segue al 15,7%, il Veneto si ferma al 9,7%. L’Emilia Romagna, regione da sempre attenta alle politiche ambientali, si attesta al 7,8%, mentre Lombardia e Calabria veleggiano attorno al 6,4%. Dati che certificano un’Italia a due velocità: al Nord qualcosa si muove, ma resta largamente insufficiente; al Sud, dove il caldo è più feroce, la situazione è spesso drammatica.
La segretaria nazionale della FLC CGIL, Graziamaria Pistorino, non usa mezzi termini: “Ogni estate, migliaia di aule superano le soglie di temperatura previste dalla legge. Classe dopo classe, con venti, venticinque, a volte più di trenta studenti per sei ore consecutive. E intanto, quasi tutti gli uffici pubblici e privati sono dotati di climatizzazione. Perché le scuole no? Questa disparità riguarda il diritto alla salute, la capacità di apprendere e la dignità”.
Il PNRR prometteva il miracolo, ma i soldi sono evaporati
In teoria, i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza avrebbero dovuto risolvere il problema. La Missione 4 ha destinato oltre 30 miliardi all’istruzione, con 1 miliardo per nuove scuole a consumo zero e più di 4 per la messa in sicurezza, riqualificazione ed efficientamento energetico. Nella realtà, a pochi mesi dalla scadenza fissata per il 2026, meno della metà delle risorse è stata effettivamente spesa.
Ma c’è di più: i territori già più attrezzati e con personale qualificato hanno saputo intercettare i fondi, mentre le aree in difficoltà sono rimaste indietro. «Il Nord avanza e il Sud arretra ancora», denuncia Fontana, segnalando un ampliamento dei divari territoriali che il PNRR avrebbe dovuto invece colmare.
Il caso Sicilia e il paradosso del Piano Estate
Se c’è una regione che incarna tutte le contraddizioni è la Sicilia. Adriano Rizza, segretario generale della Flc Cgil siciliana, descrive uno scenario da incubo: 705 scuole, nessuna attrezzata per il caldo torrido e nemmeno per il freddo invernale. “Le risorse del Pnrr sono state destinate prevalentemente per combattere il gap tecnologico e informatico con il Nord, non per la climatizzazione. Così, con temperature che raggiungono i 35-36 gradi, le scuole si arrabattano come possono”. Eppure il governo regionale ha aderito con entusiasmo al Piano Estate, un paradosso che costringe bambini e personale a passare le giornate in ambienti invivibili.
Personale ATA: lavoro invisibile, diritti calpestati
Il secondo fronte della polemica riguarda chi tiene in piedi le scuole durante l’estate. Il Ministero ha stanziato 300 milioni di euro per il triennio 2025-2027 e per l’Emilia Romagna le candidature ammesse superano i 25,5 milioni. Ma il sindacato mette in guardia: «La scuola non può diventare il surrogato dei centri estivi, né il personale ATA può essere considerato automaticamente disponibile».
Il bando prevede che le candidature indichino la delibera del Collegio dei docenti e del Consiglio d’Istituto. Spesso, però, si chiede ai Collegi di approvare senza un reale confronto preventivo con chi poi dovrà gestire l’impatto organizzativo: segreterie, collaboratori scolastici, assistenti amministrativi e tecnici. “A fine anno – sottolinea la CGIL – le segreterie sono già sommerse da scadenze, organici, graduatorie e bilanci. I collaboratori lavorano con organici ridotti, tra ferie, assenze e mancato rinnovo dei contratti a tempo determinato. Non si può deliberare un progetto senza dire chi lo realizza, con quali carichi e con quali compensi”.
Il piano prevede un rimborso per il personale ATA calcolato su base oraria (5,10 euro) e include anche i dirigenti e i DSGA. Ma per il sindacato i paletti sono netti: nessuna adesione obbligata, nessun ordine di servizio mascherato, nessun lavoro aggiuntivo senza incarico e senza pagamento. Serve un confronto preventivo con le RSU e il personale coinvolto, una programmazione che tenga conto delle ferie e degli organici ridotti.
Una stagione politica da non ripetere
La FLC CGIL invita a segnalare forzature e anomalie, e promette di vigilare sul rispetto dei contratti e dei diritti. “Le scuole aperte non si fanno con il lavoro invisibile”, è il messaggio che arriva dalla segreteria nazionale. Il personale ATA non è una risorsa da spremere, ma professionalità e diritti.
. Tra aule che diventano fornaci, fondi europei dispersi e personale dato per scontato, resta una domanda di fondo: quando la politica smetterà di annunciare e comincerà a mettere mano ai problemi veri? Perché il Piano Estate, così com’è, rischia di essere l’ennesima occasione mancata. E a pagare, come sempre, sono gli ultimi: gli studenti, i loro insegnanti e chi ogni giorno si occupa di far funzionare la macchina.
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Andrea Carlino
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