Intervista a cura di GILBERTO SCALABRINI
Norcia, 25 giugno 2026 – La piazza di San Benedetto brulica di turisti. Le biciclette sfilano verso Castelluccio, i tavolini dei bar sono pieni, le famiglie passeggiano tra Corso Sertorio, piazza San Benedetto e le strade ritrovate del centro storico. Norcia ha il volto sorridente di un’estate che sa di rinascita.
In questo clima vivace, tra il ritorno dei visitatori e la riapertura dei suoi luoghi simbolo, incontriamo il sindaco Giuliano Boccanera. Schietto nei modi, ottimista ma concreto nelle analisi, guarda alle ultime sfide della ricostruzione e alla candidatura di Norcia a Capitale italiana della Cultura 2033.
L’estate rappresenta da sempre un banco di prova per Norcia. I numeri stanno confermando una vera ripresa dopo gli anni difficili del post-sisma?
Assolutamente sì. È un dato importante e visibile agli occhi di tutti. In questi giorni Norcia è piena di turisti che salgono a Castelluccio, anche in bicicletta, per ammirare la fioritura. Un segnale molto positivo arriva anche dal ritorno dei ritiri sportivi. Grazie all’impegno di Casa Bianconi stiamo nuovamente ospitando squadre importanti. In questo momento c’è il Rijeka, formazione che partecipa ai preliminari di Champions League. Sono segnali concreti che ci dicono che Norcia sta tornando gradualmente ai livelli precedenti al terremoto.
Quanti posti letto sono oggi disponibili e quanto manca ancora per tornare ai livelli precedenti al terremoto?
Attualmente siamo intorno al 60 per cento dei circa 3.700 posti letto che Norcia poteva offrire prima del sisma. C’è ancora strada da fare, ma il percorso di recupero procede.
Norcia vive di turismo religioso, culturale e gastronomico. I visitatori si fermano più giorni o prevale ancora il turismo “mordi e fuggi”?
I dati ci dicono che la permanenza media è di 2,4 giorni, quindi circa due notti. Un risultato che ci colloca pienamente nella media regionale e che consideriamo positivo.
Qual è la sfida per aumentare la permanenza media?
Dobbiamo offrire sempre più servizi e soprattutto esperienze. Il turista deve sentirsi parte del territorio, viverlo, raccontarlo. Solo così può trasformarsi nel miglior ambasciatore di Norcia.
Oggi la fioritura di Castelluccio continua ad attirare visitatori da tutta Italia e dall’estero, ma anche la riapertura della Basilica di San Benedetto ha avuto un impatto straordinario. Stiamo vedendo arrivare molti olandesi e francesi, una presenza che prima del terremoto era decisamente meno consistente. E poi c’è il Cammino di San Benedetto, che porta con sé un messaggio di straordinaria attualità in un’Europa attraversata da crisi e divisioni.
Quali saranno gli appuntamenti di punta dell’estate nursina?
L’11 luglio consegneremo la prima edizione del Premio Internazionale San Benedetto al cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme, per il suo instancabile impegno a favore della pace e del dialogo. Sarà un evento di grande prestigio. Accoglieremo inoltre la città di Osimo che, attraverso la storica Festa del Covo, renderà omaggio alla Basilica di San Benedetto con una straordinaria opera realizzata a mano con milioni di spighe di grano intrecciate. Rimarrà esposta per alcuni giorni all’interno della Basilica come simbolo di rinascita e vicinanza. Ma non sarà l’unico appuntamento di rilievo. A questo si aggiungono numerosi eventi di musica, teatro e sport che accompagneranno l’intera estate nursina.
Chi sceglie oggi Norcia e il Parco dei Sibillini?
Soprattutto famiglie, giovani e sportivi. Il Monte Vettore rappresenta una meta privilegiata per gli escursionisti e per chi ama la montagna. Nei fine settimana raggiungiamo numeri davvero importanti, con tantissimi visitatori che arrivano anche dalle vicine Marche.
A quasi dieci anni dal terremoto, qual è lo stato della ricostruzione pubblica e privata?
La priorità resta accelerare la ricostruzione privata per consentire ai cittadini di rientrare nelle loro case. Sono convinto che entro la fine dell’anno molte SAE verranno finalmente lasciate. Sul fronte pubblico, invece, gran parte degli interventi è stata completata. Proprio in questi giorni abbiamo ottenuto altri 32 milioni di euro destinati a nuove opere che ci permetteranno di completare alcune delle opere strategiche ancora in programma. Rimane poi il tema delle numerose chiese ancora da recuperare nelle frazioni e nel territorio. I lavori stanno procedendo, ma il patrimonio da ricostruire è davvero vasto.
La Basilica restaurata rappresenta un nuovo punto di svolta per il turismo internazionale legato alla figura di San Benedetto?
Senza dubbio. Solo ieri abbiamo accolto un gruppo di visitatori canadesi, mentre nei giorni scorsi sono arrivati pellegrini da Israele. Il nome di Norcia sta tornando ad avere una forte visibilità internazionale. Del resto la nostra storia insegna che questa città, dopo ogni terremoto, ha sempre trovato la forza di rialzarsi.
Norcia sta riuscendo a trattenere i giovani e ad attrarre nuove famiglie?
In questo momento non registriamo fenomeni particolarmente preoccupanti. Dopo il sisma alcune famiglie si erano trasferite altrove, ma oggi stiamo assistendo a un ritorno. Sempre più famiglie chiedono di stabilire qui la propria residenza. Un segnale incoraggiante. Il lavoro non manca: oltre alla ricostruzione, ci sono le attività della norcineria, i caseifici e numerose altre realtà che cercano personale. Stiamo inoltre vedendo arrivare famiglie provenienti dal Nord Italia che hanno scelto Norcia come luogo in cui vivere.
Oggi chi si ferma a Norcia vuole investire, fare impresa e costruire qui il proprio futuro?
Assolutamente sì. A Norcia c’è un fermento economico molto forte. Ce lo confermano anche i responsabili degli istituti di credito e dell’ufficio postale. C’è voglia di investire e di guardare avanti.
Qual è il prossimo grande obiettivo dell’amministrazione sul piano culturale e turistico?
La candidatura di Norcia e della Civitas Appenninica a Capitale italiana della Cultura 2033. Si tratta di un progetto che coinvolge oltre 500 comuni dell’Appennino centrale e che punta a valorizzare la rinascita dei territori colpiti dal sisma, l’identità delle comunità montane e il messaggio universale di San Benedetto. Sarebbe un’occasione straordinaria per rafforzare la crescita culturale, sociale ed economica del territorio e proiettare Norcia in una dimensione europea.
Se dovesse immaginare Norcia tra vent’anni, come vorrebbe che fosse?
Boccanera sorride, allarga le braccia e si concede una pausa prima di rispondere.
«Bella domanda». Vorrei lasciare una Norcia sicura dal punto di vista sismico, affinché le nuove generazioni non debbano mai vivere quello che abbiamo vissuto noi. Ma vorrei anche una città culturalmente preparata, capace di attrarre persone che scelgano di vivere qui per la qualità della vita, la tranquillità, la spiritualità e il senso di comunità. In una parola, vorrei una Norcia bella e libera.
(Dallo speciale del Corriere dell’Umbria)
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Gilberto Scalabrini
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