46 anni e verità da completare


Il messaggio presidenziale aggiunge al cordoglio una consegna rivolta allo Stato. Nel testo di Mattarella il 46° anniversario affida il caso Ustica agli atti e alla pressione diplomatica dei familiari.

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Il 46° anniversario arriva con una frase istituzionale netta

Mattarella sceglie il registro del dovere. Il testo presidenziale parla di una catastrofe ormai inscritta nella storia repubblicana, di vicinanza ai familiari e di 81 vite spezzate. La parola che pesa di più è “ricomporre”: indica un lavoro ancora aperto sugli atti, sulle rogatorie internazionali e sulle responsabilità rimaste senza autore materiale riconosciuto in sede penale.

Le cronache di RaiNews coincidono con il nucleo fattuale già fissato nel testo del Colle: anniversario, tratta Bologna-Palermo, numero delle vittime e richiamo alla ricerca della verità. Il riscontro giornalistico consolida il perimetro definito dalla dichiarazione presidenziale.

Il volo IH870 nella sera del 27 giugno 1980

Il volo Itavia 870 partì dall’aeroporto Guglielmo Marconi di Bologna alle 20.08, circa due ore dopo l’orario previsto, con arrivo programmato a Palermo alle 21.15. La rotta era una linea civile ordinaria. La perdita del contatto trasformò una tratta interna in uno dei fascicoli più lunghi della giustizia repubblicana.

Il sito dell’Associazione Parenti delle Vittime della Strage di Ustica colloca partenza e arrivo programmato negli stessi orari. Il portale del Ministero della Cultura conferma il numero complessivo delle persone a bordo e fissa la scheda storica sul DC9 I-TIGI, a conferma della matrice civile del volo.

Lutto e parti mancanti negli accertamenti

Nel testo presidenziale lutto e accertamento stanno nello stesso periodo. La via della ricerca della verità è descritta come già percorsa in parte. Gli atti giudiziari e il ramo civile hanno fissato perimetri più stretti sulle ipotesi iniziali di cedimento o bomba a bordo. La zona rimasta senza nome riguarda chi ordinò, chi eseguì, quali tracciati furono conservati e quali movimenti militari attraversarono quella sera.

La formula scelta dal Capo dello Stato ha un peso istituzionale perché evita il ricordo isolato dal fascicolo. La solidarietà ai familiari entra insieme alla richiesta di ricomporre quanto accadde. Nel linguaggio del Quirinale la vicenda resta materia di responsabilità statale.

La giustizia civile e il peso dei Ministeri

Nel ramo civile, la Cassazione ha legato i Ministeri della Difesa e delle Infrastrutture alla responsabilità da omessa vigilanza e controllo sulla situazione nei cieli. La pronuncia lascia senza nome il pilota o lo Stato straniero coinvolto nell’abbattimento. Colloca però l’obbligo dello Stato italiano in una fascia diversa dalla commemorazione.

Sky TG24 e Corriere della Sera hanno richiamato il risarcimento a Itavia maturato dopo la sentenza d’appello e arrivato fino alla Suprema Corte. La cifra processuale rende visibile un nesso spesso coperto: il disastro colpì le famiglie e trascinò anche la compagnia proprietaria del velivolo.

Il 1999 di Priore dentro il richiamo del Colle

La sentenza-ordinanza del giudice istruttore Rosario Priore, depositata nel 1999, collocò la caduta del DC9 in un’azione militare di intercettamento. Quel riferimento lasciò senza nome mandanti ed esecutori e tolse forza alla normalità di un incidente aeronautico.

Regione Emilia-Romagna ha richiamato proprio quella formula nel messaggio per il 46° anniversario e l’ha legata alla richiesta dei familiari contro l’archiviazione dell’inchiesta romana. È il passaggio che fa del 2026 un anniversario giudiziariamente vivo: la commemorazione arriva mentre il fascicolo penale incontra un nuovo bivio.

Bologna porta il 27 giugno nei luoghi della città

La giornata bolognese del 27 giugno 2026 si apre a Palazzo d’Accursio alle 11.30 con l’incontro fra sindaco Matteo Lepore, Associazione e parenti. La sera si sposta al Parco della Zucca, dove alle 21.15 il Coro del Teatro Comunale di Bologna canta davanti al Museo.

Il Comune di Bologna ha previsto anche l’apertura straordinaria del Museo dalle 10 alle 23.30. La scansione degli orari parla da sé: la mattina il caso entra nell’aula civica, la sera torna davanti al relitto. La città lega la dimensione istituzionale al luogo fisico in cui il DC9 ricomposto continua a interrogare chi entra.

Il Museo come prova materiale

Nel Museo per la Memoria di Ustica, in via di Saliceto 3/22, i resti riassemblati del DC9 sono circondati dall’installazione permanente di Christian Boltanski. Le 81 lampadine richiamano le vittime e gli 81 specchi neri accompagnano il cammino attorno al velivolo. Dietro ogni specchio, un altoparlante custodisce frasi sussurrate.

Il relitto opera come reperto vivo. La sua collocazione trasforma il caso in esperienza fisica: il visitatore percorre un ballatoio, incontra gli oggetti personali e misura la distanza fra la vita quotidiana dei passeggeri e l’evento militare che spezzò il volo.

La richiesta di archiviazione e la sede diplomatica

Nel 2026 il versante più vicino all’attualità riguarda la richiesta di archiviazione dell’inchiesta romana aperta dopo le dichiarazioni di Francesco Cossiga del 2008. La presidente dell’Associazione, Daria Bonfietti, ha chiesto al governo un intervento davanti al Gip tramite l’Avvocatura dello Stato.

La domanda dei familiari riguarda la sede diplomatica. Le rogatorie e gli archivi dei Paesi alleati sono il terreno sul quale si misura l’ultima distanza fra verità processuale sull’evento e assenza di nomi nel ramo penale. Per le istituzioni, l’anniversario del 2026 alza il prezzo politico dell’inerzia.

La portata istituzionale del messaggio del 2026

Il messaggio del Presidente imprime una conseguenza netta: impedisce che il 27 giugno diventi una data solo cerimoniale. La parola del Colle colloca Ustica fra i casi in cui la Repubblica conserva un obbligo verso i cittadini morti e verso chi chiede ancora nomi, catena degli ordini e documenti esteri.

A separare questa giornata da un rito civile ordinario è la materia trattata. Qui il ricordo attraversa i luoghi della città e il linguaggio delle istituzioni. Entra nei rapporti fra Stati, nella gestione degli archivi militari e nella capacità italiana di chiedere collaborazione agli alleati senza arretrare davanti al tempo trascorso.


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 Junior Cristarella

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