Quanto pagano di tasse i contribuenti stranieri in Italia?


Secondo il Rapporto 2026 della Fondazione Leone Moressa, i 5,1 milioni di contribuenti nati all’estero hanno dichiarato 87,9 miliardi di redditi nel 2025 e versato 12,6 miliardi di IRPEF — il 6,4% del totale nazionale. Il reddito medio è più basso di 9.250 euro rispetto agli italiani, ma la crescita in dieci anni è stata del 57,8%.

Quanto pesano i contribuenti stranieri sul gettito fiscale italiano? La risposta, dati alla mano, è più consistente di quanto il dibattito pubblico lasci spesso intendere. I contribuenti immigrati in Italia sono oltre 5,1 milioni — una platea che include sia i cittadini stranieri residenti sia quanti hanno acquisito la cittadinanza italiana nel tempo — e i loro numeri fiscali raccontano una storia di crescita costante nell’ultimo decennio.

I dati sono elaborati dalla Fondazione Leone Moressa per il Rapporto annuale 2026 sull’Economia dell’immigrazione, anticipati dal Sole 24 Ore.

Quanto versano: 12,6 miliardi di IRPEF

Nel 2025 i contribuenti nati all’estero hanno dichiarato 87,9 miliardi di euro di redditi, riferiti all’anno di imposta 2024. L’IRPEF complessivamente versata ammonta a 12,6 miliardi — pari al 6,4% dell’imposta netta totale dichiarata in Italia, che vale 197,4 miliardi.

La crescita rispetto al decennio precedente è significativa. Nel 2014 i redditi dichiarati dagli stranieri valevano 46,6 miliardi (55,7 miliardi rivalutati all’inflazione). In dieci anni c’è stato un aumento del 57,8% nel volume dei redditi e del 55% nel volume dell’IRPEF versata, anche considerando i valori monetari rivalutati al 2024.

Il reddito medio: più basso degli italiani, ma con differenze geografiche

I contribuenti stranieri o naturalizzati hanno un reddito medio di 17.670 euro, contro i 26.920 euro dichiarati dai nati in Italia — un differenziale di 9.250 euro annui.

La distribuzione per fasce di reddito evidenzia una concentrazione più marcata nelle fasce basse: il 38,2% dei contribuenti nati all’estero si colloca nella fascia fino a 10.000 euro (tra gli italiani è il 23,4%), il 40,1% è nella fascia tra 10.000 e 25.000 euro. Solo il 2,5% supera i 50.000 euro annui, contro l’8,4% dei nati in Italia.

Un dato geografico illuminante: il reddito medio dichiarato da un contribuente nato all’estero residente in Lombardia — 20.170 euro — supera quello dichiarato da un italiano residente in Calabria — 19.610 euro. I contribuenti nati all’estero con il reddito medio più alto si concentrano in Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e Friuli Venezia Giulia (oltre 18.000 euro), mentre i valori più bassi si registrano in Calabria, con poco più di 11.000 euro annui.

L’IRPEF pro capite e il divario regionale

Il differenziale di reddito tra italiani e immigrati si riflette sull’imposta versata. Mediamente, ciascun contribuente immigrato ha versato 3.310 euro nel 2025, contro i 6.100 euro versati mediamente dai nati in Italia — una differenza di 2.790 euro.

Il divario supera i 3.000 euro in sei regioni. La Lombardia è la regione con il maggiore gettito IRPEF proveniente dai contribuenti immigrati, sia in termini di volume totale — 3,4 miliardi — sia come valore pro capite — 3.940 euro per contribuente.

Perché il reddito è più basso: le ragioni strutturali

Il differenziale di reddito non si spiega con un unico fattore. Enrico Di Pasquale della Fondazione Leone Moressa individua una combinazione di cause. I lavoratori nati all’estero sono più concentrati nei settori a più bassa qualificazione e remunerazione: lavoro domestico, logistica, agricoltura, edilizia e ristorazione. Questi settori si caratterizzano per salari contenuti, maggiore discontinuità occupazionale e limitate possibilità di progressione professionale.

A questi elementi strutturali si aggiungono fattori individuali e istituzionali: il mancato riconoscimento dei titoli di studio acquisiti all’estero, le barriere linguistiche, la segregazione occupazionale e una più elevata incidenza del part-time involontario tra i lavoratori immigrati. Tutti elementi che comprimono il reddito indipendentemente dalla capacità o dalla volontà del lavoratore.

La minore anzianità contributiva e lavorativa media della popolazione immigrata completa il quadro: chi è arrivato in Italia da meno tempo ha avuto meno anni per costruire una carriera e raggiungere posizioni meglio retribuite.

La dimensione di genere: forti differenze per Paese di provenienza

I dati sui contribuenti rivelano anche squilibri significativi tra uomini e donne a seconda del Paese di provenienza. Per alcune nazionalità le contribuenti donne sono più numerose degli uomini: è il caso dell’Ucraina, dove le donne rappresentano il 73,9% dei contribuenti — dato che riflette la migrazione femminile legata al conflitto — della Moldavia (59,8%), del Perù (57,2%) e della Romania (52%).

La situazione è opposta per altre nazionalità: tra i contribuenti provenienti dal Bangladesh e dal Pakistan le donne sono appena il 5% del totale — un dato che rispecchia modelli migratori e di partecipazione al mercato del lavoro profondamente diversi.

Il quadro complessivo: una presenza fiscale in crescita

I dati del Rapporto 2026 fotografano una presenza fiscale consolidata e in espansione. Gli stranieri residenti in Italia sono 5,3 milioni, circa l’8,9% della popolazione, e versano miliardi di IRPEF ogni anno. La crescita costante — sia nel numero di contribuenti sia nei volumi dichiarati — riflette una stabilizzazione della presenza straniera sul territorio italiano e un progressivo radicamento nel mercato del lavoro.

Il differenziale di reddito rispetto agli italiani rimane ampio e dipende in larga parte dalla posizione strutturale dei lavoratori immigrati nel mercato del lavoro — concentrati nei settori meno qualificati e meno remunerati. Questo differenziale non è una caratteristica permanente: tende a ridursi con l’aumentare dell’anzianità lavorativa e con il miglioramento delle condizioni di accesso alle qualifiche.




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 Angelo Greco

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