Aurora di Murnau apre il Cinema Ritrovato 2026 a Bologna


Il film entra nel festival per la prima volta a quasi un secolo dalla distribuzione americana. La serata accosta una copia ricomposta da materiali sopravvissuti e un cineconcerto distinto dalla traccia Movietone del 1927. La separazione fra immagine restaurata e musica nuova scioglie un equivoco frequente: il recupero filologico riguarda la versione cinematografica americana. Brock firma invece un accompagnamento orchestrale del 2026.

Versione proiettata: edizione originale con sottotitoli. La pagina di Bologna Estate classifica l’appuntamento come gratuito.

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Sei cineteche dietro la versione 4K

Il negativo americano di Sunrise andò perduto nell’incendio dei depositi Fox degli anni Trenta. Il restauro del 2026 nasce dal confronto fra copie positive e materiali incompleti sopravvissuti in istituzioni diverse. San Francisco Film Preserve ha coordinato il montaggio digitale della versione Movietone americana. Il BFI National Archive ha restaurato la traccia ottica.

Le pellicole impiegate provengono anche dal Museum of Modern Art e dalla Cinémathèque royale de Belgique. Al progetto partecipano Eye Filmmuseum e Národní filmový archiv di Praga. Il George Eastman Museum conserva due rulli nitrato del 1927 usati come riferimento per i rapporti tonali. La gradazione è stata svolta a Bologna dal laboratorio L’Immagine Ritrovata.

Nessuna copia superstite possiede da sola tutte le qualità dell’uscita americana. Il montaggio del master ha richiesto un confronto fotogramma per fotogramma fra materiali con usura e generazioni differenti. Una parte offriva maggiore definizione. Un’altra conservava sequenze meno danneggiate. I due rulli nitrato hanno orientato il trattamento dei neri e dei grigi senza sostituire la base del master.

Il progetto comprende altre lavorazioni destinate a sedi diverse dalla serata bolognese. Una copia cecoslovacca derivata dal negativo d’esportazione conserva riprese alternative. Una copia olandese della versione muta restituisce l’inquadratura a piena apertura. La proiezione del 20 giugno riguarda invece il montaggio Movietone distribuito negli Stati Uniti.

La banda Movietone restringe il fotogramma

Aurora appartiene al passaggio fra cinema muto e riproduzione sincronizzata. La distribuzione statunitense comprendeva una copia muta a piena apertura e una copia Movietone con musica ed effetti incisi sulla pellicola. La banda ottica occupava una porzione laterale del supporto. L’area proiettata assumeva così una forma quasi quadrata.

La versione scelta a Bologna segue il ramo Movietone. Il formato stretto modifica la disposizione dei volti e dei set in rapporto alla copia muta. Anche i movimenti di macchina acquistano un rapporto diverso con i margini. Nei primi piani il volto riempie uno spazio verticale compatto. Nelle vedute urbane la folla viene compressa in profondità.

La definizione di film muto descrive l’assenza di dialoghi registrati. Le battute restano affidate alle didascalie. Musica ed effetti possiedono una sincronizzazione incorporata fin dall’uscita americana. Il restauro recupera una forma ibrida nata quando Hollywood stava introducendo il suono fotografico senza abbandonare la grammatica visiva del muto.

La nuova partitura nasce trentotto anni dopo

Timothy Brock aveva già musicato Sunrise a venticinque anni per l’Olympia Film Society. La commissione bolognese arriva trentotto anni dopo quel primo incarico. Il compositore tratta il film come un arco bipartito. La prima metà concentra tensioni scure. La parte urbana amplia il ritmo orchestrale. Nel finale i due registri tornano a incrociarsi.

La scrittura segue anche la musica rappresentata dentro le scene. Brock ha trascritto lo spartito per cornetta visibile durante la sequenza cittadina. Il foglio reca il titolo Midsummer Peasant Dance. Le note stampate non coincidevano con il brano udito nella copia. Il compositore lo ha ricavato di nuovo all’ascolto e lo ha inserito nella partitura.

La musica eseguita in Piazza Maggiore adotta un impianto diverso dall’accompagnamento compilato da Hugo Riesenfeld per l’uscita del 1927. La traccia Movietone appartiene alla storia materiale della copia. Il cineconcerto propone una scrittura autonoma che segue montaggio e azioni visibili dal vivo. La serata fa convivere due epoche sonore senza confonderne l’origine.

Murnau porta Babelsberg negli stabilimenti Fox

Friedrich Wilhelm Murnau arrivò alla Fox dopo Nosferatu e Faust. Sunrise fu il suo primo film americano. William Fox gli concesse mezzi produttivi ben superiori alla media statunitense dell’epoca. La sceneggiatura di Carl Mayer adattò il racconto Die Reise nach Tilsit di Hermann Sudermann.

