282.539 famiglie assistite, record nazionale


Il numero record del 2025 non va trattato come una soglia statistica isolata. La persona che entra in un centro di ascolto porta spesso con sé bisogni dell’intero nucleo familiare, motivo per cui il Report assimila le 282.539 persone accompagnate ad altrettante famiglie. La soglia è stata rilanciata anche da ANSA con cifre compatibili sui numeri centrali.

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282.539 persone e nuclei: il record che apre il 2025

Caritas registra nel 2025 il massimo mai censito dalla propria rete informatizzata. Le 282.539 persone accompagnate equivalgono, nella struttura del Report, a nuclei familiari raggiunti da ascolto, orientamento, beni materiali, aiuti abitativi, interventi sanitari o sostegno economico. L’incremento sul 2024 è contenuto nel passo annuo, +1,7%. Il peso della cifra cresce quando viene accostata alla variazione decennale del 48%.

Il numero non pretende di misurare tutta la povertà italiana. Misura il contatto reale con una rete di servizi ecclesiali e territoriali che intercetta bisogni già arrivati alla richiesta di aiuto. È una soglia diversa dalla povertà assoluta Istat, perché nasce dall’accesso ai presìdi e non da una soglia di spesa familiare. Tale distanza rende il numero Caritas prezioso per capire dove la deprivazione economica diventa domanda reale di ascolto.

La rete censita: 3.520 servizi, 206 diocesi, 16 regioni ecclesiastiche

Il perimetro del Report 2026 poggia su 3.520 servizi informatizzati, distribuiti in 206 diocesi. La copertura indicata da Caritas equivale al 94,5% delle diocesi italiane e attraversa tutte le 16 regioni ecclesiastiche. Circa il 91% dei servizi censiti è formato da centri di ascolto. Il segmento rimanente comprende mense, empori solidali, centri di distribuzione e altre strutture.

Dentro la rete, i servizi parrocchiali superano la metà delle strutture operative con il 54%. I servizi diocesani sono il 29,8% e quelli zonali il 15,8%. Il segnale territoriale più istruttivo è il rapporto tra numerosità dei presìdi e capacità di intercettare richieste: i servizi diocesani, pur meno numerosi, intercettano quasi il 60% delle persone assistite.

La geografia del bisogno: Nord in crescita lunga, Mezzogiorno in accelerazione annua

La distribuzione macroterritoriale mostra un Paese diviso per velocità e profondità. Nel 2025 il Nord raccoglie 138.445 persone assistite, il Centro ne registra 81.491 e il Mezzogiorno 62.603. Il confronto con il 2024 assegna al Mezzogiorno la spinta annua più alta, +6,4%; il Nord cresce del 2% e il Centro arretra del 2,2%.

Nell’arco 2015-2025, il Nord accumula la variazione più marcata: +61,8%. Il dato territoriale non autorizza scorciatoie. Il Sud rimane l’area con maggiore esposizione nella misurazione Istat della povertà assoluta. La rete Caritas intercetta nel Nord una crescita lunga che combina affitti più elevati, lavoro a bassa tenuta reddituale e migrazioni interne o estere concentrate nei poli produttivi.

Durata degli aiuti: meno nuovi ingressi, più storie oltre cinque anni

Il passaggio più duro del Report riguarda la permanenza. I nuovi ascolti si attestano al 37,6%, minimo del periodo successivo alla pandemia. Nello stesso anno, le persone seguite da almeno cinque anni arrivano al 28,1%, il massimo dal 2019. La richiesta di aiuto perde così il profilo dell’evento breve e assume una cadenza di lungo periodo.

La Toscana mostra la quota più alta tra le regioni ecclesiastiche censite: 45% di assistiti da almeno cinque anni. Seguono Basilicata al 36,7%, Liguria al 33,6% e Umbria al 31,6%. La permanenza lunga segnala una frizione tra aiuti ricevuti e uscita effettiva dal bisogno. Il servizio sostiene; reddito disponibile e casa non recuperano abbastanza forza.

Lavoro povero: occupazione presente e reddito insufficiente

Tra le persone accompagnate, il 47,3% vive disoccupazione o inoccupazione. Il dato più tagliente arriva però dagli occupati: il 24% degli assistiti rientra nel lavoro povero. La quota raggiunge il 31,7% nella fascia 35-44 anni e il 31% tra i 45-54enni, proprio nelle età in cui le spese familiari e abitative tendono a caricarsi sul bilancio mensile.

Il profilo del lavoratore povero seguito dalla rete non corrisponde all’immagine di un reddito occasionale ai margini del mercato. Prevalgono cittadini stranieri, pari al 64%, concentrati soprattutto tra i 35 e i 54 anni; il 76,9% ha figli e il 67,5% vive con minori. La dimora stabile riguarda l’89,4%, con prevalenza di affitti privati al 62,6%. Il salario entra in casa; la soglia di sicurezza del nucleo resta scoperta.

Anziani e solitudine: il segmento over 65 cresce del 191%

La componente anziana cresce molto più della platea totale. Gli over 65 accompagnati dalla rete passano da 14.689 nel 2015 a 42.775 nel 2025, con un aumento del 191%. Nello stesso arco temporale, l’utenza totale cresce del 48%. La forbice indica che l’invecchiamento della povertà avanza con una velocità autonoma.

La solitudine aggiunge un tratto sociale riconoscibile: le persone sole passano dal 23,8% del 2015 al 32,9% del 2025. Nel sottoinsieme con dimora, Caritas conteggia 32.345 persone sole nel 2025 contro 18.487 dieci anni prima. Un anziano con pensione bassa, rete familiare indebolita e spese sanitarie crescenti entra più facilmente in una spirale dove ogni riga del bilancio assorbe margini già minimi.

