San Bartolomeo, una medicina che sa “farsi prossima”


«I nostri figli avevano problemi ai denti da circa quattro anni e non avevamo la possibilità di curarli. Questo ha avuto un impatto negativo su di loro. Il primogenito si vergognava di sorridere e non voleva giocare con i suoi compagni», dicono Issam Hussein, siriano, e sua moglie Aisha Alali, di origine siriana e proveniente dal Libano, genitori di Baha-Din, Ritash e Daja-Din. Fanno parte delle 1000 persone beneficiarie, in tre anni, del progetto San Bartolomeo, promosso da Comunità di Sant’Egidio, Ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola, Fondazione dell’Ospedale, Deloitte e Fondazione Deloitte.

«Siamo venuti a conoscenza di questa opportunità nella Comunità di Sant’Egidio. Ci hanno inserito nel programma e abbiamo iniziato subito le cure. I medici e il personale non ti lasciano mai, ti ascoltano e tentano sempre di darti tutto il possibile», spiega Hussein nel video del progetto. «Per noi si è aperta un’opportunità. Qualcosa a cui non avevamo accesso: la possibilità di curare i nostri figli. La parola che mi viene in mente per descrivere il progetto è “grazie”».

1.047 persone assistite dal 2023 ad oggi

Il progetto San Bartolomeo continua ad ampliare il proprio impatto e, nell’Aula Magna dell’Ospedale Isola Tiberina-Gemelli Isola, ha riunito tutti i promotori – Comunità di Sant’Egidio, Ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola, Fondazione dell’Ospedale, Deloitte e Fondazione Deloitte – per fare il punto sui risultati ottenuti e sugli obiettivi futuri. Dal 2023 a oggi il progetto è riuscito ad assistere 1.047 persone in condizione di fragilità sociale ed economica che, in molti dei casi, avrebbero rinunciato a curarsi.

All’incontro hanno partecipato Leonardo Gallitelli, presidente Ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola, Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, Fabio Pompei, ceo Deloitte Central Mediterranean, Giusi Lecce, medico referente del Progetto per la Comunità di Sant’Egidio, Ahmad Al Khoder, mediatore di odontoiatria della Comunità di Sant’Egidio, Marco Di Dio, responsabile Uos Odontoiatria dell’Ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola, Aurora Poggi, infermiera dell’Ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola, Guido Borsani, presidente di Fondazione Deloitte, Silvana Perfetti, chair Deloitte Central Mediterranean, Sergio Alfieri, direzione Area Clinico-Scientifica dell’Ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola, Giovanni Arcuri, direttore generale dell’Ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola.

Il progetto in numeri

Basato sul concetto della “presa in carico”, il progetto San Bartolomeo prevede che ogni paziente venga seguito lungo tutto il percorso di cura: dalla comunicazione del bisogno fino al follow-up, oltre al supporto offerto anche a eventuali familiari in difficoltà. Con prestazioni sanitarie in ambito di odontoiatria, ginecologia e ostetricia, senologia, oculistica e ortopedia, il progetto ha già portato all’erogazione di 3.660 prestazioni specialistiche.

Con prestazioni sanitarie in ambito di odontoiatria, ginecologia e ostetricia, senologia, oculistica e ortopedia, il progetto ha già portato all’erogazione di 3660 prestazioni specialistiche

Il 70% dei pazienti è donna

Tra i pazienti presi in carico finora, il 70% è donna, sono oltre 140 i minori che hanno beneficiato di cure odontoiatriche specialistiche. «Per noi un sorriso è un gesto spontaneo di gioia, spesso un biglietto da visita. Per chi scappa dalla guerra o è ai margini della società è un ulteriore elemento di vulnerabilità e di vergogna», ha detto Marco Di Dio, responsabile Uos Odontoiatria dell’Ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola.

35 nuovi nati

Durante l’assistenza alle pazienti, sono nati 35 bambini. Sono stati 85 i ricoveri ospedalieri registrati, di cui oltre 20 relativi a pazienti oncologici, a testimonianza della capacità della struttura di gestire patologie ad elevata complessità. La continuità assistenziale ha rappresentato un elemento cardine del modello di cura adottato: il 34% dei pazienti ha ricevuto un follow-up continuativo, percentuale che nel settore odontoiatrico pediatrico si attesta al 23% dei minori in carico.

Una medicina che sa farsi prossima

«Dietro ciascuno dei mille pazienti che abbiamo accompagnato in questi tre anni ci sono storie, volti, persone che hanno trovato nel nostro ospedale cura, accoglienza e ascolto», ha detto Leonardo Gallitelli, presidente dell’Ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola. «Il Progetto San Bartolomeo è la testimonianza concreta di una medicina che sa farsi prossima, raggiungendo chi nella fragilità rischierebbe di essere lasciato indietro».

Sostegno sociale e sanitario

«Frutto di una positiva collaborazione tra Sant’Egidio, il Gemelli Isola Tiberina e Deloitte, il progetto San Bartolomeo, ha raggiunto un importante traguardo», ha affermato Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio. «La mediazione culturale e linguistica effettuata ha contribuito ad aggiungere al sostegno sociale anche quello sanitario rafforzando l’obiettivo di una piena integrazione. Per questo e tanti altri motivi il progetto rappresenta una speranza e un impegno per il futuro, perché il diritto alla salute sia sempre equamente garantito a tutti, a partire dai più fragili».

Verso un modello replicabile

«Il progetto San Bartolomeo ci ricorda che quando pubblico, privato e Terzo settore collaborano possono generare un impatto di valore per le persone e le comunità», ha detto Fabio Pompei, ceo Deloitte Central Mediterranean. «I numeri dei primi tre anni hanno reso San Bartolomeo una best practice e sono l’inizio di un percorso che vuole trasformare questa iniziativa in un modello replicabile, contribuendo a rendere più ampio e inclusivo l’accesso ai servizi sanitari».

Rendere accessibili le cure a chi è più vulnerabile

Il tema dell’accessibilità alle cure è al centro del progetto San Bartolomeo: i pazienti coinvolti sono persone che avrebbero avuto difficoltà a curarsi a causa di molteplici barriere tra loro interconnesse: non solo quelle economiche, ma anche linguistiche, burocratiche, culturali e psicologiche, che richiedono soluzioni di supporto multidimensionali, concretizzate nel progetto grazie ai diversi attori coinvolti. Tra i servizi di supporto sociale c’è la mediazione linguistica e culturale fornita dalla Comunità di Sant’Egidio. Inoltre, per accompagnare e orientare al meglio i pazienti durante il loro percorso sono stati realizzati dei kit multilingua.

Modello collaborativo integrato tra pubblico, privato e Terzo settore

La governance del progetto San Bartolomeo vanta un modello collaborativo integrato tra pubblico, privato e Terzo settore che mette insieme competenze complementari: la Comunità di Sant’Egidio fa da ponte tra pazienti vulnerabili e sistema sanitario attraverso l’accoglienza, l’individuazione dei bisogni e la mediazione culturale; l’Ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola  eroga i servizi di cura mediante le competenze cliniche specialistiche; la Fondazione dell’Ospedale ha un ruolo centrale nella sensibilizzazione rispetto al progetto e nella creazione delle rete di attori e promotori; Deloitte e Fondazione Deloitte svolgono il coordinamento e il monitoraggio dei diversi ambiti progettuali, oltre a sviluppare una strategia integrata di comunicazione.

Foto in apertura di Patty Brito da Unsplash e, nell’articolo, da ufficio stampa Deloitte. Video dell’autrice

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 Ilaria Dioguardi

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