La scelta di Quinzi porta nella Direzione generale dell’Ente unico nazionale di accreditamento una dirigente cresciuta dentro il sistema delle federazioni confindustriali e nei settori regolati. L’operazione tocca il presidio italiano che attesta competenza e imparzialità di organismi e laboratori chiamati a controllare prodotti, servizi, processi, sistemi e persone rispetto agli standard applicabili.
Decorrenza: la data di ingresso è distinta dall’annuncio. Fra il 16 giugno e il 7 settembre passano 83 giorni, un intervallo che lascia all’ente il tempo di trasferire dossier, calendari dei comitati settoriali, relazioni istituzionali e attività interne legate alla sorveglianza sugli accreditamenti.
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Delibera, decorrenza e catena decisionale
La nomina nasce da una sequenza formale netta: proposta del presidente Massimo De Felice, voto all’unanimità del Consiglio direttivo e data di ingresso fissata al 7 settembre 2026. La stessa sequenza compare nella comunicazione di Accredia e nelle cronache economiche di Adnkronos, Il Sole 24 Ore Radiocor e Business People, che convergono su data, organo deliberante e successione.
Il voto unanime ha un peso interno riconoscibile: consegna alla nuova Direzione una legittimazione piena da parte dell’organo che governa l’ente. In una struttura dove l’attività passa da comitati settoriali, regole tecniche, ispettori ed esperti, la solidità della decisione chiude l’area grigia tipica dei cambi di vertice e mette subito in fila il calendario di consegna.
Gli 83 giorni fra annuncio e ingresso
La distanza fra annuncio e decorrenza misura 83 giorni. Quegli 83 giorni scandiscono la consegna: l’ente deve mantenere continuità su accreditamenti in corso, decisioni dei comitati, rapporti con ministeri e reti internazionali. Chi guida Accredia non firma soltanto atti di vertice, presidia una macchina nella quale ogni certificato di accreditamento ha effetti su imprese, pubbliche amministrazioni e laboratori.
La data del 7 settembre colloca l’avvio dopo la pausa estiva e prima dell’ultimo quadrimestre, quando bilanci di attività, programmazione e controlli sugli organismi accreditati tornano a pieno ritmo. La scelta della finestra temporale indica una consegna ordinata: nessuna sovrapposizione lunga, nessun vuoto nella firma apicale.
La traiettoria di Quinzi nel sistema confindustriale
Quinzi porta in Accredia oltre 25 anni maturati dentro federazioni nazionali attive nei servizi professionali, tecnologici e nei settori regolati. Dal 2017 ricopre la Direzione generale di Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici, realtà che raggruppa 22 associazioni di categoria, 33 sezioni territoriali e oltre 5.000 imprese. Il suo profilo arriva dunque da una rappresentanza industriale con ramificazioni territoriali e specializzazioni molto diverse fra loro.
Il percorso precedente aggiunge due tasselli: la segreteria generale di Sistema Gioco Italia, federazione della filiera del gioco e dell’intrattenimento e la direzione della Federazione Italiana del Terziario Avanzato e dei Servizi Professionali. Sono incarichi che danno corpo al profilo scelto da Accredia: associazioni con architetture ramificate, settori soggetti a regole fitte, relazioni costanti con imprese e amministrazioni.
Il cambio dopo i 17 anni di Trifiletti
Filippo Trifiletti lascia la Direzione generale dopo 17 anni, un arco che coincide con la nascita, il consolidamento e la presenza europea dell’Ente unico nazionale. La durata del mandato uscente dà la misura del cambio: non si sostituisce una funzione ordinaria, si passa da una guida fondativa a una direzione chiamata a lavorare su mercati più digitali, certificazioni ESG e controlli più esigenti.
Il ringraziamento rivolto dall’ente a Trifiletti certifica la chiusura di una stagione gestionale lunga. In quegli anni Accredia ha costruito procedure, reputazione internazionale e posizionamento nel sistema nazionale della qualità. Per Quinzi il mandato parte da un patrimonio organizzativo già stabile, con una pressione nuova: far dialogare quella struttura con regole europee e fabbisogni industriali che corrono più veloci rispetto al ciclo tradizionale degli accreditamenti.
