Waddi riscrive le regole della selezione del personale


Nel mercato del lavoro italiano, trovare il candidato giusto è diventato un problema strutturale. Secondo il Report CNEL e Unioncamere sull’analisi del disallineamento tra domanda e offerta di lavoro nel primo trimestre del 2025, le imprese riscontrano difficoltà a reperire risorse umane in circa il 50% dei casi, a prescindere dalla tipologia professionale.

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Non si tratta di un rallentamento congiunturale, ma di un mismatch cronico tra domanda e offerta che nessuno strumento tradizionale ha saputo risolvere davvero. Da queste premesse e considerazioni ha preso forma Waddi, società di selezione del personale nata a Genova nel 2023 dalla visione di due professioniste, Clio Basso e Selene Marone.

Il loro metodo, fondato su un approccio people-centric che si distingue nettamente dalla logica dominante nel settore, ha convinto le aziende clienti e gli addetti ai lavori. Nel 2025 Waddi si è infatti aggiudicata il premio Le Fonti Awards nella categoria “Eccellenza dell’anno – Consulenza Risorse Umane”, riconoscimento che ne ha sancito la validità su scala nazionale.

Un mercato che cerca, ma non trova

I numeri fotografano un paradosso sempre più evidente. Basandosi sui dati delle indagini condotte da Unioncamere, le difficoltà di reperimento riguardano quasi il 50% delle ricerche di personale, evidenziando un persistente mismatch di competenze, con una crescente necessità di profili digitali e trasversali. A complicare ulteriormente il quadro, la mancanza di profili professionali specifici disponibili per l’inserimento in azienda viene segnalata per il 31,2% delle assunzioni programmate nel 2024 (fonte: TrendEconomy).

Sul fronte opposto, anche chi un lavoro ce l’ha fatica a mantenerlo o a mantenere i propri collaboratori. Secondo l’ultima Indagine di Confindustria sul Lavoro, nel 2024 il tasso di turnover complessivo nelle imprese italiane si è attestato al 21,9%, con un tasso in entrata dell’11,4% e uno in uscita del 10,5%. Un dato che ha un costo reale, spesso sottovalutato.

“Il costo del personale non è solamente quello inerente alla busta paga – affermano le fondatrici di Waddi Clio Basso e Selene Marone – Ogni volta che un dipendente lascia l’azienda, porta con sé risorse investite in selezione e formazione che non torneranno mai indietro. Il turnover è una perdita secca, spesso invisibile nei bilanci ma concreta negli effetti sull’operatività. Scegliere il candidato giusto fin dall’inizio non è solo una questione di qualità, ma la forma più efficace di ottimizzare i costi di un’azienda”.

Il metodo che fa la differenza

A fronte di quanto visto, assumere la persona giusta continua a essere una delle sfide più complesse per le aziende. Il problema è che gran parte del mercato della ricerca e selezione del personale continua a concentrarsi quasi esclusivamente su hard skill, curriculum impeccabili, competenze tecniche certificate e anni di esperienza. Così facendo trascurano fattori decisivi come motivazioni, valori personali e compatibilità con la cultura aziendale. Il risultato è spesso il turnover elevato di cui si parlava pocanzi, con costi economici e organizzativi significativi.

Waddi ha scelto una strada diversa e il cambio di passo ha permesso all’azienda di affermarsi come una delle realtà più innovative del settore, proponendo un approccio che supera la tradizionale logica del matching tra curriculum e job description. L’azienda ha infatti sviluppato un metodo che analizza il candidato nella sua interezza, considerando non solo ciò che sa fare, ma anche il modo in cui può contribuire alla crescita e all’equilibrio dell’organizzazione che lo accoglie.

“Le competenze si possono sviluppare, l’allineamento valoriale e la motivazione autentica sono molto più difficili da costruire – spiegano le fondatrici di Waddi – Per questo abbiamo scelto di andare oltre il curriculum, indagando aspetti che spesso determinano il successo o il fallimento di un inserimento”.

Quella introdotta da Waddi rappresenta una vera evoluzione nel mondo dell’HR. Ad aggiungere sostanza al metodo messo in campo dall’azienda le attività di monitoraggio, confronto e accompagnamento post assunzione, con l’obiettivo di garantire una crescita sostenibile sia per il professionista sia per l’azienda. “Il nostro lavoro non consiste nel riempire una posizione vacante, ma nel creare relazioni professionali destinate a durare nel tempo”, sottolineano Basso e Marone. Una visione che negli anni ha contribuito a posizionare Waddi come punto di riferimento per le imprese che cercano non semplicemente candidati, ma talenti realmente in grado di fare la differenza.

Tre anni di crescita fuori scala

In meno di tre anni Waddi ha gestito 214 clienti e trovato collocazione professionale a 461 persone. A metà 2025, le ricerche attive avevano già raggiunto quota 180, sulla traiettoria per superare il risultato dell’anno precedente. Nel 2024 l’azienda ha completato 181 processi di selezione, con una crescita del 35% rispetto all’anno precedente.

Ma la crescita non è stata solo quantitativa. Waddi ha progressivamente alzato la complessità delle posizioni gestite, lavorando su profili specializzati in settori ad alta intensità di competenza come ICT, ingegneria, impiantistica e studi professionali, con una retribuzione annua lorda media dai 20 mila ai 100 mila euro. Settori nei quali, non a caso, la difficoltà di reperimento è strutturalmente più alta rispetto alla media.

Il segnale più significativo della validità del modello, però, è arrivato dal mercato stesso. Il passaparola è diventato la principale leva di acquisizione di nuovi clienti aziendali. Un indicatore difficile da costruire artificialmente e che misura il livello di soddisfazione di chi ha già sperimentato il metodo.

La solidità dell’azienda è stata ulteriormente convalidata nella seconda metà dello scorso anno, con l’acquisizione di Xelon Sinergetica Srl, realtà specializzata nel supporto ai tirocini e nella formazione professionale. Oggi una selezione su due non si chiude perché mancano le competenze richieste, il che significa che i profili devono essere formati prima ancora di essere inseriti. E quando le figure giuste sono già in azienda, trattenerle richiede percorsi di sviluppo strutturati, non solo retribuzione.

L’acquisizione ha ridisegnato così il perimetro dell’offerta e chiuso un cerchio. In questo senso, Waddi non è più soltanto un’agenzia di selezione ma una piattaforma integrata per lo sviluppo del capitale umano che copre l’intero ciclo di vita professionale. Dalla ricerca del candidato alla formazione, dall’inserimento al coaching di accompagnamento post-assunzione, Waddi rappresenta la soluzione olistica in un mercato abituato a ragionare per scomparti.

Portare il metodo Waddi in tutta Italia

In quello divenuto il leitmotiv di Clio Basso e Selene Marone “Non ci fermiamo alla firma del contratto”, si racchiude tutto ciò che Waddi è stata, è e vuole diventare.

Un’idea nata a Genova, in una città abituata a guardare l’orizzonte, con la convinzione che il lavoro sia un incontro tra persone e progetti di vita. E l’orizzonte che le due fondatrici hanno in mente oggi è più vasto. Waddi punta a rendere replicabile il proprio metodo su scala nazionale, attraverso la tecnologia, l’intelligenza artificiale e la gamification, senza mai perdere di vista la relazione umana, l’elemento che ha reso possibile tutto il resto.

In un mercato del lavoro che continua a cercare senza trovare, e a trovare senza riuscire a trattenere, Waddi scommette su un approccio più umano, più profondo e più continuativo nel tempo. Un nuovo standard del settore dove le persone arrivano prima di tutto il resto.


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