Zeropercento, l’impresa che genera impatto sociale con il welfare aziendale


Già nel 2017 era una bottega etica di vicinato, a Milano, nel quartiere di Pratocentenaro, con prodotti biologici, sfusi ed etici, gestita insieme a persone con disabilità. Già 10 anni fa, Zeropercento aveva chiara la sua missione: creare opportunità di lavoro dignitose e professionalizzanti per persone con disabilità attraverso un modello imprenditoriale sostenibile, superare una logica assistenzialistica e costruire contesti di lavoro reali, capaci di generare autonomia, responsabilità e crescita professionale. 

Ora, 10 anni dopo, Zeropercento non è più una bottega, è una cooperativa sociale di tipo B (quelle che svolgono attività con l’obiettivo di inserire nel mondo del lavoro persone svantaggiate o a rischio di esclusione sociale), e mantiene la rotta.

È infatti una realtà che realizza servizi di welfare per le imprese, come la consegna di frutta fresca e snack in ufficio, il catering per eventi, le attività di team building e il volontariato aziendale i percorsi di consulenza in ambito diversity, equity & inclusion, fino alla realizzazione di gadget e omaggi personalizzati per le imprese. 

Zeropercento durante un servizio di consegna lunch box nella sede di Mapei

Un’opportunità nata da un obbligo di legge

Il suo orizzonte? Lo indica Teresa Scorza, founder e ceo dell’azienda. «Eroghiamo dei servizi welfare alle aziende», con l’obiettivo, precisa, «di creare impatto sociale». In che modo? «Abbiamo più dell’80% dei dipendenti con disabilità cognitive e psichiatrica, quindi in pratica diventiamo dei partner per le aziende che devono ottemperare all’obbligo di assunzione», come previsto dalla legge. 

«Trasformiamo questo obbligo in un’opportunità. L’azienda riesce a creare impatto, ottemperando all’obbligo e diventando partner e collaborando con una cooperativa come la nostra». Scorza lo ripete con chiarezza in diverse occasioni. «Abbiamo sempre avuto chiara la nostra mission: creare impatto sociale e dare un lavoro di qualità a persone con disabilità». In questo quadro, la vendita prima e l’attività ora della cooperativa, puntualizza, «sono uno strumento per creare impatto sociale».

Un momento di formazione nella sede di Zeropercento

Cambiare e crescere

Fondata nel 2016, Zeropercento a oggi dà lavoro a 91 dipendenti, di cui 78 appartenenti alle categorie protette, conta 142 aziende clienti e dichiara un fatturato di 2,19 milioni al 2025. In crescita del 58% rispetto al 2024 (quando era 1,38 milioni) e del 263% tra il 2023 e il 2025. I dati sono al 31 dicembre 2025.

La svolta? Quella che porta negli anni a cambiare strategia e a concentrarsi su un modello business to business? Avviene nel 2019 quando la società partecipa alla Call for impact di Get it!: dopo un percorso di accelerazione offerto dal programma, Namastè ottiene un primo investimento di 27.500 euro dalla Fondazione social venture Giordano Dell’Amore, a cui seguirà a inizio giugno un nuovo aumento di capitale da 200mila euro da parte della stessa Fondazione.

«Un’operazione che avviene a valle di un più ampio percorso di sostegno allo sviluppo imprenditoriale», precisano dalla Fondazione Social Venture Giordano Dell’Amore, «che si colloca all’interno di Impact4coop, un programma di investimenti a impatto, promosso con Fondazione Cariplo, per il rafforzamento del settore delle cooperative sociali».

A convincere la fondazione negli anni è stata: la capacità e l’impegno imprenditoriale di Teresa Scorza, «una vocazione di vita», il valore del team e «la sua capacità di aggiornare il proprio modello di business e di cercare di inquadrare nel migliore dei modi il punto di sostenibilità economica» e non da ultimo «il valore dell’impatto sociale che intende generare», «misurabile e non solo dichiarato».  

Il team? «Sicuramente hanno apprezzato la nostra capacità di superare gli ostacoli», precisa la ceo.

Valore economico, occupazione e impatto sociale

Zeropercento è speciale perché ha sviluppato un modello imprenditoriale capace di generare valore economico appunto misurabile e, allo stesso tempo, creare occupazione strutturata per persone con disabilità psichiche e cognitive, valorizzandone talenti e potenzialità e aiutando le aziende a inserire queste risorse nel proprio organico.

Un modello che si integra con gli strumenti previsti dalla normativa, tra cui l’articolo 14 della legge 68/99, che consente alle aziende di attivare collaborazioni strutturate con cooperative sociali per l’inserimento lavorativo. 

«Abbiamo iniziato a lavorare con le aziende consegnando snack e frutta negli uffici, attraverso una convenzione ex articolo 14», racconta Teresa Scorza, «ci si è aperto un mondo e ci è piaciuto fin da subito, perché siamo riusciti a dimostrare alle stesse aziende che si può performare con un team fatto principalmente da persone con disabilità». Dopo la frutta fresca è arrivato un servizio di catering e «gradualmente il numero delle aziende è cresciuto. Oggi sono 200 le imprese che chiedono i nostri servizi».

Il problema non è la disabilità. Il problema è un mondo progettato come se le persone con disabilità non esistessero. Parte da qui l’inchiesta di VITA magazine di giugno, un numero che scardina il principio dell’inclusione alla ricerca di una convivenza possibile.
DISABILITÀ, L’INCLUSIONE NON BASTA

Ambasciatori dell’economia civile

Tra i riconoscimenti, nel 2025 la cooperativa è stata selezionata tra le cinque imprese ambasciatrici dell’economia civile al Festival nazionale dell’economia civile di Firenze e nel 2024 ha ottenuto il secondo posto al Reworld prize for social sustainability, tra le principali iniziative dedicate all’innovazione sociale e alla sostenibilità d’impresa.

Il 3 marzo 2026 poi Teresa Scorza è stata insignita dell’onorificenza di Cavaliere dell’ordine al merito della Repubblica Italiana dal presidente Sergio Mattarella, per il suo impegno nel rendere il lavoro uno strumento concreto di inclusione. 

Il sogno? Una rete di cooperative per creare impatto

E il futuro? L’investimento di 200mila euro ha posto la cooperativa di Teresa Scorza di fronte alla necessità di pianificare i prossimi anni. I punti fermi? «Nei prossimi 5 anni vogliamo stabilizzarci a Milano, crescere sul territorio e continuare a creare impatto, anche con una parte produttiva».

Non solo. Nei piani di Zeropercento c’è anche il desiderio di «creare una rete nazionale di altre cooperative tipo B come noi che hanno voglia di lavorare e creare impatto». 

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In apertura i lavoratori di Zeropercento durante un servizio di catering. Foto da Zeropercento, come nel testo

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 Alessio Nisi

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