Famiglie con minori: 52% del totale e circa 147mila nuclei

Le famiglie con figli minori restano il nucleo più consistente della domanda di aiuto. Il Report assegna loro il 52% del totale, pari a circa 147mila nuclei. In parallelo, quasi due assistiti su tre dichiarano di avere figli, con una quota nazionale del 63,5%. La povertà familiare viene esaminata nella sua dimensione domestica: reddito, scuola, affitto, salute e spese alimentari entrano nello stesso bilancio.

La quota del 52% parla anche al sistema dei trasferimenti per figli. Tra le famiglie con minori seguite da Caritas, il 34% risulta percettore di Assegno unico e universale; la quota sale al 38,9% tra le famiglie italiane e scende al 29,5% tra quelle straniere. La distanza segnala un accesso parziale a misure già esistenti, spesso legato a requisiti, documenti, residenza e capacità di orientarsi negli uffici.

Casa: 24.395 persone tra senza tetto e senza casa

La questione abitativa entra nel Report con numeri netti. Tra le persone per cui la condizione abitativa è indicata, il 22,5% vive una grave esclusione abitativa. In tale area, 24.395 assistiti rientrano nelle categorie dei senza tetto e dei senza casa, secondo la classificazione ETHOS richiamata nel documento.

La suddivisione delle sistemazioni dice quanto la parola casa sia ampia. Caritas conta 6.697 persone in domicilio di fortuna, 552 che dormono in macchina, 7.725 prive di abitazione e 1.517 in dormitori. Nei centri di accoglienza risultano 6.608 persone e negli alloggi temporanei 1.148. Chi dispone di una dimora stabile vive soprattutto in affitto privato, 50,7%, oppure in edilizia popolare, 21,6%; la proprietà dell’abitazione resta al 13,7%.

Salute e disabilità: la povertà passa anche da cure e autosufficienza

Nel 2025 il 15,2% degli assistiti presenta problemi di salute e il 3,6% vive una condizione di disabilità o handicap. Nel decennio 2015-2025 le persone con bisogni sanitari crescono del 69,4%; quelle con disabilità aumentano del 102,6%. Le condizioni sanitarie citate dal Report comprendono perdita di autosufficienza, demenza, patologie post-traumatiche, patologie post-operatorie, depressione e disturbi psicologici.

Le richieste di natura sanitaria riguardano il 7,6% delle famiglie assistite. Farmaci, visite mediche, visite odontoiatriche e contributi per spese sanitarie compaiono tra le domande più ricorrenti. La componente sanitaria fa emergere la fragilità di molti bilanci: quando una terapia o una visita entra in competizione con affitto e bollette, l’aiuto alimentare non esaurisce il bisogno.

ADI, SFL e servizi pubblici: la distanza tra aiuti previsti e famiglie raggiunte

Nel 2025 il 14,6% delle persone accompagnate da Caritas percepisce l’Assegno di inclusione. Il Supporto per la formazione e il lavoro riguarda l’1%. Sommando le due misure, la quota di beneficiari di sostegni pubblici al reddito si attesta al 15,6%. Il Sud registra la quota più alta, 33,2%, seguito dalle Isole al 32,6% e dal Centro al 28,4%; il Nord-Ovest scende al 7,2%.

Il nodo più esposto riguarda i servizi pubblici territoriali. Solo l’8% degli assistiti risulta seguito da tali servizi, con forti differenze geografiche: 15% nel Nord-Est, 10,9% nel Nord-Ovest, 5,1% al Centro, 2,1% nelle Isole e 1,2% al Sud. La rete Caritas intercetta una porzione ampia di persone che non arriva ai canali ordinari di tutela o vi arriva troppo tardi.

Istat e Caritas: due misure diverse della stessa frattura sociale

La serie Istat sulla povertà assoluta 2024 stima oltre 2,2 milioni di famiglie in povertà assoluta, pari all’8,4% delle famiglie residenti e 5,7 milioni di individui, pari al 9,8% dei residenti. L’incidenza tra le famiglie con almeno uno straniero sale al 30,4% e arriva al 35,2% tra quelle composte solo da stranieri; scende al 6,2% tra le famiglie composte solo da italiani.

Istat misura la povertà attraverso soglie di spesa costruite su composizione familiare, area e comune di residenza. Caritas osserva invece le persone che chiedono aiuto alla rete. Le due misure non coincidono. Parlano dello stesso Paese: da una parte la soglia economica sotto cui una famiglia non riesce a sostenere consumi ritenuti necessari, dall’altra il bisogno che bussa a un servizio con urgenze già emerse.

La richiesta politica: misura nazionale e salario minimo

La parte pubblica del Rapporto porta con sé una richiesta esplicita. Don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana, ha legato il lavoro povero alla necessità di una misura nazionale di contrasto alla povertà capace di raggiungere tutti e al tema del salario minimo. Il passaggio è centrale: il Report colloca la fragilità economica dentro l’occupazione e fuori dal mercato del lavoro.

La richiesta non esaurisce il dossier politico. Fissa il perimetro della discussione: redditi da lavoro troppo bassi, accesso parziale ai sostegni pubblici, famiglie con minori e anziani soli non sono capitoli separati. Nel 2025 la povertà misurata da Caritas ha la forma di una permanenza: chi entra nella rete resta più a lungo e spesso non dispone di un canale pubblico abbastanza vicino da accompagnare l’uscita.


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 Junior Cristarella

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