Un Servizio sanitario nazionale governato come una “fabbrica di prestazioni”, sempre meno attrattivo per medici e dirigenti sanitari e sempre più distante dai bisogni reali di salute dei cittadini.
È questa la diagnosi dell’Anaao Assomed che dal suo 26° Congresso nazionale mette sul tavolo una proposta organica di riforma del sistema pubblico. Tre i nodi da sciogliere: il superamento dell’aziendalizzazione introdotta dalla 502/92, una nuova integrazione tra Ssn e Università e la revisione dell’attuale assetto tra ospedale e territorio. Per il sindacato non bastano più interventi correttivi: serve ripensare le fondamenta del sistema sanitario.
E così, la prima proposta punta a riformare la governance del sistema, restituendo centralità alle professioni sanitarie e superando un modello considerato eccessivamente orientato a logiche economico-produttive. La seconda interviene sul rapporto tra Ssn e Università, chiedendo regole uniformi, maggiore trasparenza e pari dignità tra personale universitario e ospedaliero. La terza riguarda l’organizzazione dell’assistenza e propone un rafforzamento dell’integrazione tra ospedale e territorio, attraverso investimenti sul personale, sviluppo della medicina di prossimità e continuità assistenziale.
A fare da sfondo alle proposte dell’Anaao è l’allarme lanciato dal segretario nazionale uscente Pierino Di Silverio nella relazione introduttiva al Congresso LA RELAZIONE . “Il Ssn non è vittima di un destino inevitabile ma il risultato di scelte politiche e amministrative che possono e devono essere corrette”, ha affermato, descrivendo un sistema segnato da anni di sottofinanziamento, carenza di personale, aumento della domanda di assistenza e crescente complessità organizzativa. Una crisi che, secondo il sindacato, rischia di compromettere uno dei pilastri della coesione sociale del Paese.
Di Silverio ha richiamato l’attenzione sul progressivo impoverimento del capitale umano del Ssn, ricordando che ogni giorno dieci professionisti lasciano il servizio pubblico prima della pensione, cinque scelgono di trasferirsi all’estero e il 68% dei medici e dirigenti sanitari ospedalieri vive una condizione di burnout. “La sostenibilità della sanità pubblica non può essere valutata esclusivamente in termini economici”, ha sottolineato, evidenziando come la capacità di attrarre, formare e trattenere professionisti qualificati rappresenti oggi la vera sfida per il futuro del sistema.
Nel suo intervento il segretario uscente ha inoltre ribadito la necessità di riportare le competenze cliniche al centro dei processi decisionali, difendere l’autonomia professionale dei medici, riformare il rapporto tra Università e ospedali e investire sulla formazione delle nuove generazioni di professionisti. Un percorso che, secondo l’Anaao, richiede una nuova stagione di riforme e investimenti strutturali per evitare un progressivo indebolimento del sistema pubblico e garantire sostenibilità e universalità al Ssn. Per questo Di Silverio ha rivolto un appello alle istituzioni, al Governo, alle Regioni, alle direzioni aziendali e al mondo universitario affinché venga imboccata con decisione la strada per raggiungere questi obiettivi. La scelta è oggi tra l’inerzia e il progressivo indebolimento del sistema pubblico oppure una nuova stagione di rilancio fondata sulla valorizzazione dei professionisti, sull’innovazione organizzativa e sulla tutela del diritto alla salute.
“Il Ssn rappresenta una delle più importanti conquiste civili del Paese e il suo futuro dipenderà dalle decisioni che verranno assunte oggi. Siamo disponibili a contribuire a questo percorso di cambiamento, ribadendo che la salvaguardia della sanità pubblica passa inevitabilmente attraverso il riconoscimento, il rispetto e la valorizzazione di chi ogni giorno ne garantisce il funzionamento”, ha concluso Di Silverio.
Vediamo nel dettaglio le proposte lanciate dall’Anaao Assomed
Il primo asse di riforma riguarda il superamento del modello di aziendalizzazione degli ospedali introdotto dalla 502/92 per rilanciare le condizioni di Professioniste e professionisti trasformati in fattori produttivi, autonomia compressa dalle logiche economicistiche, carichi di lavoro sempre più pesanti, ospedali governati più dai numeri che dai bisogni di salute: trasformando il lavoro sanitario in un sistema governato prevalentemente da logiche economiche e produttive, comprimendo il ruolo professionale di medici e dirigenti sanitari.