Il rapporto fra set costruiti e riprese in esterni riprende la pratica maturata a Babelsberg. Murnau impiega prospettive forzate, fondali dipinti, modellini e carrelli per legare campagna e città senza una cesura realistica. Le scenografie di Rochus Gliese evitano riferimenti geografici riconoscibili. Il prologo colloca la vicenda in nessun luogo e in ogni luogo.

Charles Rosher e Karl Struss firmano la fotografia. Alla prima cerimonia degli Academy Awards il loro lavoro ricevette il premio per la fotografia. Il film ottenne anche il riconoscimento per Unique and Artistic Production. La categoria scomparve dopo quella sola edizione. La scheda dell’Academy of Motion Picture Arts and Sciences conserva ancora tale denominazione.

L’AFI Catalog fissa la prima newyorkese al 23 settembre 1927. La Library of Congress ha inserito il film nel primo gruppo del National Film Registry nel 1989. I due riferimenti collocano Sunrise sia dentro la transizione industriale al sonoro sia dentro la politica statunitense di conservazione avviata sessantadue anni dopo.

Dal lago alla città: il movimento morale del film

Un contadino cede al richiamo di una donna arrivata dalla città. Lei gli propone di annegare la moglie e vendere la fattoria. Durante la traversata del lago l’uomo si arresta prima dell’aggressione. La moglie fugge verso il centro urbano. Lui la segue e tenta di ricostruire il rapporto.

I coniugi sono indicati come l’Uomo e la Moglie. L’amante è la Donna della città. L’assenza di nomi individuali trasferisce la vicenda dalla biografia al comportamento. Colpa e perdono vengono affidati a corpi che cambiano postura prima ancora delle didascalie.

Il passaggio dal lago alla metropoli altera il ritmo. La coppia attraversa una chiesa, uno studio fotografico, un salone di barbiere e il luna park. Ogni tappa recupera una forma di vicinanza distrutta nella barca. La folla costringe i coniugi a misurarsi con altre coppie e con riti pubblici.

Il ritorno sul lago riprende il progetto di omicidio attraverso una tempesta reale. I fasci di giunchi preparati per la fuga dell’uomo diventano il mezzo con cui prova a salvare la moglie. La stessa materia cambia funzione dentro il racconto. Murnau converte un oggetto criminale in mezzo di riparazione senza cancellarne l’origine.

Carrelli e sovrimpressioni sostituiscono il dialogo

Il movimento della macchina da presa porta lo spettatore dentro l’azione prima delle didascalie. Nella marcia notturna attraverso la palude il carrello segue l’uomo fra canne e nebbia artificiale. Le sovrimpressioni materializzano il desiderio della fuga urbana e anticipano decisioni ancora taciute.

Durante la sequenza del tram campagna e città vengono raccordate in una continuità impossibile nello spazio reale. Il paesaggio arretra dietro i finestrini. La metropoli appare senza un taglio percettibile. L’assenza di una geografia esatta trasferisce il conflitto dentro il matrimonio.

Il set urbano usa profondità forzata e comparse distribuite su piani diversi. Le figure più lontane hanno dimensioni ridotte per ampliare la scala apparente. La città sembra più vasta del teatro di posa che la contiene. Il Museum of Modern Art richiama l’impiego di miniature e prospettive forzate nei materiali dedicati al film.

La macchina da presa precede i personaggi e li insegue. A volte attraversa porte e folla con una mobilità che rende l’ambiente parte dell’azione. Il film elimina così molte spiegazioni scritte. Il movimento comunica paura, esitazione e riavvicinamento attraverso distanza e direzione.

L’apertura mette il restauro davanti al grande pubblico

A quasi cento anni dalla prima newyorkese Sunrise arriva in Piazza Maggiore nella forma americana ricomposta nel 2026. La serata unisce conservazione e spettacolo pubblico. Il lavoro sulle pellicole entra in una proiezione gratuita destinata a una platea molto più vasta di quella dei laboratori e delle cineteche.

La copia recupera immagini e traccia Movietone. L’accompagnamento dal vivo segue una strada autonoma. Il pubblico incontrerà una base storica accompagnata da musica composta nel presente. La convivenza dei due tempi rende percepibile quanto ogni ritorno in sala dipenda da decisioni filologiche e artistiche.

Il Cinema Ritrovato prosegue fino al 28 giugno. La quarantesima edizione distribuisce le proiezioni fra le sale e gli spazi all’aperto di Bologna. La scelta inaugurale attribuisce al restauro una presenza pubblica immediata. Il film recuperato apre il calendario invece di occupare una sezione laterale.


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 Junior Cristarella

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