Un contributo fino a 10mila euro annui per restare a Bologna. Non è un annuncio, ma la nuova misura varata nel capoluogo dell’Emilia-Romagna per frenare l’esodo dei giovani alle prese con il caro casa. L’iniziativa è rivolta ai neolaureati dell’Università di Bologna e dei neodiplomati degli ITS Academy della Regione, che abbiano conseguito il titolo di studio da non oltre 6 mesi, assunti dalle imprese bolognesi tra il 1° marzo 2026 e il 16 ottobre, giorno di chiusura del bando. I giovani possono fare domanda di accesso al contributo della Camera di commercio dal 15 settembre al 16 ottobre e poi presentare richiesta di finanziamento agevolato alle banche partner fino al 30 giugno 2027.
Il protocollo d’intesa è stato firmato a Palazzo della Mercanzia tra la Camera di commercio e alcuni istituti di credito. L’obiettivo è quello di dare ai giovani un motivo concreto in più per scegliere Bologna e sostenere il sistema economico favorendo la permanenza di risorse umane qualificate nel tessuto produttivo locale.
Come funziona il contributo all’affitto per i giovani di Bologna
Secondo quanto previsto dall’iniziativa, i neolaureati dell’Università di Bologna e i neodiplomati degli ITS Academy dell’Emilia-Romagna avranno la possibilità di ottenere fino a 10.000 euro complessivi per sostenere le spese legate alla casa, grazie all’integrazione di due strumenti:
- il contributo a fondo perduto della Camera di commercio – l’Ente assegnerà loro un sostegno economico forfettario di 3.000 euro. Lo stanziamento complessivo è di 1 milione di euro.
- il supporto finanziario degli istituti di credito aderenti – i beneficiari del contributo camerale potranno richiedere alle banche aderenti al protocollo della Camera di commercio un prestito a tasso zero fino a 7.000 euro, rimborsabile in 5 anni, senza spese di istruttoria o di gestione e senza alcuna richiesta di garanzie personali o reali. L’unico impegno richiesto sarà l’apertura del conto corrente con l’accredito dello stipendio.
Valerio Veronesi, presidente della Camera di commercio di Bologna, ha spiegato: “Il nostro obiettivo è dare una risposta concreta al problema della casa che tanto influisce sulle scelte dei giovani quando iniziano a lavorare. La Camera di commercio di Bologna è la prima in Italia a sperimentare questa formula, unendo le risorse pubbliche all’intervento del sistema creditizio, che ha aderito con grande entusiasmo. Lavorare insieme per trattenere le risorse qualificate nell’area metropolitana significa investire direttamente sulla competitività futura del nostro sistema produttivo”.
Cosa prevede il pacchetto da 10mila euro
Il cuore della misura è dunque un mix di sostegno immediato e credito a condizioni particolarmente favorevoli. La Camera di commercio mette a disposizione un contributo forfettario a fondo perduto di 3.000 euro. Lo stanziamento complessivo annunciato è di 1 milione di euro.
Accanto al contributo diretto, il protocollo prevede la possibilità di accedere a ulteriori 7.000 euro tramite un finanziamento. La combinazione tra quota a fondo perduto e prestito agevolato porta il sostegno complessivo fino a 10.000 euro per ogni giovane che rientrerà nei requisiti stabiliti.
Il finanziamento: tasso zero, niente garanzie e rimborso in 5 anni
Il prestito associato alla misura è a tasso zero e non richiede garanzie personali. Il rimborso inoltre è previsto in cinque anni, una durata che punta a mantenere sostenibile la rata su un orizzonte medio. Per attivare il pacchetto è richiesto un solo impegno formale: l’apertura di un conto corrente con l’accredito dello stipendio.
L’obiettivo della misura
La misura nasce con un obiettivo preciso: alleggerire il costo della casa, variabile che incide sulle scelte di chi muove i primi passi nel lavoro. L’impatto è duplice: da un lato può rendere più affrontabili le spese di ingresso nell’abitazione; dall’altro può favorire la permanenza in città di competenze che, altrimenti, rischierebbero di migrare altrove.
L’intervento della Camera di commercio, con il coinvolgimento delle banche, segnala un approccio “di filiera”: istituzioni economiche e credito provano a cooperare su un problema che tocca sia il mercato del lavoro sia quello immobiliare.
