«A un anno esatto dall’inizio del mio mandato alla guida della Covip, posso affermare con convinzione che è stato impresso un cambio di passo rilevante nel sistema della previdenza complementare e dei fondi sanitari. Tra i risultati conseguiti, vi è un intervento che rivendico con particolare orgoglio: l’istituzione dell’Arbitro per le controversie previdenziali tra forme di previdenza complementare e iscritti, pensionati e beneficiari. Il tema della tutela di milioni di cittadini richiede un approccio istituzionale, orientato all’interesse generale e alla coerenza del sistema»: è appassionato, Mario Pepe, nell’esercizio del suo delicatissimo ruolo istituzionale – presiede la Covip, la Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione – appassionato da medico qual è, per aver fatto una diagnosi seria dei mali curabili del sistema del quale gli è stato affidato il controllo e averne intrapreso una prudente ma decisa terapia: «Nel quadro della tutela dei cittadini – prosegue, aprendo quest’intervista con Economy – si inserisce anche il percorso istituzionale relativo all’articolo 29 del decreto Pnrr. Il rafforzamento della vigilanza sui fondi sanitari non ha trovato compiuta attuazione; tuttavia, è stato introdotto un significativo avanzamento in termini di trasparenza, con l’obbligo di pubblicità dei bilanci e delle principali informazioni. È ragionevole attendersi che l’evoluzione del sistema conduca, in tempi non lunghi, a una riflessione condivisa sull’esigenza di un quadro normativo più organico e coerente».
Presidente Pepe, andiamo con ordine. Qual è il problema dei fondi pensione in Italia?
Rappresentano l’11,7% del Pil. In Italia, il primo pilastro previdenziale ha un ruolo particolarmente significativo, essendo obbligatorio per legge e strutturalmente pervasivo. Tuttavia, le principali proiezioni statistiche indicano che, pur essendo complessivamente sostenibile, il primo pilastro potrebbe non garantire livelli adeguati di prestazione. È in questo contesto che il secondo e il terzo pilastro sono chiamati a fare la differenza, contribuendo in modo determinante al mantenimento di un adeguato tenore di vita e al superamento del rischio di povertà previdenziale e, indirettamente, anche sanitaria. Le stime disponibili convergono nel ritenere il sistema sostenibile nel suo complesso, ma evidenziano la necessità di rafforzarne il livello di adeguatezza. Permane inoltre un profilo strutturale di criticità: si comincia a contribuire tardi – l’età media degli iscritti è pari a 47 anni – e, avvicinandosi al pensionamento, cresce l’attenzione alla conservazione del montante, anche in relazione ai costi e al rischio di longevità.
Da qui la sua proposta del salvadanaio alla nascita.
Secondo stime di mercato – nello scenario ottimale – 100 euro al mese dalla nascita possono generare circa 35 mila euro a 18 anni e fino a 650 mila euro al momento del pensionamento. L’avvio precoce di un percorso previdenziale contribuirebbe in modo significativo a prevenire situazioni di fragilità nella vecchiaia e a sostenere anche il tema della non autosufficienza. Quest’ultima, per sua natura, richiede strumenti di lungo periodo e quindi è più coerente con la previdenza rispetto ai fondi sanitari, che hanno un ciclo di breve durata.
Lei viene dalla medicina, non dalla finanza.
Provengo dalla professione medica. A questa esperienza si affiancano tre mandati parlamentari, che mi hanno consentito di conoscere a fondo il funzionamento del sistema istituzionale e delle forme di previdenza pubbliche e private, nonché i diversi interessi in campo. Da questi percorsi ho tratto due elementi fondamentali: l’attitudine a risolvere i problemi e la consapevolezza del valore del tempo. Anche nelle istituzioni il fattore tempo è essenziale per garantire efficacia alle politiche pubbliche.
Sull’educazione finanziaria è critico.
