La domanda può sembrare retorica, ma parafrasando il titolo di un bellissimo libro di Roberto Macfarlane, E’ vivo un fiume, edito da Einaudi, possiamo svelare come in realtà la risposta non sia così scontata.
Nei mesi scorsi è stato infatti presentato un disegno di legge che propone il riconoscimento della soggettività giuridica del Lago di Garda, attribuendogli diritti e prevedendo un sistema di rappresentanza dedicato. L’iniziativa offre diversi spunti di riflessione, non solo sotto l’aspetto prettamente giuridico. Le audizioni incominceranno a breve.
In particolare, il nucleo della proposta consiste nel riconoscere il Lago di Garda come “soggetto giuridico naturale”, titolare di diritti autonomi quali l’integrità ecosistemica, il mantenimento degli equilibri naturali e la legittimazione ad agire in giudizio per il tramite di organi rappresentativi. La relazione illustrativa muove da un presupposto teorico chiaro: la personalità giuridica è una costruzione normativa funzionale alla tutela di valori ritenuti meritevoli dall’ordinamento a tutela di interessi collettivi e diffusi, e non un attributo necessariamente ancorato alla persona fisica. Si tratta di un passaggio concettuale fondamentale. In questa prospettiva, il Lago di Garda diventerebbe un “centro di imputazione” di diritti, la cui voce sarebbe espressa da organi dedicati – nel caso di specie un’“Assemblea del Lago” – chiamati a difenderne gli interessi.
La proposta si iscrive nel solco delle più recenti evoluzioni del diritto ambientale, consolidate dalla riforma dell’articolo 9 della Costituzione, che ha permesso riconoscere l’ambiente come “supervalore” annoverandolo, dunque, tra i principi fondamentali dell’ordinamento costituzionale. Inoltre, aderisce ad un movimento che ha già trovato attuazione in diversi ordinamenti; il caso ecuadoriano, quello neozelandese del fiume Whanganui e, in ambito europeo, il riconoscimento di diritti propri alla laguna del Mar Menor mostrano come gli strumenti tradizionali di tutela ambientale, fondati sulla qualificazione dell’ambiente come oggetto di protezione, non garantiscano un livello adeguato di prevenzione del degrado degli ecosistemi. L’attribuzione della soggettività giuridica consente, in questo senso, un salto qualitativo: l’ambiente cessa di essere mero bene tutelato e diviene soggetto attivo del sistema giuridico.
La rilevanza della scelta emerge con particolare evidenza se si considera il ruolo del Lago di Garda nel sistema socio-economico italiano. Si tratta di un ecosistema di straordinario valore ambientale, culturale e turistico condiviso tra Lombardia, Veneto e Trentino-Alto Adige, esposto tuttavia a pressioni crescenti: overtourism, consumo di suolo, inquinamento e perdita di biodiversità. I dati riportati nel disegno di legge segnalano cali significativi di alcune specie ittiche, fino al 70%, oltre alla proliferazione di specie invasive e alla compromissione degli habitat naturali.

L’iniziativa si inserisce dunque in una logica di tutela non solo ambientale, ma anche economica, nella misura in cui la salvaguardia dell’ecosistema costituisce condizione di sostenibilità di lungo periodo per il turismo e per le attività locali. Uno degli aspetti più rilevanti della proposta, riguarda però il modello di governance; il lago non agirebbe “direttamente”, ma attraverso un sistema di rappresentanza analogo a quello già operante per le persone giuridiche.
Integrare la natura nei processi decisionali significa riconoscere che l’economia non è separata dall’ambiente, ma ne dipende strutturalmente. Studi recenti mostrano che la grande maggioranza delle attività economiche si fonda in via strutturale sui servizi ecosistemici, e che attribuire una “voce” alla natura, dunque, non è soltanto una scelta etica, ma anche funzionale: consente decisioni più informate e coerenti con gli obiettivi di sostenibilità di lungo periodo.
Emergono, chiaramente, questioni critiche di non poco rilievo: il bilanciamento tra i diritti riconosciuti alla natura e gli interessi economici e sociali concorrenti; il rischio di conflitti decisionali all’interno degli organi di governance; l’effettività della rappresentanza relativamente alla tutela giurisdizionale.
Si tratta, tuttavia, di profili che non incidono sulla validità dell’impianto, ma definiscono piuttosto il terreno sul quale il diritto è chiamato a evolversi.


La proposta mostra diverse assonanze con alcune iniziative promosse di recente come, ad esempio, il progetto “Onboarding Nature – la natura come stakeholder nella governance“; uno studio tramite il quale sono tati individuati diversi modelli organizzativi per “integrare” la natura nei processi decisionali delle società, anche attraverso la nomina di un rappresentante (della natura) negli organi amministrativi on diritti di voto (e di veto). Studio che ha appena ottenuto anche il 2026 Grunin Prize for law and social entrepreneurship, premio assegnato annualmente dal Grunin Center for Law and Social Entrepreneurship della Nyu Law per incoraggiare i professionisti del settore legale e gli avvocati ad utilizzare il diritto come strumento di creazione un impatto sociale ed ambientale positivo. Si tratta di un riconoscimento importante che dimostra una crescente consapevolezza e sostegno verso la necessità di innovare e implementare modelli di governance orientati al futuro che riconoscano non solo gli azionisti e gli stakeholder umani, ma anche gli stakeholder “silenziosi” come la natura, che attualmente non sono rappresentati.
Un lavoro che è già stato fonte di ispirazione per alcune realtà imprenditoriali, come ad esempio la Planeat società benefit che ha istituito un “Custode della Natura” quale membro effettivo del consiglio di amministrazione. Il modello trae origine dall’esperienza pionieristica di Faith in Nature, società di diritto inglese che per prima ha introdotto nel proprio statuto la nomina di un consigliere di amministrazione incaricato di rappresentare gli interessi della natura, ponendoli sullo stesso piano degli interessi del business. PlanEat ha recepito e declinato tale strumento all’interno del perimetro alla luce del diritto societario italiano, costruendo una struttura di governance organica, articolata e giuridicamente innovativa.
In conclusione, il disegno di legge accostato alle esperienze internazionali e ai modelli di governance promossi da iniziative come l’ Onboarding Nature, segnala l’emergere di una nuova concezione della natura; in un contesto segnato dalla crisi climatica e dalla crescente fragilità degli ecosistemi, questa evoluzione risulta essere non solo auspicabile, ma necessaria.
In apertura foto Sitesi: uno scorcio del Lago di Garda
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Stefano Arduini
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