cinque domiciliari e società sequestrata


L’atto cautelare separa il destino dell’impianto da quello dei suoi vertici. La gestione continua sotto controllo giudiziario mentre le condotte attribuite alle persone e all’ente entrano nel vaglio dei giudici.

Stato giudiziario: l’inchiesta è ancora alle indagini preliminari. Le responsabilità personali e quella della società saranno definite nelle sedi competenti.

Sommario dei contenuti

Cinque domiciliari: i destinatari dell’ordinanza

La misura riguarda Giovanna Picone, manager di Impianti Srr insieme ai tecnici Salvatore Parlatore e Giuseppe Bellavia. Ai domiciliari anche i responsabili d’area Angelo Collodoro e Salvatore Falduzza.

Gli addebiti sono formulati a vario titolo. Il Gip ha accolto la richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta e ha affiancato alle misure personali il sequestro preventivo della società. L’elenco dei destinatari coincide con il resoconto di ANSA, che conferma anche l’intervento sulle quote sociali.

Pi-Greco ha seguito i flussi per ventuno mesi

L’attività investigativa copre il periodo compreso tra agosto 2023 e aprile 2025, pari a ventuno mesi di calendario. I Carabinieri del NOE di Caltanissetta e del Reparto territoriale di Gela hanno usato intercettazioni e videosorveglianza. Sul terreno si sono aggiunti osservazioni, pedinamenti, controlli amministrativi, acquisizioni documentali e monitoraggio dei flussi in ingresso e trattamento.

L’incrocio fra movimenti fisici dei rifiuti e documentazione dell’impianto ha consentito di seguire i conferimenti lungo l’intero arco investigativo. Lo stesso intervallo temporale compare su RaiNews.

Il sequestro del 2021-2022 e l’apporto di Arpa Sicilia

Pi-Greco deriva dal monitoraggio avviato dopo un sequestro delle vasche disposto tra il 2021 e il 2022 in un fascicolo distinto. Arpa Sicilia ha affiancato i controlli sul sito. La sequenza descrive un’attività investigativa nata da accertamenti già aperti e non da un’ispezione isolata.

Il raccordo tra il sequestro precedente e l’indagine della Dda compare anche nella cronaca de La Sicilia.

Vasca E: 1.200 operazioni e fino a 12 mila tonnellate

Nella vasca E i rifiuti solidi urbani indifferenziati sarebbero arrivati senza i cicli di trattamento previsti e sarebbero poi stati interrati dopo le movimentazioni interne. Il conteggio cautelare indica almeno 1.200 presunte operazioni illecite e una massa complessiva stimata tra 10.000 e 12.000 tonnellate.

Rapportando la massa alla soglia minima di 1.200 operazioni si ottiene un intervallo di 8,3-10 tonnellate per movimento. Con un numero di operazioni superiore a 1.200, la media scenderebbe. Sul periodo di ventuno mesi, la soglia minima equivale ad almeno 57 episodi al mese. Sono calcoli riferiti all’insieme dei fatti contestati e non attribuiscono responsabilità a singoli conferimenti. La quantificazione coincide con quella pubblicata nelle pagine di la Repubblica.

Due flussi distinti nelle contestazioni

Il primo flusso riguarda i rifiuti urbani indifferenziati associati alla vasca E e alla stima da 10.000-12.000 tonnellate. Il secondo riguarda la frazione biodegradabile proveniente dai comuni consorziati, destinata al trattamento dentro la piattaforma prima dello smaltimento.

Alla frazione biodegradabile non viene associata una massa complessiva separata. Sommare quel flusso alle tonnellate attribuite all’indifferenziato produrrebbe una cifra priva di base documentale. La separazione fra i due flussi è presente anche nel resoconto di QdS.

Frazione biodegradabile senza stabilizzazione e incendi nel sito

Nell’ipotesi investigativa la frazione biodegradabile veniva spesso versata in discarica senza il trattamento preventivo di stabilizzazione. Quel trattamento avrebbe dovuto abbassarne la temperatura prima dello smaltimento. L’omissione viene collegata dagli inquirenti alla frequente insorgenza di incendi.

L’associazione fra mancata stabilizzazione e incendi rientra negli addebiti del fascicolo e non equivale alla misurazione pubblica di ogni singolo rogo. Il medesimo collegamento è riportato anche da MeridioNews.

Azienda e quote sequestrate, impianto sotto commissario

Il sequestro preventivo riguarda l’azienda e le quote sociali. Il Gip ha nominato un commissario giudiziale per consentire la prosecuzione dell’attività di gestione dell’impianto. L’attività prosegue sotto l’amministrazione del commissario.

La continuità sotto commissario è confermata anche da BlogSicilia. Il sequestro societario coesiste con l’operatività dell’impianto e non determina la chiusura della discarica.

Quote sociali e controllo pubblico della società

Impianti Srr è una società in house con socio unico la S.R.R. Caltanissetta Provincia Sud. L’intervento sulle quote affianca il sequestro dell’azienda e investe la partecipazione che esercita il controllo sulla società.

Gli atti del Comune di Gela confermano la natura in house. La misura reale raggiunge perciò tanto l’ente gestore quanto la sua struttura proprietaria.

La contestazione alla società ai sensi del decreto 231

Alla Impianti Srr viene contestata la responsabilità amministrativa da reato prevista dal decreto legislativo 231/2001. L’accusa ipotizza condotte compiute nell’interesse dell’ente, con un vantaggio economico legato al risparmio sui costi di gestione e smaltimento.

Il provvedimento richiama anche l’assenza di modelli organizzativi idonei a prevenire illeciti della stessa specie. La posizione dell’ente si affianca alle misure personali e segue un accertamento autonomo. La contestazione e il risparmio di spesa compaiono anche nel resoconto di Viu.

L’AIA del 2013 come parametro degli addebiti

Le condotte descritte nell’ordinanza vengono rapportate alle prescrizioni dell’Autorizzazione integrata ambientale n. 2523 del 23 dicembre 2013, rilasciata dal Dipartimento regionale dell’Acqua e dei Rifiuti. L’AIA disciplina l’ingresso dei flussi nell’impianto e i trattamenti che precedono lo smaltimento.

L’asserito salto dei cicli di trattamento assume rilievo anche come violazione delle condizioni di esercizio dell’impianto. Il riferimento al provvedimento 2523/2013 compare anche nel portale della Regione Siciliana.

Indagini preliminari: effetti e limiti dell’ordinanza

Il Gip ha ritenuto gli indizi sufficienti per applicare misure cautelari e disporre il sequestro preventivo. Nessuna delle contestazioni equivale a una condanna. Gli ulteriori vagli giudiziari dovranno attribuire le singole condotte e stabilire se l’ente abbia ottenuto il vantaggio economico ipotizzato.

Al 22 giugno il fascicolo è nelle indagini preliminari, dato richiamato dall’Arma dei Carabinieri. Il commissario giudiziale governa l’impianto durante questa fase senza anticipare una decisione sulla responsabilità penale.


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 Junior Cristarella

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