La mobilitazione vicentina nasce nel punto in cui una riforma di geografia giudiziaria incontra uffici già sotto pressione. Il nome Tribunale della Pedemontana parla di prossimità; la contestazione parla di piante organiche, trasferimenti e tenuta dei servizi.
Avviso redazionale: il testo separa fatti già pubblici, atti parlamentari e posizioni dei soggetti coinvolti. Le testate richiamate sono citate per nome e senza link esterni.
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Il presidio davanti al Palazzo di Giustizia
Il 3 luglio la mobilitazione si è concentrata davanti al Palazzo di Giustizia di Vicenza. Al presidio hanno preso parte gli Ordini degli avvocati di Vicenza, Padova e Treviso, insieme a magistrati e amministratori locali. La cronaca ANSA del pomeriggio conferma la presenza congiunta e colloca l’iniziativa nel solco della raccolta firme dei sindaci avviata l’anno precedente.
Il motivo che unisce i partecipanti è la provenienza degli organici. Una sede nuova richiede giudici, pubblici ministeri, personale di cancelleria, uffici di procura e servizi amministrativi. La protesta vicentina sostiene che l’apertura a Bassano, senza dotazioni autonome già scritte, finirebbe per indebolire Vicenza, Padova e Treviso.
La delega alla Camera
L’atto parlamentare è l’A.C. 2646, disegno di legge ordinaria di iniziativa governativa intitolato Disposizioni in materia di circoscrizioni giudiziarie. La scheda Openpolis lo registra presentato il 3 ottobre 2025 da Carlo Nordio, in esame in Commissione dal 27 gennaio 2026 e assegnato alla II Commissione Giustizia in sede referente.
Prima del voto d’aula servono esame degli emendamenti e relazione per l’Assemblea. La fase parlamentare in corso spiega la pressione del presidio: il progetto è scritto nei suoi punti istituzionali, mentre la parte sugli organici resta la zona più contesa.
Bassano e la procura nel testo
Nel disegno di legge entra la nascita del Tribunale di Bassano del Grappa e della Procura della Repubblica presso lo stesso ufficio. La denominazione politica Tribunale della Pedemontana Veneta indica un bacino più largo del Bassanese. La risoluzione n. 22 del Consiglio regionale del Veneto, depositata il 27 aprile 2026, usa entrambe le denominazioni e sollecita il completamento dell’iter entro la XIX legislatura.
Il documento regionale richiama la soppressione del Tribunale di Bassano nella riforma del 2012 e la disponibilità della Cittadella della giustizia come edificio già realizzato. Da Venezia la spinta istituzionale guarda a un presidio di prossimità in area produttiva. Da Vicenza la medesima mappa viene misurata con il metro degli organici.
Organici, la cifra che alimenta il dissenso
La proiezione contestata attribuisce al nuovo circondario un bacino di circa 523mila abitanti distribuiti su 72 comuni. La stima circolata nelle audizioni indica 26 giudici, 10 pubblici ministeri, 84 unità amministrative per il tribunale e 36 per la procura. VicenzaReport ha pubblicato la stessa serie numerica alla vigilia del presidio.
Da quel calcolo nasce la parte più dura della contestazione forense: per alimentare Bassano, Vicenza perderebbe il 33% dei magistrati giudicanti e il 29% dei requirenti; Padova il 9% e l’11%; Treviso il 20% e il 21%. Le percentuali derivano da una proiezione contestata in assenza di flussi per singolo comune. Il loro peso politico sta nello spostare il dibattito sulla sede in una discussione sui posti scoperti.
La replica del Governo
Il Governo difende il nuovo ufficio con una tesi opposta: il presidio non sottrarrebbe lavoro agli altri tribunali e aumenterebbe la pianta organica totale. ViPiù ha raccolto la posizione del sottosegretario Andrea Ostellari, che lega il progetto a un investimento sulla giustizia veneta e lo colloca dentro un pacchetto nazionale che riguarda anche Abruzzo e isole minori.
