Quest’anno una delle più importanti manifestazioni dedicate alla moda maschile celebra la sua 110 edizione. Nel lontano 1972, Firenze ospitò per la prima volta sfilate interamente dedicate al guardaroba uomo. Poi è arrivato Pitti Uomo, il salone del menswear che continua a richiamare una concentrazione di professionisti, buyer, designer e appassionati che tuttora vengono nella capitale toscana a scoprire le collezioni maschili. Pitti Uomo resta infatti la più grande e influente piattaforma internazionale per l’abbigliamento e gli accessori maschili. Va inoltre ricordato che le settimane della moda dedicate esclusivamente all’uomo, oggi diffuse in tutto il mondo, sono nate circa 30 anni fa. Quindi la kermesse fiorentina è, da sempre, un appuntamento imperdibile.
Il caos e la bellezza secondo Kei Ninomiya
Sebbene Pitti Uomo sia tradizionalmente associato alla moda maschile sartoriale, a Firenze non è mancata un’estetica più ribelle. A portarla in passerella è stato Kei Ninomiya con OUR PUNK – BEAUTIFUL CHAOS, una collezione che afferma come il punk non sia affatto morto, ma continui a vivere all’interno di un sistema moda sempre più in crisi. Attraverso una serie di look che ruotano attorno alla domanda “Che cos’è oggi la vera ribellione?”, il designer suggerisce che il caos possa generare bellezza. Fiori tra i capelli, riferimenti al guardaroba working class e gonne in tartan convivono in una tensione costante tra fragilità e forza dotate di stile e struttura. Pur muovendosi all’interno di un immaginario punk, uno degli elementi più sorprendenti della collezione sono le acconciature: vere e proprie composizioni floreali realizzate tra i capelli dei modelli. A crearle è stato Pablo Kümin, che ha saputo fondere ribellione e bellezza in un unico gesto creativo.
La “No Soundtrack” del marchio danese Sunflower
Per la prima volta il marchio danese Sunflower esce dai confini nazionali per presentare la propria collezione No Soundtrack a Firenze. I modelli hanno sfilato sulla terrazza del Maggio Musicale Fiorentino indossando look dalle silhouette allungate che propongono una visione del ready-to-wear attenta alla sartoria e alla pelle. In passerella si sono susseguite giacche di diverse lunghezze, biker jacket abbinate a pantaloni a gamba dritta, pantaloncini e camicie da pigiama accostate a cappotti inglesi. La palette appare sobria ma vivace: rosa, blu e sabbia dialogano con il classico binomio bianco e nero, creando una sensazione di equilibrio capace di risultare allo stesso tempo elegante e contemporanea. La collezione sembra uscita direttamente dai Tiktok ambientati a Copenaghen, città ormai riconosciuta come una delle capitali mondiali dello stile grazie alla sua estetica minimalista e sostenibile.
Simone Rocha presenta la sua prima collezione uomo
Per la prima volta il marchio di Simone Rocha sfila a Firenze. Già nelle settimane precedenti era stata annunciata la presentazione della sua prima collezione interamente dedicata all’uomo durante Pitti Uomo 110. La designer irlandese, ormai figura consolidata della London Fashion Week, è nota per un’estetica romantica, quasi vittoriana, ma attraversata da una sensibilità punk. Sebbene i look maschili siano comparsi per la prima volta all’interno delle sue collezioni donna nel 2022, questa rappresenta la sua prima proposta completamente dedicata all’universo maschile. Nello storico Teatro della Pergola hanno sfilato look che potremmo definire romantici, vulnerabili e delicati. Rocha osserva il guardaroba maschile da una prospettiva tutta sua: parte dai codici classici per reinterpretarli attraverso tessuti leggeri, taffettà, organza, ricami e numerosi elementi floreali. A dominare la palette cromatica sono nero, bianco, avorio e accenni di rosso. Pur trasformandone il linguaggio, la stilista non rinuncia agli archetipi dell’abbigliamento maschile: giacche, camicie, grembiuli e scarpe Oxford continuano ad essere presenti. Come Simone Rocha ha raccontato a Vogue Italia, il suo obiettivo era proporre una riflessione sulla tenerezza maschile, contrapponendosi a quei modelli di mascolinità tossica che continuano a essere diffusi nella società contemporanea.
Polimoda Graduate Show
Il giorno prima dell’apertura ufficiale di Pitti Uomo si è concluso l’anno accademico del Polimoda con il Graduate Show: in passerella le collezioni di 18 giovani fashion designer provenienti da tutto il mondo. Ad assistere alla sfilata un pubblico vasto, da Vogue Italia a Luke e Lucie Meier, passando per Eva Cavalli, presente in giuria, fino ad alcuni dei content creator più seguiti del momento.Tra i giovani designer spicca Vincenzo Junior Marrazzo, che ha aperto la sfilata con la collezione The Milk of Virgins. Il suo lavoro indaga la tensione tra purezza e contaminazione, prendendo ispirazione da ciò che appare corrotto ma che, in qualche modo, viene accettato e assimilato. Il pezzo più interessante sono le ormai virali scarpe con il tacco rovesciato, che evocano una sorta di distruzione sulla quale si continua comunque a camminare. Segue l’ucraina Evelina Kryvopust con la collezione Un. Tra le fonti di ispirazione figurano il film La pianista di Michael Haneke con Isabelle Huppert e I Polaroid di Carlo Mollino. La giovane stilista costruisce un linguaggio visivo che guarda a una donna dal fascino classico, sospesa tra perversione, modestia e purezza. Il capo di spicco è un cappotto oversize con una profonda scollatura sulla schiena. Le false maniche volumetriche contribuiscono a creare una silhouette imponente, alleggerita però da kitten heels in pizzo che danno l’illusione di indossare soltanto delle calze. La terza designer da tenere d’occhio è l’israeliana Idan David Segal, che presenta la collezione Frame Me If You Can. Il punto di partenza sono donne tra i settanta e gli ottant’anni che vivono con una certa noncuranza. I loro anni ruggenti coincidono con gli Anni Settanta e Ottanta, il periodo del boom economico e della massima espressione individuale. Tra le influenze emerge anche Iris Apfel, icona del massimalismo. La collezione assume una dimensione quasi museale e scultorea. Il capo più significativo è un cappotto marrone impreziosito da pelliccia sintetica ed elementi accessori. Particolarmente interessante il dipinto portato sotto il braccio, che raffigura il look stesso: un gesto di vanità trasformato in accessorio, come una borsa che custodisce l’immagine della propria portatrice.
Vova Motrychuk
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