Per Anaao Assomed il modello di aziendalizzazione nato con la 502/92 ha progressivamente allontanato la sanità pubblica dalla sua missione originaria. Oggi il rischio è evidente: una sanità pubblica sempre meno attrattiva per chi ogni giorno la tiene in piedi e sempre più fragile nel garantire cure sicure, tempestive e di qualità ai cittadini.
“Più prestazioni, più procedure, più numeri. Ma non necessariamente più salute”: è questo il paradigma che Anaao Assomed ritiene non più sostenibile per il Servizio Sanitario Nazionale.
Gli effetti di questo modello sono oggi sotto gli occhi di tutti: professionisti ridotti a semplici “fattori produttivi”; autonomia clinica subordinata alle esigenze economico-organizzative; esasperazione di produttività, procedure e controllo burocratico; crescente esclusione dei professionisti dai processi decisionali; fuga sempre più ampia dal lavoro ospedaliero pubblico.
Per questo Anaao Assomed lancia dal 26° Congresso Nazionale la proposta di profonda riforma della governance sanitaria italiana per restituire centralità alle professioni, riportare medici e dirigenti sanitari dentro le decisioni organizzative e superare un modello che negli ultimi trent’anni ha trattato il lavoro sanitario come semplice catena produttiva.
Tra le proposte presentate al Congresso: maggiore partecipazione di medici e dirigenti sanitari alle decisioni che riguardano organizzazione del lavoro, qualità delle cure e funzionamento delle aziende sanitarie; nuovi strumenti di decisione e trasparenza; superamento di modelli gestionali esclusivamente verticali e burocratici; valorizzazione dell’autonomia tecnico-professionale; revisione dello stato giuridico della dirigenza sanitaria come dirigenza speciale sciolta dai contratti della pubblica amministrazione; nuovi modelli di carriera e sviluppo professionale; ridefinizione del rapporto tra sanità pubblica, università e sanità privata accreditata.
La proposta apre inoltre a un nuovo modello di governance “a cerchi concentrici” – Azienda, Territorio e Regione – fondato su partecipazione, trasparenza e coinvolgimento delle professioni sanitarie e delle comunità locali nei processi decisionali.
Per il sindacato, servono riforme profonde della governance sanitaria e del ruolo della dirigenza medica e sanitaria all’interno delle aziende, troppo spesso annunciate dalla politica ma rimaste ferme alle dichiarazioni di principio.
Il secondo asse di riforma riguarda il rapporto tra Università e Servizio Sanitario Nazionale a quasi trent’anni dal D.Lgs 517/1999, la norma che avrebbe dovuto costruire un modello realmente integrato tra assistenza, formazione e ricerca. Secondo Anaao Assomed, quel progetto è rimasto incompiuto e oggi il sistema si presenta come un mosaico disomogeneo di modelli regionali, spesso costruiti più su convenienze ed equilibri locali che su una visione coerente della sanità pubblica.
Clinicizzazioni senza regole chiare, ospedali pubblici utilizzati come estensione delle esigenze accademiche, professioniste e professionisti del Ssn esclusi dai percorsi decisionali e formativi: per Anaao Assomed il rapporto tra Università e Servizio Sanitario Nazionale ha bisogno di una profonda riforma.
“La prospettiva non deve essere anti-universitaria. Deve essere anti-ambiguità”, sottolinea il documento congressuale. L’integrazione tra assistenza, didattica e ricerca rappresenta un valore strategico, ma non può trasformarsi in una progressiva cessione della governance ospedaliera né in un sistema governato da equilibri di potere, ambiguità normative e rapporti di forza locali.
Negli anni, l’espansione delle Facoltà di Medicina e della rete formativa ha prodotto una crescente pressione sul Servizio Sanitario Nazionale: aumento delle strutture universitarie dentro gli ospedali pubblici; crescita delle posizioni apicali universitarie; clinicizzazioni spesso prive di criteri omogenei; utilizzo della rete ospedaliera pubblica come infrastruttura organizzativa della formazione accademica.