La distanza politica è tutta qui: Bassano chiede il presidio territoriale; Vicenza chiede garanzie numeriche prima dell’apertura. Il testo parlamentare, fino al voto finale, dovrà sciogliere quel doppio vincolo: nuovo ufficio e organici già sotto pressione.
Prossimità, strade e processo telematico
La parola prossimità non basta più a chi si oppone. RaiNews Veneto ha documentato l’argomento emerso nel presidio: Superstrada Pedemontana e processo telematico hanno accorciato le distanze, mentre il deficit di personale rimane l’ostacolo materiale. Nel ragionamento dei contrari, un tribunale più vicino sulla carta non coincide sempre con un accesso più rapido agli uffici.
Seven Magazine, partendo dal documento dell’Anm, ha portato il caso di Campo San Martino: circa 28 chilometri da Bassano e 19 da Padova. Il medesimo rilievo viene esteso a Comuni vicentini come Bressanvido, Caltrano, Chiuppano, Cogollo del Cengio, Montecchio Precalcino, Sandrigo e Valdastico, indicati come più vicini a Vicenza che a Bassano.
La frattura del 2012
Il decreto legislativo 7 settembre 2012, n. 155 ridisegnò gli uffici giudiziari ordinari e soppresse trentuno tribunali con le procure collegate, fra cui Bassano del Grappa. La riforma nacque per concentrare sedi e spesa; il Ddl 2646 inverte una parte di quella traiettoria con Bassano, quattro tribunali abruzzesi e sezioni insulari.
Il passato istituzionale entra nella partita: il vecchio tribunale bassanese disponeva già di un edificio. La Cittadella della giustizia riduce il problema immobiliare. Restano da assegnare presidenti di sezione, collegi, pubblici ministeri, cancellieri, personale UNEP e servizi informatici stabili.
Vicenza non parla da sola
Il presidio non appartiene soltanto al capoluogo berico. Gli Ordini di Padova e Treviso hanno interesse proprio perché il nuovo circondario attingerebbe anche a territori oggi serviti dai rispettivi tribunali. L’Eco Vicentino riporta nel presidio anche il presidente del Tribunale di Vicenza Giuseppe Limitone, il procuratore Giorgio Falcone, personale amministrativo e circa una quindicina di sindaci.
L’effetto politico è un fronte misto: avvocatura, magistratura e amministratori locali parlano da funzioni diverse. Le loro motivazioni coincidono su una richiesta contabile, cioè numeri scritti sugli organici prima di ogni trasferimento di competenza.
La linea favorevole di Bassano
Sull’altro versante il Comune di Bassano, una parte della Regione e i parlamentari di maggioranza presentano il nuovo tribunale come presidio per un’area produttiva che si sente separata dai capoluoghi. La conferenza del 4 maggio a Palazzo Ferro Fini aveva portato nello stesso luogo Morena Martini, Ciro Maschio, Andrea Ostellari, Nicola Finco e Luca Pierobon, segnale di una spinta istituzionale compatta.
Il favore bassanese non cancella la domanda vicentina. La Cittadella della giustizia dà un edificio. Il personale resta la materia da chiudere in Parlamento: senza una pianta organica autonoma, l’apertura verrebbe letta dagli oppositori come una redistribuzione di scarsità.
La Commissione Giustizia davanti agli organici
Alla Camera la II Commissione dovrà passare dal disegno di territorio alla meccanica degli uffici. Aprire un tribunale significa assegnare cause, trasferire fascicoli, fissare turni di udienza e comporre collegi compatibili. Ogni scelta incide su tempi delle cause e scoperture degli uffici che cedono competenza.
Il presidio del 3 luglio spinge il Parlamento a mettere nero su bianco la copertura: quante unità nuove arrivano e da quali sedi di provenienza. Il calendario di avvio dipende da quella risposta. Finché quei numeri rimangono generici, il progetto conserva consenso a Bassano e resistenza nel circuito veneto coinvolto.
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Junior Cristarella
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