Casasco contesta, Ferrari apre ad A2


Il trasferimento non vive più soltanto negli atti sportivi. Brescia misura la perdita della propria squadra di vertice, Roma vede nascere un secondo club di Serie A nello stesso campionato e la proprietà uscente prova a separare la vendita del titolo dalla continuità del basket cittadino. Il nostro servizio del mattino su Maxima Roma in Serie A ed EuroCup aveva fissato il perimetro sportivo. Il pomeriggio aggiunge il fronte politico bresciano e la prima risposta pubblica di Mauro Ferrari.

Avviso al lettore: l’articolo distingue gli atti già depositati, le parole pronunciate dai protagonisti e le scelte ancora affidate alla città di Brescia.

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Casasco porta il dissenso nella sfera istituzionale

Maurizio Casasco, deputato bresciano di Forza Italia, colloca il trasferimento fuori dalla sola competizione sportiva. Nella sua dichiarazione l’addio alla Serie A colpisce città, tifosi, istituzioni e famiglie che hanno sostenuto il club. La formula più dura, schiaffo morale, porta il titolo sportivo sul terreno della rappresentanza cittadina.


Casasco richiama dieci anni di investimenti e sostegno ricevuti dalla Pallacanestro Brescia. Nel suo ragionamento entrano il Comune per il PalaLeonessa, le istituzioni, la Centrale del Latte e migliaia di spettatori. La portata della critica sta nel legame fra impianto, sponsor e pubblico: il club ha vissuto dentro un’infrastruttura cittadina prima ancora che dentro una proprietà privata.

Il settore giovanile senza la vetrina della A1

Casasco contesta anche l’argomento del vivaio. La permanenza dell’attività giovanile, nel suo ragionamento, non copre la perdita della prima squadra. Senza una formazione ai massimi livelli, il vivaio perde il gradino più visibile della filiera, quello che dà obiettivi ai ragazzi e trattiene famiglie e tecnici sul progetto locale.

Il deputato chiama in causa la proprietà con una richiesta netta: chi ha esaurito la fiducia nel perimetro bresciano deve liberare spazio a imprenditori interessati alla pallacanestro in città. Il peso della frase sta nella parola spazio: la cessione a Roma sottrae proprio la piattaforma sportiva da cui Brescia ripartirebbe con più forza.

L’atto FIP del 26 giugno e il confine giuridico

Il fascicolo federale è il perno giuridico dell’operazione. La FIP ha esaminato la documentazione prodotta dalla Pallacanestro Brescia per trasferire la sede da Brescia a Roma, ha ritenuto l’istanza provvista dei requisiti di meritevolezza e ha subordinato l’accoglimento agli obblighi e alle scadenze del manuale licenze per la Serie A 2026/27.

La Federazione inserisce nello stesso atto due esigenze: rispetto per i tifosi e tutela degli interessi imprenditoriali. Brescia incassa un esito autorizzato dalle regole. Roma riceve una corsia legale verso il massimo campionato, con la nuova denominazione Maxima Roma già entrata nel perimetro europeo.


PalaEur ed EuroCup danno alla Maxima un avvio immediato

La nuova società romana ha già un campo e una coppa. EUR Spa ha siglato l’accordo che assegna il PalaEur alla Maxima per la stagione 2026/27, con uso dell’arena per le principali gare casalinghe. La lista BKT EuroCup assegna al club un posto annuale, distinto dalle licenze pluriennali.

La quota italiana in EuroCup diventa così anomala per quantità e distribuzione territoriale. Accanto a Venezia, Trento e Tortona con licenza pluriennale ci sono Napoli, Roma Basketball e Maxima Roma con posto annuale. Per la LBA il calendario 2026/27 si apre con una Capitale raddoppiata e con Brescia fuori dalla continuità costruita dal ritorno in A1.

Ferrari a San Zeno sceglie la ripartenza sotto la Serie A

Alle 17 Mauro Ferrari parla nella sede di San Zeno e non riapre la porta della A1 bresciana. La linea esposta in conferenza ruota attorno a una disponibilità: acquistare un titolo di B1 o di A2 e consegnarlo alle istituzioni per una nuova società cittadina a costi irrisori. Nel tratto sui titoli presenti sul mercato indica due opzioni di B1 e due di A2.

Ferrari collega quell’offerta alla soglia economica della Serie A: da solo non sostiene più il massimo campionato. Il messaggio è rivolto al Comune, agli sponsor e agli imprenditori locali. La B1 verrebbe coperta da un title sponsor, l’A2 richiederebbe soci aggiuntivi dentro una nuova società. La frase detta a San Zeno rovescia la pressione: Brescia deve scegliere se accettare una ripartenza più bassa o se cercare altri capitali per una categoria superiore.

La distanza fra Casasco e Ferrari

Casasco chiede alla proprietà di farsi da parte: nel suo ragionamento il titolo sportivo appartiene anche alla comunità che l’ha alimentato. Ferrari replica sul terreno dei costi e descrive l’A1 come un livello fuori scala per una sola famiglia. Le due posizioni non si annullano: una parla di dovere verso la città, l’altra di conti del massimo campionato.


Da qui nasce il bivio reale per Brescia. L’addio alla Serie A è già incanalato a livello federale. Il futuro locale passa dal tempo rimasto per acquistare un titolo, costruire una società, scegliere dove giocare e riempire il PalaLeonessa con una categoria diversa. La rapidità conta più del lessico: iscrizioni e contratti non attendono una lunga mediazione cittadina.

Il PalaLeonessa come bene sportivo da difendere

Il PalaLeonessa è la variabile materiale della vicenda. Casasco lo cita per ricordare gli investimenti del Comune; Ferrari lo indica come luogo in cui continuare a fare sport con altri parametri. La differenza politica è già tutta lì: l’impianto ha bisogno di partite, la base giovanile ha bisogno di una prima squadra e il pubblico ha bisogno di un nome che non somigli a una liquidazione.

La Maxima entra nel calendario nazionale ed europeo. Brescia, invece, deve scegliere quanto capitale mettere nella propria pallacanestro e chi debba amministrarlo. Il prezzo sportivo dell’operazione è già visibile: la città perde il vertice e riceve soltanto un’offerta di ripartenza.


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 Junior Cristarella

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