dal 29 giugno metà ciclabile aperta


Il nome popolare è Ponte della Ghisolfa, la denominazione infrastrutturale è Cavalcavia Bacula. L’apertura del 29 giugno riguarda il tratto che sale da piazzale Lugano al colmo del ponte. La porzione verso Mac Mahon arriverà dopo i lavori sulla trazione elettrica della 90-91.

Per orientarsi: il tratto aperto non coincide con tutta la direttrice Monte Ceneri-Serra. È la prima metà del collegamento ciclabile sul Bacula, cioè il pezzo più vicino a piazzale Lugano.

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Dal 29 giugno il segmento Lugano-colmo entra in esercizio

Lunedì 29 giugno 2026 entrano in esercizio i primi due segmenti ciclabili sul Cavalcavia Bacula. Partono da piazzale Lugano e arrivano al colmo del ponte che supera il fascio ferroviario, con andamento speculare nei due sensi di marcia. La scansione coincide con il lancio lombardo di ANSA del 27 giugno.


Il pezzo aperto copre la salita dalla parte est della cesura ferroviaria. La discesa verso via Mac Mahon rimane esclusa dall’uso ciclabile ordinario perché in quel settore va riposizionata l’alimentazione della filovia. La formula metà del percorso riguarda quindi il Bacula: da piazzale Lugano alla sommità si pedala in sede protetta, dalla sommità verso Mac Mahon manca il completamento legato agli impianti.

Perché si apre solo metà del Bacula

La pista è organizzata in due percorsi monodirezionali. In questa fase il Comune consegna la parte già separata dal traffico con cordoli e segnaletica: un lato per chi sale in una direzione e un lato per chi procede nell’altra. Il vantaggio immediato sta nella separazione fisica tra biciclette e mezzi pesanti lungo la rampa di piazzale Lugano, la porzione che fino al cantiere obbligava chi pedalava a stare nello stesso corridoio di auto e camion.

Il tratto mancante non dipende da una scelta grafica sulla carreggiata. Sul lato Mac Mahon la pista entra dentro una lavorazione più pesante, perché i sostegni della trazione elettrica si trovano dove deve passare il nuovo margine ciclabile. Aprire ora la metà già pronta evita di bloccare una quota di servizio già conclusa e lascia visibile il limite esatto dell’opera ancora in corso.

Filovia 90-91: il vincolo che rallenta il lato Mac Mahon

Il tratto ancora chiuso ha un vincolo fisico: la linea aerea della 90-91. Per ricavare lo spazio protetto lato Mac Mahon, la trazione elettrica va spostata verso il centro della carreggiata con nuovi sostegni. La misura dei plinti è citata anche da FIAB Milano Ciclobby nel resoconto del sopralluogo del 19 maggio: blocchi in calcestruzzo da 2 per 2 per 2 metri per ancorare i pali.

La pista è stata progettata come coppia di corsie ciclabili protette, con larghezza media intorno a 1,5 metri per senso. Le immagini di cantiere pubblicate da Urbanfile a metà giugno documentano la posa dei cordoli e la divisione delle lavorazioni tra il lato già quasi chiuso e la carreggiata opposta. Il vincolo del calendario sta nell’arretramento dell’impianto filoviario, oltre la segnaletica a terra.


Corsie carrabili, logistica e limite dei 50 km/h

La carreggiata conserva spazio per auto, mezzi della logistica e filovia con due file affiancate in entrambe le direzioni. Il limite sul ponte rimane 50 km/h. La messa in servizio ciclabile non chiude il Bacula al traffico motorizzato: cambia la separazione degli utenti sulla parte alta della rampa già completata.

Quanto rilevato sul ponte collima con le cronache de Il Giorno: la prima tranche è chiusa e la segnaletica è stata completata prima dell’annuncio. La distinzione concreta è tra il disagio del cantiere visibile nelle settimane di giugno con restringimenti e barriere e l’assetto della porzione aperta dal 29 giugno, dove il bordo ciclabile diventa parte stabile della sezione stradale.

La geografia del ponte: Bovisa, Ghisolfa e ferrovia

Il Bacula serve una frattura urbana netta. Da una parte ci sono Bovisa e piazzale Lugano, dall’altra l’area Ghisolfa-Mac Mahon. In mezzo corre il fascio ferroviario, che impone a pedoni, biciclette, auto e trasporto pubblico pochi attraversamenti trasversali. Per una bici, deviare verso via Farini o via Chiasserini significa allungare di oltre due chilometri rispetto alla traiettoria del ponte.

La pressione territoriale emerge anche dalla copertura di Mi-Tomorrow, che richiama la domanda arrivata da residenti, associazioni e Municipi 8 e 9. Il valore urbano del tratto aperto sta nella riduzione della deviazione obbligata per chi attraversa il nord-ovest milanese su due ruote.