Può diventare un alibi se utilizzata in modo improprio. Non si può trasferire sul cittadino l’onere di competenze tecniche complesse. La responsabilità principale resta in capo agli intermediari, che devono operare secondo criteri di correttezza e trasparenza. Le dinamiche distributive incidono sui costi e quindi sui risultati finali. È fondamentale rafforzare la comunicazione verso gli iscritti: una maggiore consapevolezza delle differenze di costo tra prodotti può incidere in modo rilevante sul montante finale.
Ha portato il tema anche in sede istituzionale sul piano sociale.
Ho evidenziato come la previdenza complementare possa rappresentare anche uno strumento di tutela dell’autonomia economica individuale, anche in relazione a fenomeni complessi come il femminicidio, dove la dipendenza economica può rappresentare un fattore di vulnerabilità. La dimensione economica è infatti una componente rilevante nelle situazioni di fragilità. Il fondo pensione è uno strumento personale, tutelato e non facilmente aggredibile.
Dentro i fondi ci sono anche risorse non attivate.
Esistono posizioni silenti e risorse non pienamente attivate dagli aventi diritto. Questo richiede strumenti di tutela più efficaci. L’introduzione dell’Arbitro per le controversie previdenziali rappresenta un passaggio importante. Si tratta di una innovazione di sistema. L’Arbitro è un presidio tecnico, indipendente e specializzato, volto a verificare la corretta applicazione della normativa previdenziale. Non sostituisce il giudice, ma lo affianca, offrendo uno strumento rapido, economico e accessibile. È una risposta concreta ai bisogni delle persone. Rafforza la tutela, contribuisce a ridurre il contenzioso e migliora l’efficienza complessiva del sistema. Si inserisce in una più ampia strategia di rafforzamento della fiducia tra iscritti e operatori, fondata su trasparenza, certezza delle regole e accessibilità degli strumenti di tutela.
Sui fondi sanitari il percorso è stato più complesso.
I fondi sanitari, stimati in circa 320 unità, gestiscono risorse complessivamente prossime ai 9 miliardi di euro, a fronte di una platea di circa 18 milioni di iscritti. Le contribuzioni versate beneficiano di agevolazioni fiscali, con un conseguente mancato gettito per lo Stato stimato in oltre 3 miliardi di euro. È necessario evidenziare con chiarezza che si tratta di un passo avanti significativo, ma non ancora del punto di arrivo. Il sistema dei controlli sui fondi sanitari rimane articolato e, sotto diversi profili, ancora frammentato. Permane il rischio di sovrapposizioni e inefficienze. L’obiettivo non è incrementare il numero dei controlli, ma rafforzarne chiarezza, coerenza ed efficacia. In questo contesto, la Covip è pronta a svolgere pienamente il proprio ruolo. Non in una logica espansiva, bensì per una esigenza di sistema: assicurare una vigilanza tecnica, organica e coerente con il ruolo crescente della sanità integrativa. Previdenza complementare e sanità integrativa rappresentano oggi pilastri interconnessi del sistema di welfare. Entrambi sono chiamati a confrontarsi con l’invecchiamento della popolazione, con la crescente domanda di long term care e con l’incremento dei costi della cura.
Come rassicurerebbe chi non si fida del tutto del proprio fondo?
I fondi pensione presentano caratteristiche strutturali di resilienza. Su orizzonti temporali lunghi, anche in fasi di crisi dei mercati, hanno dimostrato capacità di recupero grazie al patto di durata e alla continuità dei flussi contributivi. L’attenzione delle famiglie verso il risparmio esiste: è necessario rafforzare strumenti di informazione chiari e accessibili. Gli italiani dispongono di un ampio stock di risparmio, a fronte di una quota ancora contenuta destinata alla previdenza complementare. Questo evidenzia un significativo spazio di crescita del sistema, che può essere colto rafforzando fiducia, trasparenza e qualità degli strumenti.
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Sergio Luciano
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