Quando si pensa a Bruges, e più in generale alle Fiandre, vengono subito in mente i canali, le torri medievali e l’atmosfera sospesa che le è valsa il riconoscimento UNESCO. Eppure questa città fiamminga non è soltanto custode del proprio passato: negli ultimi anni ha investito con decisione in una strategia culturale orientata al futuro, affiancando alla conservazione del patrimonio una visione contemporanea del tessuto urbano. L’inaugurazione di BRUSK nel maggio 2026 è uno dei tasselli più significativi di questa trasformazione. Il nuovo centro d’arte di Musea Brugge nasce come luogo aperto, multidisciplinare e inclusivo, ma soprattutto come motore di una più ampia evoluzione che coinvolge l’intero Quartiere dei Musei.
BRUSK a Bruges: architettura contemporanea che dialoga con il centro storico medievale
Progettato dagli studi Robbrecht en Daem architecten e Olivier Salens architecten, BRUSK nasce dalla sfida di inserirsi nel cuore storico di Bruges senza alterarne l’equilibrio. La collaborazione tra i due studi si fonda su una lunga conoscenza maturata in città e su una scelta progettuale condivisa: “La giuria è stata coraggiosa perché ha creduto in un’idea non convenzionale per uno spazio espositivo”. L’edificio non cerca di imporsi sul contesto, ma si sviluppa per stratificazioni, costruendo un dialogo continuo con il Belfort, la Chiesa di Nostra Signora e il tessuto medievale circostante. “Siamo entrambi molto ispirati dai contesti storici. Ci danno energia e idee. Ogni edificio deve rispondere a un luogo specifico, a esigenze specifiche e a persone specifiche”. Questa logica si riflette anche nell’organizzazione interna: il piano terra funziona come estensione della città, uno spazio pubblico attraversabile che mantiene attivo il flusso urbano. Sopra, le due grandi sale espositive – da circa 800 e 1.600 metri quadrati – si configurano come ambienti continui e flessibili, privi di colonne e pensati per grandi installazioni e mostre internazionali. “Abbiamo preso il modello dello studio tradizionale illuminato dalla luce del nord e ne abbiamo semplicemente cambiato la scala”, spiegano gli architetti. Le proporzioni generose e la luce naturale trasformano gli spazi in ambienti quasi scenografici, dove l’architettura diventa strumento espositivo.
La Scala di BRUSK: spazio pubblico, affresco di Laure Prouvost e museo aperto alla città
Fin dalle prime fasi progettuali, l’obiettivo non era realizzare un museo tradizionale. “Molto presto è emersa l’idea di un piano terra completamente aperto. Volevamo restituire questo spazio alla città”, spiegano gli architetti. Da questa intuizione nasce uno degli elementi più innovativi di BRUSK: oltre 2.500 metri quadrati di spazio pubblico attraversabile liberamente, pensato come una piazza urbana coperta che connette due estremità di Bruges. Qui trovano posto aree di incontro, eventi, il Bar Brusk e servizi aperti agli abitanti. Il cuore di questo sistema è la Scala, asse verticale e percorribile che attraversa l’edificio da nord a sud. È qui che si sviluppa una delle opere più significative dell’intero progetto: The Whispering Walls Rêve di Laure Prouvost, un affresco monumentale di circa 350 metri quadrati che trasforma la scala in un vero dispositivo narrativo. L’opera non si limita a decorare lo spazio, ma lo costruisce percettivamente. Salendo o scendendo la Scala, il visitatore attraversa una sequenza di immagini che mutano gradualmente: sul lato nord emergono riferimenti alla città storica, alle sue architetture e ai suoi abitanti; salendo verso sud, le forme si dissolvono e lasciano spazio a elementi naturali e paesaggistici, in dialogo con il futuro parco museale.
Rigenerazione urbana a Bruges: il Quartiere dei Musei tra BRON, Groeningemuseum e nuovo parco culturale
BRUSK rappresenta il fulcro di un più ampio progetto di rigenerazione urbana che ridefinisce l’intero Quartiere dei Musei come un sistema continuo di cultura, ricerca e spazio pubblico. Non si tratta semplicemente di aggiungere nuovi edifici, ma di costruire un insieme urbano coerente e integrato. Accanto al nuovo centro d’arte è già attivo da novembre 2025 BRON, polo di ricerca scientifica di Musea Brugge. Il complesso, che ha sede in un’ex scuola risalente agli Anni Trenta, oggi riunisce biblioteca, archivio e spazi di studio. Inoltre, nei prossimi anni il masterplan proseguirà con il rinnovo del Groeningemuseum – una delle più importanti istituzioni culturali delle Fiandre, le cui opere di punta saranno temporaneamente ospitate al BRUSK durante la chiusura per restauro – e con la realizzazione del nuovo parco museale, previsto per il 2031. Quest’ultimo sarà un sistema paesaggistico articolato: la riapertura di antichi canali, insieme a percorsi pedonali, aree verdi e installazioni artistiche all’aperto, costruirà una continuità fisica e visiva tra architetture, acqua e morfologia urbana.
Sostenibilità e futuro di Bruges: cultura, energia verde e nuove infrastrutture
La trasformazione di Bruges si inserisce in una più ampia strategia di riposizionamento. La città sta progressivamente costruendo un’identità che non si limita alla conservazione, ma che sperimenta nuovi modelli di produzione culturale. In questo scenario si collocano il modernissimo Concertgebouw Brugge (realizzato dallo stesso Robbrecht en Daem), centro internazionale per la musica e le arti performative, e la Bruges Triennial, che ha trasformato il centro storico in un laboratorio diffuso di arte e architettura contemporanea. BRUSK rafforza questa visione anche attraverso la sostenibilità ambientale: il complesso è alimentato da un sistema geotermico che serve l’intero sito museale e da una copertura di circa 1.300 metri quadrati di pannelli fotovoltaici integrati. “A un certo punto ci siamo resi conto che stavamo progettando un edificio quasi cristallino”, raccontano i progettisti. “Così abbiamo deciso che non sarebbe stato un edificio rosso, come tutti quelli della città, ma un edificio verde”. Questa scelta non è solo tecnologica, ma anche urbana: il colore e i materiali stabiliscono una continuità visiva con il futuro parco e con il paesaggio intorno. Bruges si apre così a una nuova fase, in cui architettura, arte e sostenibilità diventano strumenti per ripensare il rapporto tra storia e contemporaneità.
Carolina Chiatto
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