Il perimetro istituzionale che passa alla nuova guida
Accredia è l’associazione riconosciuta senza scopo di lucro designata dal Governo italiano come Ente unico nazionale di accreditamento. Opera sotto la vigilanza del Ministero delle Imprese e del Made in Italy e lavora in conformità al Regolamento CE 765/2008 e alla norma internazionale ISO/IEC 17011. In termini sostanziali, controlla la competenza di chi controlla: organismi di certificazione, ispezione e verifica, laboratori di prova, laboratori medici, laboratori di taratura, produttori di materiali di riferimento e biobanche.
La distinzione con la certificazione va tenuta pulita. L’accreditamento riguarda l’affidabilità del soggetto che effettua valutazioni di conformità; la certificazione o il rapporto di prova sono il prodotto della filiera sottoposta a controllo. Per imprese e pubbliche amministrazioni cambia il livello di fiducia assegnato a un documento: dietro quel documento c’è un soggetto che ha superato valutazioni, sorveglianza e riesami.
I numeri correnti dell’accreditamento
Nel presidio pubblico dell’ente risultano 2.357 soggetti accreditati. La composizione misura il carico gestito dalla Direzione generale: 705 organismi di certificazione, ispezione e verifica; 225 laboratori di taratura, produttori di materiali di riferimento e biobanche; 1.427 laboratori di prova, laboratori medici e organizzatori di prove valutative interlaboratorio. Sono grandezze di carico: indicano la capillarità del sistema che alimenta certificati, rapporti, verifiche e attestazioni usati ogni giorno nel mercato.
La struttura di Accredia si regge su tre Dipartimenti: Certificazione e Ispezione, Laboratori di prova e Laboratori di taratura. La nuova Direzione generale eredita quindi un ente con sedi, archivi consultabili, comitati e regole diverse per ciascun ambito. Un cambio di vertice qui agisce sull’allineamento fra procedure, responsabilità pubblica e riconoscimento internazionale. Comunicazione esterna e immagine restano componenti minori.
ESG, credito e certificazioni accreditate
Il mandato Quinzi arriva pochi giorni dopo la presentazione dello studio Accredia-Prometeia sulla certificazione accreditata nella finanza ESG. La ricerca fotografa un passaggio che interessa banche, investitori e imprese: le informazioni ambientali e sociali entrano sempre più spesso nelle decisioni di credito e investimento. Il loro peso aumenta quando sono documentate da controlli indipendenti e comparabili.
La serie numerica dello studio coincide con le cronache di ANSA e Avvenire: le imprese certificate nei sistemi di gestione e in alcune categorie di prodotti e servizi sono passate da circa 75.000 nel 2012 a oltre 100.000 nel 2025. Lo stesso studio assegna alle aziende certificate ricavi netti mediani pari a 3,6 milioni di euro, margine operativo lordo al 12,7% e ROI al 9,1%, sopra i valori delle realtà prive di certificazione. Il tema entra così nel mandato della nuova Direzione come terreno economico misurabile, perché la credibilità delle informazioni ESG incide su costo del capitale, accesso alle filiere e dialogo con la pubblica amministrazione.
Imprese e PA davanti alla stessa soglia di affidabilità
Per le imprese certificati già rilasciati e accreditamenti in essere continuano a valere. Il cambio riguarda il vertice amministrativo che presidia regole, controlli, relazioni con ministeri, organismi e laboratori. In settori dove un marchio di accreditamento sostiene l’accesso a gare, mercati esteri, controlli ambientali o validazioni di dichiarazioni aziendali, la continuità della Direzione ha un riflesso immediato sulla fiducia degli operatori.
Per la pubblica amministrazione Accredia resta una leva di garanzia negli appalti, nei controlli di conformità e nei sistemi regolati. L’arrivo di una dirigente proveniente da una federazione confindustriale sposta l’accento sulla relazione con il sistema produttivo, senza svuotare il presidio istituzionale. La scelta racconta un orientamento netto: l’ente ha scelto una figura abituata a mediare fra interessi associativi, regole pubbliche e settori ad alto contenuto tecnico.
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Junior Cristarella
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