IL BOLLO AUTO E LA GUERRA DEI GENI INCOMPRESI – IN CALABRIA ARRIVA UN POSSIBILE AIUTO AI CITTADINI E LA POLITICA SI METTE A LITIGARE PER LA FIRMA SULLA CARTOLINA
Esiste un luogo meraviglioso chiamato Calabria dove una famiglia potrebbe risparmiare qualche centinaio di euro e la politica riesce comunque a trasformare la notizia in una rissa da condominio. Il tema è il bollo auto, quella tassa che gli automobilisti amano più o meno quanto una colonscopia senza anestesia. Una di quelle imposte che ogni anno arrivano puntuali a ricordarti che possedere un’automobile è un lusso che lo Stato tollera solo dietro pagamento di regolare riscatto.
A un certo punto Roberto Occhiuto dichiara che il bollo andrebbe abolito. Apriti cielo. Una persona normale direbbe: “Bene. Finalmente qualcuno parla di togliere una tassa odiosa.” Invece no. Dalle parti della sinistra calabrese si alza immediatamente una mano. “Professore! Professore! L’avevamo detto prima noi!” Segue un’altra mano. “No, guardate che l’avevamo proposto noi ancora prima!“. Poi un’altra. “Veramente era scritto in un documento che avevamo preparato anni fa!” Tra poco salterà fuori qualcuno sostenendo di aver parlato dell’abolizione del bollo durante una recita dell’asilo nel 1987.
IL CITTADINO GUARDA E NON CAPISCE SE RIDERE O CHIAMARE UN ESORCISTA
La scena è straordinaria. Da una parte ci sono migliaia di calabresi che ogni mese combattono con stipendi che evaporano più velocemente dell’acqua ad agosto. Dall’altra c’è la politica che si comporta come un gruppo di parenti litigiosi durante una spartizione ereditaria. Solo che l’eredità non è una villa. È un’idea.Un’idea che, peraltro, consiste nel togliere una tassa che tutti detestano. In pratica siamo arrivati al punto in cui alcuni politici sembrano più interessati a stabilire chi debba ricevere i complimenti che a verificare se i cittadini riceveranno davvero il beneficio.
IL FESTIVAL DEL “CE L’AVEVO NEL PROGRAMMA” – La cosa più divertente è che in politica tutti hanno sempre avuto tutte le idee prima degli altri. Se ascolti certi comunicati scopri che chiunque aveva previsto tutto. L’abolizione del bollo. La riduzione delle tasse. La pace nel mondo. Probabilmente anche la scoperta del fuoco. Manca soltanto una conferenza stampa in cui qualcuno rivendichi la paternità della ruota. Solo che si limitano a prevedere, proclamare la previsione e… poi più nulla.
IL DRAMMA DI UNA POLITICA CHE NON SA GIOIRE – La verità è che c’è qualcosa di profondamente comico e tragico in tutto questo. Perché una politica matura dovrebbe reagire in modo molto semplice. “Se una proposta utile ai cittadini viene realizzata, bene.” Fine. Nessuna caccia al certificato di nascita dell’idea. Invece no. Si assiste al consueto spettacolo del politico che vede un possibile beneficio per la popolazione e pensa immediatamente: “Come posso intestarmelo?” Sarà una deformazione professionale…
LA TASSA PIÙ ODIATA E LA CLASSE POLITICA PIÙ SUSCETTIBILE – La parte migliore resta comunque questa. I cittadini non stanno chiedendo il nome dell’autore. Vogliono semplicemente pagare meno. È un concetto talmente elementare che dovrebbe essere compreso anche senza un master in scienze politiche. Se domani un calabrese si ritrovasse duecento euro in più in tasca grazie all’eliminazione della tassa, non passerebbe la giornata a chiedersi chi abbia depositato il copyright dell’idea. Andrebbe a fare la spesa. Pagherebbe una bolletta. Metterebbe benzina. Forse offrirebbe perfino una pizza ai figli. La politica invece continua a contendersi il trofeo immaginario del “L’avevo detto prima io“, come se i cittadini fossero la giuria di un talent show. Ed è proprio qui che si nasconde il capolavoro della comicità involontaria.
UN MESSAGGIO AI CACCIATORI DI CONSENSI A BASSO COSTO – E già che ci siamo, un appello lo vogliamo fare ai vari cinquestellini, sinistrini, centrini, ex rivoluzionari da salotto, professionisti del comunicato stampa e cercatori seriali di consenso a chilometro zero. I cittadini non sono interessati alle vostre gare di paternità politica. Non gliene frega un cazzo. Davvero. La famiglia che arriva al 20 del mese con il conto in rosso non si sveglia la mattina chiedendosi se l’idea di abolire il bollo sia stata partorita da Tridico, Occhiuto, Garibaldi o da un pastore dell’Aspromonte durante una transumanza. La madre che deve fare la spesa facendo i conti con i centesimi non si emoziona davanti alla ricostruzione genealogica di una proposta politica. L’operaio che paga carburante, assicurazione, bollette, mutuo e tasse non organizza un dibattito in famiglia per stabilire chi abbia avuto l’intuizione per primo. Ai cittadini interessa una cosa sola: pagare meno. Fine della discussione.
Perché fuori dalla bolla dei social, delle dirette Facebook, delle conferenze stampa e delle dichiarazioni indignate esiste una Calabria vera. Una Calabria che non vive di slogan ma di stipendi. Quando ci sono. Di pensioni. Quando bastano. Di sacrifici. Sempre. Una Calabria che negli ultimi anni ha visto aumentare tutto tranne i salari. E in mezzo a questo disastro economico permanente c’è una parte della politica che sembra preoccuparsi soprattutto di chi debba mettere la firma sotto l’eventuale abolizione del bollo. Collaborate, piuttosto. Per una volta. Sedetevi a un tavolo. Fate una proposta. Votatela. Realizzatela. Portatela a casa. Perché se davvero il bollo auto è una tassa ingiusta, allora abbiate il coraggio di eliminarla insieme invece di trasformarla nell’ennesima puntata della telenovela “L’idea era mia“. I calabresi non hanno bisogno di un concorso per l’inventore dell’anno. Hanno bisogno di qualche euro in più per arrivare a fine mese. E tra un politico che rivendica un’idea e uno che contribuisce a realizzarla, la gente comune sceglierà sempre il secondo. Anche perché le bollette si pagano con i soldi. Non con i comunicati stampa.
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