Tra le principali proposte avanzate dal sindacato: definizione di criteri nazionali chiari e uniformi per governance e organizzazione delle Aziende Ospedaliero-Universitarie; stop alla “clinicizzazione selvaggia” delle strutture ospedaliere; procedure pubbliche e trasparenti per l’assegnazione delle direzioni; reale parità di diritti e doveri tra personale universitario e personale ospedaliero; valorizzazione del ruolo formativo dei professionisti del SSN; riconoscimento economico e professionale delle attività di tutoraggio e didattica svolte negli ospedali; rilancio degli Osservatori Regionali sulla Formazione Specialistica.
“L’integrazione deve essere un atto programmatorio, non un equilibrio di potere”, sottolinea il documento presentato al 26esimo Congresso Nazionale, chiedendo quindi criteri nazionali chiari, reale pari dignità tra SSN e Università e un modello che separi nettamente funzione formativa e governance assistenziale.
3. OLTRE I DM 70 E 77: LA CONNESSIONE OSPEDALE TERRITORIO DEVE DIVENTARE REALTÀ
Il terzo asse riguarda la revisione dell’attuale organizzazione ospedaliera e territoriale. Anaao Assomed denuncia che negli ultimi quindici anni il Ssn è stato progressivamente impoverito attraverso un sottofinanziamento strutturale che ha allontanato l’Italia dai principali Paesi europei sul piano della spesa sanitaria pubblica. Nonostante questo, il servizio sanitario italiano continua a garantire risultati rilevanti in termini di salute pubblica, mortalità evitabile e appropriatezza delle cure.
Il Ssn è stato utilizzato come un bancomat, denuncia l’Anaao Assomed, evidenziando come oggi la spesa sanitaria italiana pro capite sia inferiore alla media OCSE e molto distante da quella di Paesi come Germania e Francia. I numeri raccontano una realtà precisa: meno posti letto; meno strutture sul territorio; meno Direzioni Aziendali; meno personale; più pressione su Ospedali e Professionisti.
Per Anaao Assomed, il problema non è soltanto economico ma anche politico e organizzativo: senza investimenti adeguati, senza una visione strategica e senza una riforma della governance, il rischio è quello di trasformare il SSN in un sistema pubblico povero per i poveri.
Nel documento presentato al 26esimo Congresso Nazionale vengono analizzate criticamente anche le principali riforme degli ultimi anni, a partire dal DM 70 sull’assistenza ospedaliera che secondo l’Anaao ha contribuito all’indebolimento della rete ospedaliera e dal DM 77 sulla sanità territoriale che rischia di produrre Case della Comunità senza personale e senza reale operatività.
Per questo il sindacato chiede:
investimenti strutturali sul personale;
integrazione reale tra ospedale e territorio;
sviluppo della telemedicina;
rafforzamento della medicina di prossimità;
continuità assistenziale ospedale-territorio;
rilancio dell’assistenza domiciliare;
reale integrazione tra servizi sanitari e sociali.
Molto critica anche la valutazione dell’Anaao Assomed sulla nuova legge delega di riforma del Ssn, ritenuta priva di una visione strategica e definita senza un reale confronto con i professionisti del settore e i territori. Secondo il sindacato, il provvedimento si configura come una sorta di “delega in bianco” ed è accompagnato da una clausola di invarianza finanziaria che rischia di compromettere qualsiasi reale processo di riforma del sistema.
Il rilancio del Servizio Sanitario Nazionale deve fondarsi quindi su alcuni principi chiari: un finanziamento adeguato, la valorizzazione delle professioni, una governance clinica partecipata, il rafforzamento dell’assistenza territoriale, una maggiore integrazione socio-sanitaria, il superamento della logica emergenziale e il ritorno a una programmazione sanitaria nazionale di lungo periodo.
Il Ssn non si salva con semplici manutenzioni
La sanità non può più essere governata attraverso tagli, interventi emergenziali o riforme parziali, conclude il sindacato. Serve una nuova visone: la sostenibilità del Servizio sanitario passa per la valorizzazione, l’autonomia e la responsabilità dei suoi professionisti. Oggi più che mai, la vera riforma del Ssn deve scegliere quale idea di sanità pubblica il Paese vuole difendere nei prossimi decenni. Il Sindacato c’è, le idee e le proposte anche.
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