Dal 1° luglio 2026 scatta un dazio di 3 euro per articolo sulle spedizioni di valore fino a 150 euro provenienti da Paesi terzi. Il tributo si moltiplica in base al numero di categorie merceologiche diverse contenute nel pacco e si aggiunge all’IVA. Il consumatore finale ne sopporta il costo economico anche se formalmente il dichiarante è la piattaforma o il vettore.
Cinque magliette di cotone ordinate su una piattaforma cinese: dazio di 3 euro. Una maglietta di lana e una di fibra sintetica: dazio di 6 euro. Una maglietta, un paio di calze e una cintura: dazio di 9 euro. Dal 1° luglio 2026, comprare online da Paesi extra-UE costa strutturalmente di più — e l’importo aggiuntivo dipende non solo dal valore del pacco ma dal numero di categorie merceologiche diverse che contiene.
Cerchiamo di capire cosa comporta il nuovo dazio di 3 euro sugli acquisti online da Paesi extra-UE dal 1° luglio 2026, perché il meccanismo di applicazione è meno semplice di quanto sembri e il consumatore deve sapere cosa aspettarsi.
Cosa cambia e perché
Fino al 30 giugno 2026 le spedizioni di valore inferiore a 150 euro provenienti da Paesi terzi beneficiavano di una franchigia daziaria: nessun dazio all’importazione, solo l’IVA. Questa esenzione aveva alimentato un flusso enorme di piccoli pacchi — stimato in 5,9 miliardi di pezzi nel 2025 — provenienti principalmente da piattaforme di e-commerce asiatiche, generando problemi fiscali e di sicurezza dei prodotti per i consumatori europei.
Dal 1° luglio 2026 quella franchigia è abolita per le vendite a distanza. Al suo posto entra in vigore un dazio fisso di 3 euro per articolo (inteso come categoria merceologica) sulle spedizioni di valore fino a 150 euro, introdotto dal Regolamento (UE) 2026/382.
La misura si inserisce in un calendario di interventi più ampio: dal 1° ottobre 2026 entrerà in vigore un contributo nazionale italiano di 2 euro per il controllo delle importazioni (art. 15 del D.L. 107/2026), mentre dal 1° novembre 2026 è prevista un’Handling Fee europea variabile fino a 2 euro. Dal 1° luglio 2028 la franchigia verrà soppressa definitivamente anche per le importazioni di valore superiore a 150 euro.
Quali acquisti sono colpiti: la definizione di vendita a distanza
Il dazio colpisce le vendite a distanza da Paese terzo verso consumatori finali nell’Unione europea — sia le vendite online sia le spedizioni postali. Per “vendita a distanza” si intende la cessione di beni spediti dal fornitore, o per suo conto, da un territorio terzo a un cliente non soggetto passivo IVA in uno Stato membro.
Rientrano nella misura tutte le spedizioni in cui il fornitore gestisce il trasporto — direttamente o indirettamente — anche quando fattura le spese di spedizione al cliente e le versa poi al vettore.
Sono invece escluse le importazioni in cui il consumatore finale trasporta personalmente i beni nel proprio bagaglio, oppure li ritira direttamente nel Paese terzo. Chi compra qualcosa durante un viaggio in Cina e lo porta a casa in valigia non è soggetto a questo dazio.
Come si calcola: il meccanismo per articolo e per categoria merceologica
Il dazio di 3 euro si applica per articolo, dove per “articolo” si intende la categoria merceologica identificata dal codice doganale — il sistema armonizzato a sei cifre, o il sistema europeo TARIC a otto o dieci cifre.
Questo meccanismo ha effetti concreti che variano in base al contenuto del pacco.
Se il pacco contiene cinque magliette di cotone — tutte appartenenti alla stessa categoria merceologica — il dazio è di 3 euro totali, indipendentemente dal numero di pezzi.
Se il pacco contiene una maglietta di lana e una di fibra sintetica — due categorie merceologiche diverse — il dazio è di 6 euro (3 euro per ciascuna categoria).
Se il pacco contiene una maglietta, un paio di calze e una cintura — tre categorie diverse — il dazio è di 9 euro.
Le piattaforme hanno la possibilità di dichiarare i beni utilizzando la classificazione a sei cifre invece che a livello più dettagliato, riducendo in alcuni casi il numero di categorie distinte. Nell’esempio delle magliette di diverse composizioni, dichiarandole tutte alla stessa voce a sei cifre si paga un solo dazio di 3 euro invece di 6. Questa ottimizzazione è però soggetta ai controlli doganali.
Chi paga formalmente e chi paga effettivamente
Il responsabile formale del pagamento del dazio è il dichiarante doganale: nella pratica, la piattaforma di e-commerce, il venditore, il vettore o lo spedizioniere doganale. Il consumatore finale è un soggetto residuale nella filiera doganale.
In concreto, però, è il consumatore finale a sopportare il costo economico del dazio. Le piattaforme o i venditori potranno scegliere di assorbirlo nelle proprie margini o di trasferirlo al cliente — ma la pressione competitiva e i volumi di traffico rendono probabile che la maggior parte dei casi il costo venga trasferito al consumatore attraverso il prezzo finale o come voce separata al momento della consegna.
Al dazio si aggiunge poi l’IVA: il dazio partecipa alla formazione della base imponibile IVA, aumentandone il calcolo. L’unica eccezione riguarda le piattaforme che utilizzano il regime speciale IOSS (Import One Stop Shop), per cui il dazio non sconta l’IVA in quanto l’operazione è esente in quel regime.
Le forme di dichiarazione doganale
A seconda del tipo di operazione, la dichiarazione doganale può assumere tre forme diverse.
La dichiarazione H7 è la forma semplificata utilizzabile per merci di valore fino a 150 euro nelle vendite a distanza gestite da piattaforme in regime IOSS. Consente al dichiarante di scegliere liberamente l’ufficio doganale competente.
La dichiarazione H6 può essere utilizzata cumulativamente per dichiarare merci in spedizioni fino a 1.000 euro.
La dichiarazione H1 è la forma ordinaria, obbligatoria per le vendite a distanza che riguardano prodotti soggetti a restrizioni, prodotti preferenziali o prodotti soggetti ad accise.
Cosa deve fare il consumatore
Il nuovo dazio è già operativo per gli acquisti effettuati da oggi, ma riguarda anche i pacchi ordinati nei giorni precedenti che arriveranno nelle prossime settimane.
Il consumatore deve leggere attentamente le condizioni contrattuali degli acquisti online da Paesi extra-UE, verificando se il dazio è già incluso nel prezzo finale o se verrà addebitato al momento della consegna. Il rischio concreto è trovarsi a pagare un importo aggiuntivo inatteso al ritiro del pacco — importo che non è sempre e solo di 3 euro, ma può moltiplicarsi in base al numero di categorie merceologiche contenute nella spedizione.
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Paolo Florio
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