La salita degli incarichi over 70 non vive isolata. Accanto all’età dei vertici c’è la quota femminile: 93.669 aziende registrate nel 2025, 86.163 attive e una presenza regionale al 20,6% contro il 22,3% nazionale. La distanza è di 1,7 punti.
Avviso redazionale: il pezzo usa solo numeri pubblici e passaggi già controllati su registri, atti regionali e comunicazioni associative.
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La cifra: 18.349 posizioni in più in dieci anni
88.554 persone con più di settant’anni compaiono nel 2025 in cariche apicali nelle aziende venete. Il livello 2015 era 70.205. La crescita assoluta, 18.349 posizioni, va oltre la fisiologia della longevità lavorativa: in molti settori veneti l’imprenditore senior resta il garante commerciale davanti a banche, fornitori e clienti storici.
La cifra riguarda persone e cariche. Una stessa persona detiene talvolta più incarichi; nello stesso assetto societario convivono più profili con funzioni di comando. Il segnale resta netto perché misura permanenza anagrafica nelle posizioni che firmano contratti e guidano rapporti commerciali.
Nel perimetro delle cariche apicali
Il Registro Imprese collega l’età delle persone alle posizioni ricoperte nelle aziende. Nelle società entrano in gioco amministratori e soci con ruoli di governo; nelle aziende individuali il titolare pesa come centro decisionale. La formula carica apicale identifica la presenza nei luoghi in cui si decide il futuro dell’attività.
Il chiarimento taglia un equivoco ricorrente. Gli 88.554 over 70 non coincidono con altrettante aziende guidate da un unico anziano. Sono persone associate a ruoli di vertice, dentro un sistema dove incarichi multipli e strutture familiari rendono più fitta la mappa anagrafica.
Dal titolare al subentrante, il trasferimento si allunga
Il passaggio generazionale richiede anticipo. La valutazione dell’azienda precede la cessione delle quote. Poteri di firma e autorizzazioni seguono un tracciato separato. Il senior conserva il timone quando il subentro parte tardi, perché i contratti aperti non tollerano vuoti decisionali.
Nelle microaziende il trasferimento non coincide con un atto notarile. Il cliente industriale vuole continuità nell’interlocutore. L’istituto di credito guarda alla stabilità della firma e il fornitore lega termini di consegna alla storia del rapporto. Un ricambio senza affiancamento abbassa il potere contrattuale del nuovo ingresso.
Aziende femminili: 93.669 registrate, quota al 20,6%
La seconda spia riguarda l’imprenditoria femminile. Nel 2025 il Veneto conta 93.669 aziende femminili registrate su 455.678 aziende totali; le attive sono 86.163. La quota regionale, 20,6%, rimane sotto l’Italia al 22,3%. L’elaborazione della Camera di Commercio di Verona su InfoCamere conferma gli stessi numeri su registrate, attive e tasso di femminilizzazione.
La flessione annua è -1,05%. Tradotta in unità, significa 997 aziende femminili registrate in meno rispetto al 2024, quando il totale era 94.666. Il calo sottrae al Veneto una quota di ricambio proprietario proprio mentre l’età dei vertici sale.
Province: Rovigo guida la quota, Padova pesa nei numeri
La mappa provinciale separa incidenza e volumi. Rovigo ha il tasso più alto, 23,0%, seguita da Belluno al 21,2%. Padova presenta il maggior numero di aziende femminili registrate, 18.798, davanti a Verona con 18.661. Venezia è a 15.377. Treviso raggiunge 16.631 e Vicenza 15.737.
La distanza tra Rovigo e Vicenza, 3 punti, mostra che la presenza femminile non segue soltanto la dimensione economica della provincia. Pesa la composizione settoriale: servizi alla persona e turismo hanno una densità femminile superiore alle costruzioni e alla manifattura pesante.
Fondo Staffetta e bando femminile nella risposta regionale
Il Fondo Staffetta, presentato ad aprile 2026, è entrato nella legge regionale dopo l’approvazione del bilancio. La misura riguarda il passaggio generazionale nell’artigianato, con l’idea di accompagnare acquisizione di attività e subentro nelle gestioni familiari. Il legame politico è il Patto per lo Sviluppo Veneto 2030.
Sul fronte femminile, il Bollettino Ufficiale della Regione Veneto registra la DGR n. 246 del 16 aprile 2026: il bando per PMI a prevalente partecipazione femminile e professioniste vale fino a 3 milioni di euro. Sono misure diverse e rispondono alla stessa carenza di subentri: nuova proprietà, accesso al capitale e capacità di reggere la fase iniziale dell’impresa.
La task force chiesta dal mondo artigiano
La proposta avanzata dalla Confederazione sposta il lavoro dai soli incentivi alla presenza sul territorio. Matteo Ribon, segretario della Confederazione, lega la ripartenza delle iniziative giovanili e femminili, includendo chi arriva da percorsi migratori, a una squadra di competenze tra associazioni di categoria e Comuni, con il coinvolgimento delle istituzioni regionali. Il comunicato integrale pubblicato da Easy News Press Agency conserva questo passaggio senza mediazioni.
Una task force territoriale ha senso solo se chiude i vuoti tra formazione e credito, soprattutto nel tratto in cui una cessione d’azienda passa dalle intenzioni all’atto. Nei distretti veneti il tempo perso nel subentro produce una coda visibile: aziende mature ancora solide sul prodotto ed esposte nella successione.
Il legame con la manifattura veneta
L’articolo di Sbircia la Notizia sulla manifattura veneta nel primo trimestre 2026 registrava produzione a +3,4% e ordini esteri a +3,1%. La curva anagrafica delle cariche agisce su un piano diverso: una regione che produce deve assicurare continuità di comando nelle aziende che compongono le filiere.
Il ricambio tocca tempi di investimento e reputazione bancaria, passando dalle relazioni commerciali già aperte. Un subentro preparato in anticipo protegge listini e portafoglio clienti. Il sapere produttivo, invece, si perde quando il trasferimento arriva a ridosso della cessione.
Fisco e credito nel trasferimento aziendale
Nei passaggi tra generazioni il prezzo dell’azienda non è l’unica variabile. Pesano magazzino e debiti verso fornitori; contratti di leasing e garanzie personali; tempi di incasso. Un subentrante giovane entra spesso con meno patrimonio disponibile rispetto al titolare uscente.
L’accompagnamento deve collegare prezzo d’acquisto e tenuta della nuova gestione, invece di fermarsi a una consulenza isolata. Qui le associazioni datoriali contano perché conoscono il ciclo reale delle piccole aziende: margini ridotti, rapporti personali con le banche e trasferimento di competenze spesso affidato alla famiglia.
Agenda per istituzioni e associazioni
La partita veneta richiede due mosse misurabili. La prima è intercettare le aziende con titolari anziani prima che la vendita diventi emergenza. La seconda è portare giovani e donne dentro operazioni già bancabili. Il territorio produttivo perde forza anche quando un’attività resta aperta senza una guida pronta a investire.
Il servizio del Mattino di Padova mantiene la stessa successione numerica su over 70 e aziende femminili. Il tassello aggiunto qui è industriale: l’età delle cariche non appartiene alla sola anagrafe, incide sulla trasmissione di ordini, brevetti, reputazione commerciale e credito.
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Junior Cristarella
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