Bentornato Presidente! rientra nel circuito televisivo mentre Claudio Bisio è di nuovo presente nel discorso sul cinema popolare italiano grazie al nuovo capitolo di Bentornati al Sud. Il nesso passa dal tipo di personaggio: l’uomo comune travolto da apparati più grandi di lui, dal potere romano alla commedia territoriale.
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Il 17 giugno Cine34 rimette il film davanti al pubblico
Il ritorno televisivo del 17 giugno 2026 non arriva in prima serata ma lavora su una zona di palinsesto adatta alla commedia italiana già conosciuta: il tardo pomeriggio di Cine34, canale Mediaset dedicato al cinema nazionale. Lì Bentornato Presidente! intercetta un pubblico che spesso rivede i titoli senza entrare dalla porta della novità in sala.
La giornata televisiva del film è indicata da Mediaset Infinity, MYmovies e SuperGuidaTV. La collocazione accende una seconda vita del titolo: nel 2019 era una risposta satirica a una stagione politica appena consumata; nel 2026 diventa una commedia sul modo in cui il potere cerca facce spendibili, parole facili da vendere e figure da muovere senza fatica.
Dal Quirinale a Palazzo Chigi, la traiettoria di Peppino
Peppino Garibaldi arriva dal precedente Benvenuto Presidente!, film del 2013 con regia di Riccardo Milani in cui un equivoco parlamentare lo porta al Quirinale. Nel seguito vive lontano da Roma, tra montagna, Janis e la figlia Guevara. La quiete familiare si rompe quando Janis accetta il richiamo istituzionale e torna nella Capitale.
Il titolo del 2019 compie una torsione netta: l’uomo uscito dal Palazzo viene riportato nel Palazzo perché altri vedono nella sua ingenuità una risorsa di consenso. Peppino accetta il rientro per ragioni private e si ritrova dentro una partita pubblica, con il Consiglio dei ministri come nuova scena comica.
La macchina comica nasce dalla crisi di governo
Il soggetto porta le firme di Fabio Bonifacci e Nicola Giuliano; la sceneggiatura è di Bonifacci. La regia passa a Giancarlo Fontana e Giuseppe G. Stasi, già riconoscibili per il lavoro con il collettivo del Terzo Segreto di Satira e per Metti la nonna in freezer.
Il nucleo industriale è stretto: Indigo Film e Vision Distribution producono insieme, con produzione esecutiva HT Film. Cinematografo registra anche le candidature ai Nastri d’Argento 2019 per miglior commedia e migliori attori commedia, collocazione raggiunta dal titolo dentro la commedia italiana di quell’anno.
Il governo diventa farsa senza perdere la sua riconoscibilità
Il film costruisce la farsa su una maggioranza fragile, su leader ossessionati dalla comunicazione istantanea e su consiglieri capaci di fare di Peppino una pedina di facciata. Il suo ingresso a Palazzo Chigi non nasce da una vocazione politica ma dal calcolo di chi lo reputa manovrabile.
Precedenza Italia, Movimento Candidi e Sovranità Democratica non sono sigle neutre: portano nel racconto un’Italia già attraversata da propaganda social, trattative estenuanti e teatralità permanente. La commedia sfrutta nomi inventati per far leggere un clima pubblico riconoscibile.
Bisio guida il cast, Felberbaum ridisegna Janis
Claudio Bisio riprende Peppino lavorando sulla sua doppia natura: candore privato e istinto pubblico. Sarah Felberbaum subentra a Kasia Smutniak nella parte di Janis, scelta che cambia il timbro della coppia e porta nel film una figura meno spettatrice della macchina politica.
Pietro Sermonti interpreta Ivan Ferro, uomo di apparato che conosce la grammatica del potere. Paolo Calabresi e Guglielmo Poggi incarnano due leader di schieramenti contrapposti, Antonio Petrocelli veste i panni del Presidente della Repubblica, Roberta Volponi dà volto a Guevara. Attorno a loro compaiono Massimo Popolizio, Cesare Bocci, Ivano Marescotti, Marco Ripoldi, Marta Gastini e Maria Chiara Giannetta.
Torino filma il potere, Roma lo rende riconoscibile
La geografia del film lavora su due piani. La vita montana di Peppino passa dall’Alta Val di Susa, con Sauze di Cesana, San Sicario e Fenils. Gli spazi istituzionali chiamano invece Torino e Roma: interni piemontesi, palazzi sabaudi e luoghi romani legati al potere nazionale.
Italy for Movies colloca la Biblioteca del Quirinale all’Accademia delle Scienze di Torino, mentre la Reggia di Venaria Reale e Palazzo Reale entrano nella parte visiva del racconto. Piazza del Quirinale e Palazzo Chigi radicano la commedia nella capitale reale, così lo spettatore riconosce il potere anche quando la scena lo deforma.
Il bersaglio del 2019 resta vivo nel 2026
La satira del film appartiene alla stagione aperta dalle elezioni politiche del 4 marzo 2018, con la lunga trattativa per il governo e il linguaggio pubblico trasformato in gara permanente di slogan. La commedia non copia un verbale politico: isola posture e tempi televisivi, poi li porta dentro una favola istituzionale amara.
Peppino agisce da corpo estraneo. Non possiede il lessico dei professionisti del Palazzo e proprio per questa ragione disturba il copione scritto dagli altri. Il finale, centrato sul tema fiscale, allarga il bersaglio oltre i partiti: la satira arriva agli italiani che chiedono moralità pubblica finché il conto riguarda qualcun altro.
Il richiamo online del 16 giugno
Il recupero pubblicato da ComingSoon il 16 giugno ha riacceso l’associazione tra Bisio, Quirinale e paradosso politico. La coincidenza con il passaggio su Cine34 del giorno dopo spinge il film fuori dalla scheda di catalogo e lo riporta nel discorso sul rapporto tra commedia e potere.
La distanza temporale dà un altro peso a certe battute. Nel 2019 alcune allusioni aderivano al clima del momento; oggi resta la struttura del racconto, con un cittadino scelto come maschera istituzionale e subito messo alla prova dalla realtà che lo circonda.
Il ponte con il nuovo ritorno di Bisio al cinema
Il rientro televisivo di Bentornato Presidente! dialoga con un altro movimento della carriera recente di Bisio. Sbircia la Notizia Magazine ha seguito il calendario di Bentornati al Sud, atteso nelle sale italiane il 25 dicembre 2026 con Alessandro Siani e Luca Miniero alla regia.
Il ponte tra i due titoli passa dalla figura pubblica di Bisio. Da Peppino Garibaldi ad Alberto Colombo, l’attore lavora spesso su uomini comuni gettati in ambienti che li superano: Roma politica da una parte, geografia emotiva del Nord e del Sud dall’altra. La sua comicità funziona quando il personaggio capisce tardi il gioco e proprio lì costringe gli altri a scoprirsi.
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Junior Cristarella
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