Da una parte una commissione consiliare che convoca dirigenti, assessori e rappresentanti del Terzo settore per chiedere conto di un bando pubblico.
Dall’altra il sindaco che prende carta e penna e chiede al Segretario generale, Giovanni Panepinto, di verificare se quella stessa commissione stia “abusando” delle proprie funzioni.
In mezzo, il confine – sottilissimo – tra il diritto della politica di controllare l’azione amministrativa e il rischio di trasformare quel controllo in un’interferenza sulla gestione.
È il punto di massima tensione raggiunto nello scontro istituzionale tra il sindaco di Trapani, Giacomo Tranchida, e la VII Commissione consiliare “Controllo e Garanzia”, presieduta dal consigliere di Fratelli d’Italia Maurizio Miceli.
Si tratta di una delle sette commissioni del Consiglio comunale, chiamata a svolgere attività di vigilanza e controllo sull’azione amministrativa attraverso l’acquisizione di documenti, audizioni e convocazioni di assessori, dirigenti e funzionari. Ne fanno parte, oltre al presidente, Salvatore Daidone, Sonia Tumbarello, Giuseppe Peralta, Claudia La Barbera, Silvestro Mangano, Vincenzo Guaiana e Grazia Spada.
Con una nota protocollata il 3 luglio e indirizzata al Segretario generale, nella sua qualità di Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza (RPCT), il primo cittadino parla apertamente di un possibile “abuso della funzione”, denuncia un “insidioso tentativo politico di condizionare una procedura amministrativa-gestionale” e chiede di verificare se l’attività della Commissione rientri realmente nelle competenze attribuite dal regolamento comunale, sostenendo che le sue iniziative producano anche “oneri impropri” per il bilancio e un rallentamento dell’azione amministrativa.
Non è una semplice polemica tra maggioranza e opposizione.
La questione investe direttamente l’architettura dei poteri all’interno del Comune: fino a dove può spingersi una commissione consiliare nell’esercizio della propria funzione di controllo? E quando, invece, quel controllo rischia di sconfinare nella sfera gestionale riservata ai dirigenti?
Il caso Anffas, la “pistola fumante”
La nota del sindaco del 3 luglio nasce formalmente dall’audizione convocata dalla VII Commissione sul contestato bando per la costituzione dell’Albo unico degli Enti del Terzo Settore accreditati del Distretto socio-sanitario D50.
L’Anffas Trapani ha presentato formali osservazioni contestando due requisiti del bando: l’obbligo di un fatturato minimo di 50 mila euro e l’iscrizione alla Camera di Commercio, ritenuti sproporzionati e tali da penalizzare le realtà associative più piccole.
Il Distretto D50 ha però respinto integralmente le contestazioni, sostenendo che quei requisiti servono a garantire operatori economicamente solidi e adeguatamente strutturati per svolgere servizi particolarmente delicati, come l’assistenza specialistica agli alunni con disabilità (ASACOM).
Secondo gli uffici, il sistema di accreditamento è pienamente conforme alla normativa e già applicato da anni senza rilievi.
Nonostante ciò, la VII Commissione ha convocato per il 6 luglio un’audizione invitando il presidente di Anffas, la coordinatrice del Distretto D50, l’assessore alle Politiche sociali Giusy Poma e il dirigente Giuseppe Paesano per approfondire la vicenda.
Ma fermarsi a questo episodio significherebbe raccontare solo l’ultimo capitolo di una vicenda molto più ampia.
Il caso Anffas è la pistola fumante: l’episodio che fa esplodere un conflitto istituzionale maturato nel corso di mesi sul ruolo che una commissione consiliare può esercitare nei confronti dell’apparato amministrativo del Comune.
Negli ultimi mesi, infatti, la VII Commissione ha aperto istruttorie sul piano di risanamento dell’Ente Luglio Musicale, sui controlli interni dell’ente, sulla gestione della Polizia Locale – con una seduta svolta direttamente al Comando il 2 gennaio scorso e durata 45 minuti – e sul caso dei tedofori scelti per il passaggio della fiamma olimpica.
Considerati nel loro insieme, questi dossier delineano quella che il sindaco ritiene una progressiva invasione del campo amministrativo.
È in questa chiave che vanno lette le accuse contenute nella nota inviata al Segretario generale, dove Tranchida parla di “oneri impropri” e di un “gravoso rallentamento dell’attività amministrativa”, attribuiti al continuo susseguirsi di audizioni che coinvolgono dirigenti e funzionari.
Tutti questi fascicoli hanno un tratto comune: riguardano procedimenti amministrativi particolarmente delicati. Dai debiti fuori bilancio alla Polizia Locale, fino ai tedofori e al bando del Terzo Settore, la Commissione entra in questioni che l’amministrazione ed il regolamento considerano di competenza tecnica dei dirigenti, mentre l’opposizione rivendica il diritto di verificarne trasparenza e legittimità.
È per questo che il dossier Anffas assume un valore che va oltre il bando contestato. Non è l’origine dello scontro, ma il momento in cui il conflitto diventa pubblico.
Lo scontro sui regolamenti
In punta di diritto, però, la domanda è un’altra: può una commissione consiliare entrare nel merito di un procedimento amministrativo ancora in corso, convocando i responsabili degli uffici e i soggetti interessati per discutere le scelte contenute in un bando pubblico? E può arrivare, sia pure indirettamente, a sollecitare la modifica o la disapplicazione di requisiti fissati dall’amministrazione?
