La fase aperta dopo il ritrovamento non ruota più sulla ricerca delle due ragazze. Ora il fascicolo separa chi avrebbe organizzato l’allontanamento, chi avrebbe dato appoggio materiale e chi deve pronunciarsi sulle misure applicate agli adulti.
Tutela delle minori: il pezzo non riporta indirizzi, immagini ulteriori o particolari familiari privi di rilievo giudiziario. Dopo il rintraccio, l’esposizione pubblica delle ragazze va ridotta al minimo.
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La posizione dell’80enne di Formia
La donna che vive nell’alloggio di Formia, nota pubblicamente come “zia Sofia”, non è stata raggiunta dal fermo disposto per gli altri adulti. La sua collocazione processuale rimane distinta: indagata a piede libero, senza custodia in carcere e senza misura cautelare resa pubblica nei suoi confronti.
La difesa, affidata all’avvocata Sarah Grieco, rappresenta un’anziana molto scossa dalla pressione mediatica e dalla presenza di giornalisti sotto casa. Secondo la legale, la donna aveva rapporti rari con la famiglia D’Acunto, non conosceva l’intero retroterra della vicenda e ora intende riferire la propria versione davanti agli inquirenti.
La frase da isolare non riguarda il tono emotivo della difesa. Riguarda l’atteggiamento processuale annunciato: la donna non intende avvalersi della facoltà di non rispondere. In un fascicolo costruito su contatti telefonici, spostamenti e permanenza nell’alloggio, una dichiarazione piena servirebbe a collocare il suo ruolo rispetto al trasporto delle ragazze e alla permanenza in casa.
La Procura sulla convocazione
La disponibilità della difesa a far parlare l’anziana non coincide con una chiamata già firmata dall’ufficio requirente. Il procuratore capo di Sulmona, Luciano D’Angelo, ha escluso che la donna sia stata convocata e ha smentito la circolazione di notizie su un interrogatorio già in calendario.
Sul piano degli atti la distinzione è netta. La difesa dichiara apertura al confronto, la Procura afferma che non ha fissato alcun interrogatorio e che attende risultanze ancora da acquisire. Tra le due frasi non c’è collisione: la prima descrive la linea difensiva, la seconda fotografa l’agenda formale del fascicolo.
La precisazione della Procura incide anche sul racconto pubblico. Un invito a comparire è un atto, non una voce. Finché quell’atto non esiste, la posizione della donna rimane ferma alla qualità di indagata a piede libero e alle dichiarazioni rese tramite la propria legale.
Madre, compagno e nonno dopo la convalida
Per Valentina D’Acunto, per il compagno Vincenzo Esposito e per Marco D’Acunto il vaglio del gip ha prodotto una decisione diversa dalla permanenza in carcere. Il fermo è stato convalidato e la misura applicata è l’obbligo di dimora nella provincia di Latina, con presentazione ai carabinieri due volte al giorno.
La Procura non ha chiesto la custodia cautelare in carcere in quella fase. Il giudice ha ritenuto sufficiente il vincolo territoriale insieme all’obbligo di firma, ritenendo presidiato il rischio di reiterazione indicato nel fascicolo. L’accusa contestata ai tre resta sequestro di persona aggravato in concorso, formula che descrive l’imputazione provvisoria dell’indagine e non un accertamento definitivo di responsabilità.
La misura dice molto sul momento processuale. Il fermo viene ritenuto legittimo nella sua urgenza, il carcere non viene mantenuto come custodia. La differenza tra convalida del fermo e scelta della cautela descrive il percorso che ha portato i tre fuori dagli istituti penitenziari, pur con obblighi giornalieri ancora attivi.
Dalla casa famiglia di Civitella Alfedena a Formia
Le due ragazze erano uscite dalla struttura di Civitella Alfedena nella notte tra il 6 e il 7 giugno. Per giorni le ricerche hanno guardato ai sentieri, alle strade dell’Alto Sangro e ai collegamenti con il Basso Lazio. Il rintraccio del 21 giugno ha spostato l’asse del fascicolo nell’alloggio di Formia, in provincia di Latina.
La videochiamata verso un numero monitorato ha dato agli investigatori la traccia decisiva per localizzare la casa. Il telefono non racconta da solo il viaggio. Collega una comunicazione controllata a un luogo. Da lì l’intervento dei carabinieri ha chiuso la parte più urgente: trovare Alisya e Sarah vive e sottrarle alla permanenza nascosta.
Nel nostro articolo del 22 giugno sul rintraccio a Formia avevamo già separato l’alloggio, la videochiamata e i tre fermi. La novità ora è la messa a fuoco della posizione della donna che ospitava le ragazze e della distanza tra disponibilità difensiva e convocazione formale.
La permanenza nell’alloggio
Il profilo emerso dopo il blitz non descrive una normale ospitalità familiare. Le ragazze sarebbero rimaste a lungo in una camera, con uscite impedite e persiane abbassate. La televisione, indicata negli atti pubblici come l’attività concessa, conferma una permanenza controllata più che una sistemazione libera.
Per la Procura, l’eventuale iniziale adesione delle minori all’allontanamento non elimina il problema della libertà di movimento durante i giorni successivi. Il fascicolo guarda alla durata della permanenza, alla disponibilità dell’alloggio, ai telefoni e agli adulti che avrebbero accompagnato o favorito lo spostamento.
La donna di Formia entra proprio in questo tratto. La sua versione dovrà chiarire quando comprese la ricerca pubblica delle ragazze, quali richieste ricevette, chi portò cibo e come vennero gestite le giornate nell’appartamento. Sono domande processuali concrete, separate dal giudizio umano sulla sua età e sullo stato emotivo riferito dalla difesa.
La tutela di Alisya e Sarah dopo il ritrovamento
Il rintraccio ha chiuso la necessità degli appelli pubblici con foto e segnalazioni. Da quel momento il racconto deve arretrare davanti alla protezione delle due minorenni: niente indirizzi, niente dettagli sanitari, niente rilanci di immagini ormai inutili alla ricerca.
La collocazione protetta delle ragazze appartiene all’autorità competente e ai servizi incaricati. L’indagine sugli adulti corre su un binario diverso rispetto all’ascolto delle minori. Mescolare i due piani aumenterebbe l’esposizione di Alisya e Sarah proprio nel momento in cui serve sottrarle alla pressione mediatica.
Riscontri pubblici usati per chiudere i passaggi
Le sequenze fattuali riportate qui coincidono con i passaggi pubblicati da ANSA, RaiNews, Adnkronos, Sky TG24, TG La7, Corriere della Sera, la Repubblica, Fanpage.it, Lazio TV e Mediaset Infinity. I nomi delle testate servono soltanto a certificare il perimetro pubblico dei fatti: la selezione resta nostra, con esclusione di indirizzi e particolari non necessari.
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Junior Cristarella
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