Perchè Wimbledon è unico — idealista/news


Esistono eventi sportivi che superano i confini dello sport, e Wimbledon è tra i più evidenti. Da quasi 150 anni il torneo trasforma per due settimane un angolo verde del sud-ovest di Londra nel centro del tennis mondiale, tra completi rigorosamente bianchi, fragole con panna e un cerimoniale rimasto quasi identico a se stesso. È l’unico torneo dello Slam ancora giocato sull’erba naturale, un dettaglio tecnico che cambia il modo stesso di giocare. Attorno ai campi, però, c’è anche un quartiere residenziale elegante che vale la pena scoprire, fatto di ville, parchi e piccole botteghe. 

Come nasce il torneo di Wimbledon

La storia comincia nel 1877, quando l’All England Lawn Tennis and Croquet Club di Londra decide di aprire i propri campi alla nuova disciplina del “lawn tennis”, codificata pochi anni prima da Walter Wingfield. Quel primo torneo, riservato al singolare maschile, raccolse appena 22 partecipanti e circa 200 spettatori paganti, e a vincerlo fu Spencer Gore. 

Per decenni rimase in vigore il challenge round, la formula che portava il campione in carica direttamente in finale, abolita solo nel 1922. Proprio quell’anno il torneo si trasferì nell’attuale sede di Church Road, dove venne costruito il primo Centre Court. Da allora quell’arena ha visto passare i più grandi, da Fred Perry a Roger Federer fino alle imprese recenti di Jannik Sinner.

Dove si trova Wimbledon e dove si gioca il torneo

Wimbledon è un quartiere nel sud-ovest di Londra, nel borough di Merton, a circa 10 chilometri dal centro della capitale. Non è una zona monumentale, ma un’area residenziale elegante, ricca di verde, giardini e grandi spazi pubblici attraversata da strade tranquille. La fama planetaria del torneo ha finito per sovrapporsi al luogo, che però conserva un raro equilibrio tra vita di quartiere e ampi spazi aperti.


Il torneo si disputa nei prati dell’All England Lawn Tennis and Croquet Club, che dispone di 18 campi in erba per le gare e 20 per l’allenamento, dove si sta giocando Wimbledon 2026. La superficie è ancora oggi quella originaria: erba naturale, mantenuta con cura maniacale.

I campi simbolo dell’All England Club

Nel corso dei decenni l’impianto è cambiato più volte, ampliandosi senza rinunciare all’idea del “tennis in un giardino inglese“, fatto di pergolati, prati perfetti e architetture integrate nel verde. 

Alcuni luoghi sono diventati veri punti di riferimento del torneo e parte del suo folklore; vale la pena conoscerli prima di seguire un match, dal vivo o in televisione. Ecco i principali:

  • Centre Court: l’arena simbolo dei Championships, che conserva la storica facciata sud. Dal 2009 è dotata di un tetto retrattile in acciaio e tessuto traslucido Tenara, che si chiude in circa 10 minuti e permette di riprendere il gioco anche sotto la pioggia.
  • No. 1 Court: secondo campo per capienza e importanza, ospita incontri di alto profilo. Dal 2019 ha anch’esso una copertura retrattile.
  • No. 2 Court: soprannominato il “cimitero dei campioni” per le eliminazioni clamorose di giocatori favoriti avvenute nel vecchio impianto.
  • Henman Hill / Murray Mound: la collina erbosa accanto al No. 1 Court dove migliaia di spettatori seguono le partite sui maxischermi. Il nome cambia con gli idoli britannici del momento.
  • Somerset Road Covered Courts: i campi coperti per l’allenamento, riconoscibili per il tetto ondulato in legno che richiama la traiettoria di un pallonetto.

Perché l’erba di Wimbledon è così veloce

Il prato influisce direttamente sul gioco. Durante il torneo l’erba viene mantenuta a circa 8 millimetri di altezza, una misura precisa che ha conseguenze concrete sugli scambi. Su questa superficie la palla rimbalza più bassa e scivola via più rapidamente rispetto al cemento o alla terra battuta. 

Il risultato è un tennis mediamente più veloce, in cui il servizio e il gioco d’attacco pesano molto. È anche uno dei motivi per cui alcuni campioni brillano su erba più che su altre superfici.


Le tradizioni che rendono Wimbledon unico

Attorno ai campi sopravvive da oltre un secolo un insieme di rituali che distinguono Wimbledon da qualsiasi altro evento sportivo. Sono regole e abitudini spesso curiose, molte hanno un’origine ottocentesca, altre nascono da esigenze pratiche diventate poi leggenda. Insieme compongono l’identità “fuori dal tempo” del torneo. Le più note sono:

  • Il bianco obbligatorio: il regolamento impone completi quasi interamente bianchi per i giocatori, una regola nata nell’Ottocento quando il bianco era considerato più elegante e rendeva meno visibili le macchie di sudore.
  • I colori ufficiali verde e viola: adottati all’inizio del Novecento, compaiono nella segnaletica, nelle divise del personale e nella grafica dei Championships.
  • Fragole con panna: le fragole inglesi sono di stagione a inizio estate e già nell’Ottocento venivano vendute sugli spalti. Oggi, durante le due settimane, se ne consumano oltre cento tonnellate.
  • Le palline Slazenger dal 1902: una delle collaborazioni tecniche più longeve dello sport.
  • Il campo numero 13 che non esiste: per superstizione la numerazione passa direttamente dal 12 al 14.
  • Il falco Rufus: ogni mattina sorvola il complesso per allontanare i piccioni e proteggere il prato.
  • La pubblicità ridotta al minimo: una scelta che preserva l’immagine sobria ed elegante del torneo.

Tra i record, spicca la partita più lunga della storia del tennis: nel 2010 John Isner e Nicolas Mahut si affrontarono per 11 ore e 6 minuti, distribuite su tre giorni di gioco.

Cosa vedere e cosa fare nel quartiere di Wimbledon

Fuori dai cancelli dell’All England Club, il quartiere mantiene un carattere sorprendentemente tranquillo per essere Londra. Strade residenziali, giardini e spazi verdi convivono con luoghi che meritano una visita, soprattutto nei giorni del torneo quando l’atmosfera si accende. Ecco alcuni punti di interesse:

  • Wimbledon Lawn Tennis Museum: ripercorre la storia dei Championships tra trofei, racchette storiche e oggetti dei grandi campioni, con gallerie interattive e tour dietro le quinte.
  • Wimbledon Village: a pochi minuti dal Club, conserva l’atmosfera di un villaggio inglese, tra boutique indipendenti, librerie, antiquari e caffè.
  • Wimbledon Common: vasta area verde con prati, stagni e sentieri, dove si trova anche il Windmill Museum, ricavato in un antico mulino.
  • Cannizaro Park: giardino romantico nato attorno a una villa storica oggi trasformata in hotel, con viali alberati e roseti.
  • Wat Buddhapadipa: tempio buddista thailandese immerso nel verde, il primo costruito nel Regno Unito.
  • New Wimbledon Theatre e AFC Wimbledon: lo storico teatro e la squadra di calcio locale, due volti meno noti del quartiere.


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 Letizia Miani

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