Si rompe il tavolo sul nuovo contratto nazionale del food delivery per i rider di Glovo-Foodinho e Deliveroo. Dopo quattro incontri con Confcommercio, che riunisce anche Conftrasporto e AssoDelivery, NIdiL Cgil e UilTemp hanno deciso di abbandonare la trattativa, denunciando l’assenza di aperture sui tre nodi considerati irrinunciabili: riconoscimento del lavoro subordinato per i rider continuativi, superamento del cottimo e maggiori tutele sulla salute e sicurezza.
Una scelta che, spiega al Il diario del lavoro la segretaria nazionale di NIdiL Cgil, Roberta Turi, affonda le radici ben prima dell’ultimo incontro. “Questo tavolo è subentrato a uno già avviato con AssoDelivery, nel quale avevamo provato a portare avanti le nostre istanze fino a poco prima che esplodesse la vicenda del controllo giudiziario di Glovo e Deliveroo. Anche in quel caso, però, non si erano create le condizioni per proseguire”.
L’ingresso di Conftrasporto – che rappresenta anche Just Eat, altro colosso del food delivery che applica un rapporto di lavoro subordinato ai propri rider – aveva aperto la strada a un nuovo confronto, ma la posizione del sindacato è rimasta la stessa. “Fin dall’inizio abbiamo presentato una piattaforma costruita attraverso un’inchiesta sulle condizioni di lavoro e numerose assemblee con i rider in tutta Italia. Parliamo di decine di migliaia di lavoratori, in gran parte migranti che spesso non conoscono nemmeno la lingua italiana, per i quali questa è l’attività principale e che vivono in una condizione di particolare fragilità”.
Il punto di partenza, ribadisce Turi, è distinguere tra chi svolge il delivery in modo continuativo e chi invece lo utilizza come attività realmente occasionale. “La nostra prima richiesta è che la platea di chi lavora quotidianamente venga inquadrata come subordinata. Sono lavoratori esposti ogni giorno ai rischi della strada, della salute e della sicurezza e non possono continuare a essere trattati come autonomi”. Su questo punto, un elemento di riflessione del sindacato è che questi lavoratori sono stati giustamente inclusi nelle ordinanze regionali anti-caldo, ma, essendo autonomi, non hanno alcuna forma di ammortizzatore sociale che possa compensare lo stop alle attività lavorative. Turi osserva inoltre che tra questi lavoratori si innesca un meccanismo di autosfruttamento tipico del lavoro a cottimo. “Essendo pagati a cottimo, tutto il tempo trascorso in attesa di un ordine non viene retribuito. È inevitabile che i rider cerchino di lavorare il più possibile, aumentando la velocità e il rischio di incidenti”.
Da qui la proposta avanzata al tavolo: un sistema misto che riconosca il lavoro subordinato per chi svolge questa attività in modo stabile, lasciando spazio a forme di lavoro autonomo più tutelate per chi effettua consegne saltuariamente, ma “sempre eliminando il cottimo”. Per Turi, infatti, “non è accettabile che un lavoratore non venga pagato quando aspetta una consegna. Le piattaforme continuano inoltre a reclutare nuovi rider, aumentando la concorrenza interna e creando un meccanismo di sopravvivenza che porta ad accettare qualsiasi consegna a qualsiasi prezzo”, come dimostrato anche dall’inchiesta del procuratore aggiunto Paolo Storari. Tra i nodi, poi, il sindacato segnala anche gli effetti dell’obbligo di apertura della partita Iva oltre i 5.000 euro di fatturato. “I nostri uffici sono pieni di rider che non riescono a pagare imposte e contributi e si ritrovano con cartelle esattoriali molto pesanti. Alcuni, essendo senza fissa dimora, nemmeno le ricevono”.
Inizialmente, riferisce Turi, Confcommercio ha dichiarato la propria indisponibilità a discutere del lavoro subordinato, sostenendo che il tema dovesse essere affrontato direttamente con le singole aziende. La rottura si è consumata quando, dopo aver chiesto alle piattaforme di discuterne senza però ottenere alcun risultato, Confcommercio ha mantenuto la propria posizione. “Per noi sono venute meno le condizioni per proseguire”. La posizione di NIdiL, tra l’altro, era condivisa sia dalla Confederazione sia dalla Filt Cgil, categoria che rappresenta i lavoratori dipendenti di Just Eat. “Il nostro obiettivo è fare in modo che ci siano le stesse condizioni per lavoratori che svolgono la stessa attività e, anche per questo, il ragionamento era su un lavoro autonomo che non facesse dumping rispetto al lavoro subordinato sul piano economico”.
