Meloni smentisce Trump, Tajani annulla il viaggio negli Usa


Il caso nasce da una telefonata tra Donald Trump e il giornalista Daniele Compatangelo trasmessa da L’Aria che tira. La domanda iniziale riguardava l’Ucraina. Il presidente Usa ha portato il colloquio su Meloni e ha domandato come stesse la premier. Il racconto sulla foto è arrivato dopo quel cambio di argomento scelto dallo stesso Trump.

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Le parole attribuite a Trump

Nella traduzione mandata in onda da La7, Trump ha sostenuto che Meloni fosse contenta di aver parlato con lui e che avesse insistito per una fotografia. Il presidente ha poi affermato che avrebbe potuto rifiutare e che aveva accettato perché gli «faceva pena».

Il lessico costruisce una gerarchia tra chi concede attenzione e chi la chiede. Il riferimento alla pena aggiunge un’umiliazione pubblica al racconto dell’incontro. È questa componente a spiegare la rapidità della replica italiana e la scelta di replicare anche sul piano nazionale.

L’audio inglese non è disponibile

Il video pubblicato online contiene il doppiaggio italiano della conversazione. Reuters e Associated Press hanno registrato la stessa limitazione: la traccia originale in inglese non accompagna il segmento accessibile al pubblico.

La traduzione comunica il contenuto semantico attribuito a Trump. Non permette un controllo sulle parole inglesi, sull’intonazione e sui punti di montaggio. L’attribuzione letterale coincide con la versione diffusa dall’emittente. Un testo inglese indipendente non è agli atti.

Il limite documentale riguarda la formulazione esatta pronunciata al telefono. Le reazioni italiane hanno invece una provenienza autonoma: il video della premier e la comunicazione del ministro degli Esteri sono pubblici e separati dal doppiaggio televisivo.

Meloni risponde da Bruxelles

Meloni ha definito le affermazioni di Trump «totalmente inventate» e si è detta «francamente allibita». Ha contestato il comportamento del presidente Usa verso gli alleati e lo ha paragonato alla maggiore accondiscendenza mostrata con i nemici dell’Occidente. La chiusura è stata netta: «io e l’Italia non imploriamo mai».

ANSA ha registrato la pubblicazione del video mentre la presidente del Consiglio si trovava a Bruxelles per il Consiglio europeo. La sede conta: la risposta è arrivata durante un vertice dell’Unione e ha inserito la frizione bilaterale nel dibattito europeo sui rapporti con gli Stati Uniti.

L’accostamento fra la persona della premier e il nome dell’Italia attribuisce alla smentita una portata istituzionale. Dopo quella frase i ministri non potevano trattare l’episodio come una battuta privata senza lasciare scoperta la carica ricoperta da Meloni.

Tajani ritira la missione negli Stati Uniti

Antonio Tajani ha scritto che le parole rivolte alla presidente del Consiglio erano gravi e offensive e colpivano l’intera Italia. Ha ritirato l’appuntamento americano già calendarizzato.

Xinhua ha registrato il nesso esplicito fra la frase attribuita a Trump e l’annullamento. Il ritiro cambia un impegno di agenda già fissato. La protesta entra nel calendario diplomatico e produce una conseguenza immediata sul rapporto bilaterale.

La scelta di Tajani tutela anche la Farnesina. Una missione mantenuta senza alcuna risposta avrebbe separato la politica estera del ministro dalla posizione espressa dalla presidente del Consiglio poche ore prima.

La telefonata del Quirinale

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha telefonato a Meloni dopo la diffusione delle parole di Trump e le ha espresso solidarietà. La chiamata ha dato alla risposta italiana una dimensione nazionale distinta dalla dialettica fra partiti.

Il Guardian ha riportato la telefonata insieme alle reazioni dei vertici italiani. Il sostegno del Capo dello Stato tutela la carica istituzionale. Le valutazioni politiche sulla precedente vicinanza a Washington proseguono su un altro piano.

La condanna pubblica ha attraversato maggioranza e opposizioni. La convergenza riguarda il diritto della presidente del Consiglio a non subire un’offesa da un capo di Stato straniero. Il giudizio sulla linea seguita finora con Trump continua a dividere le forze parlamentari.

Dal sorriso di Évian allo scontro in due giorni

Il 16 giugno il tono pubblico era opposto. Euronews ha registrato uno scambio a margine del G7. António Costa ha chiesto se i due fossero tornati amici. Meloni ha risposto che lo erano sempre stati. Trump ha detto di essere stato abbandonato e la premier ha negato sorridendo.

Il giorno seguente Meloni aveva descritto il rapporto come immutato e aveva escluso la necessità di chiarimenti sulle divergenze. Il 19 giugno la narrazione del riavvicinamento è stata rovesciata dalla telefonata televisiva.

Nel nostro articolo del 13 giugno, G7 Évian, Meloni punta su Iran e Ucraina con Trump, avevamo descritto il tentativo italiano di mantenere aperto il dialogo sui dossier internazionali. La vicinanza temporale dà alla frase un peso maggiore: arriva dopo il riavvicinamento mostrato davanti alle telecamere e ne contraddice il tono.

Il perimetro probatorio delle immagini del G7

Le fotografie e i filmati pubblici attestano che Meloni e Trump hanno parlato più volte a Évian. I due sono stati ripresi accanto dopo la foto di gruppo e seduti su un piccolo divano. Queste immagini documentano il contatto e la cordialità visibile fra i leader.

Nei filmati esaminati non compare una richiesta della premier per ottenere una fotografia. Un’immagine registra presenza e vicinanza. L’intenzione attribuita a una persona richiede parole o atti ulteriori. La versione di Trump su come nacque la foto rimane contestata da Meloni.

El País ha descritto l’episodio come una nuova crisi nei rapporti fra Roma e Washington. La frizione nasce proprio dalla distanza fra una scena pubblica cordiale e il significato umiliante attribuitole due giorni dopo dal presidente statunitense.

Dall’apertura del 2025 alle frizioni del 2026

Meloni era stata l’unica leader dell’Unione europea presente all’insediamento di Trump nel 2025 e aveva investito sul rapporto personale per mantenere un canale fra Washington e Bruxelles. Quella posizione le aveva dato accesso al presidente Usa anche nei momenti di tensione transatlantica.

Il Financial Times ha collegato lo scontro di giugno alle divergenze maturate sulla guerra con l’Iran e alle critiche di Trump a Papa Leone XIV. Ad aprile il presidente Usa aveva già accusato Meloni di non sostenerlo e aveva messo in dubbio la fermezza della premier.

La risorsa politica colpita il 19 giugno è il rapporto personale usato da Palazzo Chigi per parlare con Washington. Un canale di questo tipo richiede riconoscimento reciproco. Dopo una smentita così netta, ogni nuova immagine di cordialità sarà politicamente più onerosa per la premier.


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 Junior Cristarella

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