Chi potrà accedere: cosa si sa
I soggetti beneficiari indicati nel bando sono le persone che hanno conseguito la laurea triennale o magistrale o magistrale a ciclo unico presso l’Università di Bologna, sedi distaccate comprese, o il diploma presso un ITS Academy dell’Emilia-Romagna da non oltre 6 mesi alla data dell’assunzione presso la sede/unità locale, risultante da visura camerale, di un’impresa ubicata nell’area metropolitana di Bologna.
La persona dovrà avere un contratto di locazione intestato a proprio nome riferito a immobile ubicato nell’area metropolitana di Bologna, presso il quale sarà stata posta la propria residenza o domicilio. Il contratto di locazione può essere intestato a un parente entro il terzo grado, a condizione che lo abbia stipulato nell’interesse della persona che presenta domanda.
L’assunzione dovrà essere già avvenuta alla data della domanda dell’incentivo e comunque non prima del 1° marzo 2026.
L’assunzione dovrà essere stata formalizzata con regolare contratto e versamento dei contributi previdenziali, secondo una delle seguenti tipologie:
- a tempo indeterminato,
- a tempo determinato non inferiore a 12 mesi,
- apprendistato di alta formazione e ricerca (3° livello) di durata non inferiore a 12 mesi.
Il ruolo delle banche
Il protocollo coinvolge più istituti. Al momento gli istituti di credito che hanno già sottoscritto il protocollo d’intesa sono:
- Emil Banca Credito Cooperativo
- Banca di Bologna Credito Cooperativo
- BCC Felsinea Credito Cooperativo dal 1902
- Banca di Imola SpA
Ma l’iniziativa è aperta a tutti gli istituti di credito che vorranno aderire.
Dove seguire gli aggiornamenti e quando muoversi
Per dettagli, finestre temporali e modulistica, i riferimenti restano i canali ufficiali della Camera di commercio di Bologna e delle banche firmatarie del protocollo.
Le domande di incentivo devono essere inviate esclusivamente dalle ore 11.00 del 15 settembre 2026 fino alle ore 13 del 16 ottobre 2026, con firma digitale della persona richiedente, esclusivamente in modalità telematica mediante la piattaforma Restart. Per l’invio della pratica è richiesto il pagamento dell’imposta di bollo (16,00 euro) che deve essere assolta in modo virtuale, utilizzando esclusivamente PagoPA.
La presentazione della domanda richiede la predisposizione e l’invio della seguente documentazione, a pena di esclusione:
- modello di richiesta incentivo scaricato da Restart al termine della compilazione;
- modulo delle dichiarazioni sostitutive rese dalla persona richiedente, riportante le informazioni su titolo di studio, contratto di lavoro stipulato, contratto di locazione, residenza/domicilio e ogni altra informazione pertinente per l’assegnazione dell’incentivo;
- contratto di lavoro sottoscritto dall’impresa;
- lettera su carta intestata dell’impresa, redatta in base al format indicato dalla CCIAA, con cui si prende atto che il dipendente sta formulando domanda di incentivo, confermando l’avvenuta assunzione con uno dei contratti previsti e che è in servizio alla data di sottoscrizione della lettera. L’impresa si assume anche l’impegno di comunicare le eventuali dimissioni della persona beneficiaria dell’incentivo, ove intervengano entro il 31/07/2027;
- contratto di locazione in corso di validità intestato alla persona che presenta domanda o a parente entro il terzo grado che lo abbia stipulato nell’interesse della persona che presenta domanda.
La mossa di Bologna come segnale al mercato
L’iniziativa invia un messaggio preciso al mercato del lavoro e dell’abitare: trattenere i giovani richiede leve economiche immediate e accordi tra attori diversi. La scelta del tasso zero e l’assenza di garanzie personali puntano a rimuovere barriere all’ingresso che spesso impediscono di cogliere opportunità in città ad alta attrattività.
Resta ora da osservare tempi, criteri e capacità di spesa effettiva. Se l’attuazione sarà rapida e trasparente, Bologna potrebbe aprire la strada ad altri interventi simili, con ricadute concrete sulla mobilità dei giovani e sulla tenuta dell’ecosistema urbano.
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Stefania Giudice
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