Prima di lasciare il tavolo, tuttavia, NIdiL e UilTemp hanno invitato le parti – compresa l’unica sigla sindacale rimasta, la Felsa Cisl – a fare un’ulteriore riflessione anche alla luce delle nuove disposizioni introdotte dal Decreto Lavoro sul lavoro tramite piattaforme, che introduce la presunzione di subordinazione. A pesare è anche il contesto giudiziario. Glovo-Foodinho e Deliveroo sono sottoposte a controllo giudiziario disposto dalla Procura di Milano nell’ambito dell’inchiesta sullo sfruttamento dei rider. Anche alla luce di questa vicenda, osserva Turi, il sindacato si attendeva un cambio di passo. Ma, almeno per ora, la frattura resta.
Secondo la dirigente della Cgil, le proposte avanzate dalle aziende non incidono infatti sull’organizzazione del lavoro. “Ci hanno parlato di elementi già presenti nel contratto sottoscritto con UGL Rider – che noi continuiamo a considerare un contratto pirata – come salute e sicurezza e diritti sindacali. Ma il punto non è dare qualche euro in più: il punto è cambiare il modello”.
Lo stesso giudizio riguarda gli interventi annunciati da Glovo dopo il controllo giudiziario, con l’aumento del compenso minimo da 2,50 a 3 euro a consegna e l’innalzamento della soglia minima oraria da 10 a 14 euro lordi. Interventi che sarebbero dovuti essere retroattivi ma che, nell’analisi del sindacato sulla comunicazione aziendale, hanno prodotto conguagli praticamente irrisori. Inoltre è stato modificato il coefficiente con cui l’algoritmo calcola le tariffe, ma il risultato, secondo il sindacato, continua a penalizzare il riconoscimento delle percorrenze chilometriche e dei relativi costi sostenuti personalmente dai rider. “Se non si contratta l’algoritmo, è evidente che fatta la legge si trova l’inganno: puoi aumentare il compenso minimo, ma se il sistema continua a stimare al ribasso tempi e percorrenze, i rider continueranno a non guadagnare in modo dignitoso”.
In questo senso, decisive saranno le decisioni della Procura di Milano, i cui amministratori giudiziari erano presenti al tavolo della trattativa. “Il controllo giudiziario non può rimanere in eterno”.
Just Eat, che pure ha appena concluso una vertenza per il personale amministrativo, adotta un modello evidentemente più oneroso rispetto a quello di Glovo e Deliveroo. “Proprio per questo”, osserva Turi, “quel modello virtuoso non deve fallire. È sicuramente migliorabile, come abbiamo anche immaginato noi proponendo una gamba di lavoro subordinato con un certo numero di ore e un’altra di vero lavoro autonomo, purché occasionale. Just Eat è nella situazione in cui vorrebbe avere quantomeno un’altra gamba e quindi avvicinarsi al modello misto che abbiamo proposto al tavolo”.
Ma è anche la decisione di Confcommercio di proseguire il confronto con la sola Felsa Cisl a rappresentare un ulteriore elemento di frattura. “È una scelta scorretta e inopportuna. Mentre si sta aprendo il confronto sulla rappresentanza e sulla contrattazione, continuare una trattativa così delicata senza Cgil e Uil significa alimentare ulteriori divisioni. Non è utile né ai lavoratori né al sistema delle relazioni industriali”.
Per il sindacato la partita è tutt’altro che chiusa. “Se le cose non cambiano non torneremo al tavolo”, conclude Turi. “Nei prossimi giorni incontreremo i nostri funzionari territoriali e i rider per informarli su quanto accaduto. Metteremo in campo iniziative per contrastare questa situazione e non c’è dubbio che intraprenderemo anche azioni legali. Siamo pronti a dare battaglia”.
Elettra Raffaela Melucci
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Elettra Raffaela Melucci
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