È proprio attorno a questo interrogativi che si concentra il confronto tra il sindaco e la VII Commissione e che il Segretario generale sarà chiamato a sciogliere.La controversia non riguarda soltanto il bando del Terzo Settore.
C’è un altro livello, più tecnico, che investe il regolamento delle Commissioni consiliari.
Le Commissioni permanenti sono sette, ma il regolamento distingue chiaramente le loro funzioni. Gli articoli 18, 19, 20 e 21 del regolamento, prevedono che le Commissioni possano operare in sede consultiva o referente, ma stabiliscono anche che il Presidente del Consiglio trasmetta alle prime quattro Commissioni le proposte di deliberazione riguardanti il bilancio, gli atti propedeutici e il riconoscimento dei debiti fuori bilancio.
È proprio questo il punto su cui si concentra una parte delle contestazioni.
Nel corso degli ultimi mesi la VII Commissione ha affrontato anche temi come i debiti fuori bilancio derivanti da sentenze del Giudice di Pace, alimentando il dubbio che possa essersi spinta oltre le competenze che il regolamento sembrerebbe attribuirle. Una questione destinata a essere valutata nell’ambito della verifica richiesta dal sindaco.
Dove finisce il controllo e comincia la gestione?
Al di là del regolamento comunale, il vero nodo è quello posto dal Testo Unico degli Enti Locali.
Il TUEL distingue nettamente tra la funzione di indirizzo e controllo politico, esercitata dal Consiglio comunale e dalle Commissioni, e la funzione di gestione amministrativa, riservata ai dirigenti.
Su questo principio si fonda la difesa del Distretto D50, che rivendica la piena discrezionalità tecnica nella definizione dei requisiti del bando, ritenuti necessari per garantire qualità e affidabilità dei servizi.
La VII Commissione, invece, sostiene di aver esercitato una prerogativa tipica dell’organo consiliare: acquisire elementi conoscitivi per verificare la correttezza dell’azione amministrativa, alla luce delle contestazioni formulate da Anffas.
Le due posizioni divergono proprio sul significato dell’audizione.
Per la Commissione si tratta di un’attività di controllo.
Per il sindaco, invece, quella convocazione rappresenta un tentativo di incidere su un procedimento amministrativo già definito, esercitando una pressione politica sulle valutazioni dei dirigenti. È da qui che derivano le accuse di “abuso della funzione” e di “insidioso tentativo politico di condizionare una procedura amministrativa-gestionale”.
Il costo della politica sullo sfondo
Nella nota inviata al Segretario generale il sindaco richiama anche il tema dei costi.
La VII Commissione è tra le più attive del Consiglio comunale: le sedute si susseguono con frequenza quasi quotidiana e, dopo l’aumento del gettone di presenza da 34 a 53 euro, i suoi componenti figurano tra i consiglieri che percepiscono i compensi più elevati. Le riunioni hanno una durata variabile, da circa un quarto d’ora fino a un’ora, elemento che ha alimentato il dibattito sulle cosiddette “commissioni lampo”.
È anche su questo terreno che l’amministrazione parla di “oneri impropri”. Ma il tema economico, pur rilevante, resta sullo sfondo di una questione ben più ampia.
La decisione al Segretario generale
Adesso la partita si sposta sul piano della legittimità amministrativa.
Sarà il Segretario generale Panepinto, nella sua qualità di Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza (RPCT), a stabilire se la VII Commissione abbia esercitato legittimamente le proprie prerogative di controllo oppure se abbia oltrepassato il limite entrando nella sfera gestionale riservata ai dirigenti.
La richiesta del sindaco, tuttavia, si inserisce in un contesto ulteriore. Infatti, nei giorni scorsi, lo stesso Segretario generale aveva già comunicato ai dirigenti, ai funzionari e al presidente del Consiglio comunale che, considerato il notevole carico di lavoro degli uffici, la partecipazione alle audizioni delle commissioni doveva ritenersi temporaneamente sospesa.
Nella stessa comunicazione aveva inoltre richiamato l’esistenza di un preciso perimetro delle competenze degli organi consiliari e, in una precedente occasione, era già intervenuto nei confronti della VII Commissione ricordando le funzioni attribuite al Consiglio comunale dall’articolo 42 del Testo unico degli enti locali e la necessità di mantenere distinta l’attività di indirizzo e controllo politico da quella di gestione amministrativa.
È un precedente che conferisce ancora più peso alla verifica oggi richiesta dal sindaco.
Il Segretario generale non sarà chiamato soltanto a pronunciarsi sull’audizione del 6 luglio o sul caso Anffas, ma a chiarire quale sia il perimetro entro cui le commissioni consiliari possano esercitare la propria funzione di controllo senza sconfinare nelle competenze riservate ai dirigenti.
La risposta avrà inevitabilmente un valore che va oltre questa vicenda.
Qualunque sarà la conclusione, potrà costituire un precedente destinato a incidere sull’attività di tutte le commissioni consiliari di Palazzo Cavarretta, definendo un criterio destinato a orientare i rapporti tra Consiglio comunale, amministrazione e struttura burocratica per il resto della consiliatura.
In gioco, ormai, non c’è soltanto uno scontro tra sindaco e opposizione, ma il modo in cui verranno esercitati, d’ora in avanti, i poteri di controllo dell’assemblea cittadina.
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redazione@tp24.it (Luca Sciacchitano)
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