Dagli anni del Bilancio Partecipativo al cantiere 2026

Il tracciato non nasce nel 2026. La proposta di una corsia ciclabile sul Ponte della Ghisolfa era nel Bilancio Partecipativo 2017-2018 e venne finanziata in origine con 250mila euro. Nel 2022 il nodo emerso in Consiglio comunale era la compatibilità con la linea filoviaria: servivano risorse aggiuntive e una progettazione più invasiva, perché la sola segnaletica non garantiva distanze adeguate tra bici e filobus.


Altreconomia aveva raccontato il monitoraggio civico del 2022 tra le 7:30 e le 20:30: 1.599 biciclette, 328 monopattini e 694 pedoni. Quel conteggio fotografa una giornata. Dimostra comunque che il ponte era già attraversato da utenti vulnerabili prima della protezione fisica, in una sezione stradale nata per un equilibrio diverso.

Möves e l’asse Stuparich-Zavattari

A metà aprile Sbircia la Notizia ha dedicato un articolo a Möves, il piano comunale che porta la rete ciclabile programmata a 565 chilometri e gli itinerari pedonali a 404 chilometri. La Ghisolfa è uno dei cantieri già fuori dalla carta, perché lavora sulla continuità tra ponte, viale Monte Ceneri, Renato Serra e la direttrice Stuparich-Zavattari.

La stessa direttrice incrocia la riapertura parziale di piazza Stuparich dal 1 luglio 2026, legata alla preferenziale 90-91 tra Zavattari e Stuparich. Omnimilano conferma il costo complessivo di 23,4 milioni di euro, la quota PNRR e i quattro chilometri di ciclabili in sede protetta previsti in quell’intervento. Ghisolfa e Stuparich appartengono allo stesso quadrante, con cantieri diversi e calendari separati.

Il nodo pedonale rimane separato dal cantiere bici

La pista ciclabile non risolve da sola l’attraversamento pedonale del Bacula. Gli accessi a piedi rimangono condizionati da scale, pendenze e marciapiedi compressi. Per passeggini, persone con disabilità e chi attraversa a piedi, il tema non coincide con la corsia bici: riguarda rampe, larghezze e continuità degli sbocchi ai due estremi del ponte.

Questa distinzione serve a leggere correttamente l’opera inaugurata lunedì. La separazione delle biciclette dal traffico è un avanzamento già misurabile sulla rampa di piazzale Lugano. L’accessibilità pedonale del ponte richiede interventi dedicati, con un capitolo autonomo rispetto al completamento ciclabile verso Mac Mahon.


Perché le code di giugno hanno contato

Le code di giugno non sono state un dettaglio di colore. Corriere Milano ha documentato rallentamenti pesanti durante la fase più stretta del cantiere, con testimonianze di tempi anomali anche per mezzi di soccorso. La protesta segnala un fatto urbanistico: il Bacula è una sezione stradale compressa dove ogni metro assegnato a una funzione modifica l’equilibrio delle altre.

La risposta progettuale dichiarata dal Comune è la separazione dei flussi, mantenendo due file affiancate per direzione a servizio di auto, logistica e filovia. Il test reale parte con la rimozione delle barriere nella parte consegnata: solo l’uso quotidiano dirà quanto la sezione regge nei flussi ordinari, fuori dalla fase di cantiere.

La porzione Mac Mahon nel calendario 2027

Il completamento verso via Mac Mahon è collocato nel 2027. Le formulazioni circolate nelle ultime settimane oscillano tra inizio anno, febbraio e primavera, mentre l’anno rimane stabile e la ragione cantieristica è la stessa: spostare la trazione filoviaria, costruire i nuovi sostegni e raccordare gli attraversamenti semaforizzati.

Per il lettore cambia la mappa d’uso. Dal 29 giugno la continuità ciclabile è reale sul segmento Lugano-colmo, mentre dal colmo verso Mac Mahon il tracciato rimane dentro il cantiere. Chi attraversa l’intero ponte dovrà quindi distinguere la metà già protetta dalla parte ancora promiscua.

Dal tratto aperto alla prova d’uso

Il 29 giugno consegna un uso parziale, già percepibile: biciclette separate dal traffico nella salita da piazzale Lugano alla sommità del Bacula. La strozzatura urbana rimane, con auto, logistica e filovia ancora centrali. L’avanzamento sta nell’aver sottratto alla bici, su metà collegamento, la convivenza obbligata con camion e auto in accelerazione.


Il senso dell’opera si giocherà nel 2027, quando il lato Mac Mahon dirà se il collegamento avrà davvero una percorrenza continua. Per ora Milano apre un tratto che era pronto e lo fa nel punto in cui la domanda ciclabile aveva già lasciato numeri, proteste e una lunga traccia amministrativa.


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 Junior Cristarella

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