Il Forum arriva in un momento in cui il franchising italiano mostra numeri solidi e una consapevolezza pubblica ancora bassa. Questa frattura non riguarda la notorietà del termine, ormai molto alta, bensì la comprensione di ciò che una rete deve garantire: manuali, assistenza, controllo dei costi, selezione degli affiliati e responsabilità contrattuali.
Perimetro: il pezzo riguarda l’edizione 2026 del Franchising Forum, i dati presentati sulla conoscenza del modello e il raccordo con il mercato italiano delle reti in affiliazione.
Sommario dei contenuti
Rimini, due giorni per misurare la maturità delle reti
Il programma ufficiale del Franchising Forum colloca l’appuntamento 2026 nelle giornate dell’11 e 12 giugno, dentro la sede di Gelateria La Romana. La sede ha dato al confronto un vantaggio concreto: i partecipanti hanno lavorato in un ambiente legato a una rete attiva, quindi lontano dal convegno generico e più vicino alla gestione quotidiana di un format replicabile.
Il cambio di impianto rispetto all’esordio del 2025 è chiaro. L’edizione inaugurale aveva puntato su cultura e racconto imprenditoriale; quella del 2026 ha scelto esercitazioni guidate e confronto diretto con chi ha sviluppato format già presenti sul mercato. Teleborsa registra circa 110 partecipanti e oltre 25 speaker specializzati.
Il divario: 93% di notorietà e 21% di comprensione
Il campione di mille cittadini della ricerca Patrigest-Gabetti per Assofranchising isola il problema che il Forum ha scelto di affrontare: il 93% dichiara di sapere che cosa sia il franchising ma soltanto il 21% dice di comprenderne davvero i meccanismi. La distanza fra familiarità del termine e competenza reale è il terreno su cui si gioca la prossima crescita del settore.
La distribuzione del dato è ancora più selettiva quando entra in campo il titolo di studio. Tra chi ha la licenza media la comprensione approfondita si ferma all’11%; tra i laureati sale al 26%. La maggiore concentrazione fra uomini e under 45 segnala una platea potenziale più giovane di quanto il racconto pubblico lasci immaginare.
Il marchio domina l’immaginario, l’assistenza resta sottovalutata
Quando gli intervistati descrivono il franchising, il 51% lo lega all’apertura di un’attività con un marchio già noto. Il 37% cita le royalties. Solo il 29% collega il modello al supporto operativo della casa madre. Qui sta la distorsione più rilevante: il pubblico vede l’insegna prima dell’organizzazione che dovrebbe farla funzionare.
Per un aspirante affiliato questo ordine mentale crea un rischio evidente. Si guardano logo e costi ricorrenti prima di valutare manuale operativo, assistenza commerciale, controllo qualità e formazione. In una rete sana il brand attira; la tenuta del punto vendita dipende dal metodo che il franchisor consegna e misura nel tempo.
Il mercato aggiornato vale 35,8 miliardi nel 2024
Il riferimento più recente del Rapporto Assofranchising Italia 2025, rilanciato da Franchising Magazine, assegna al franchising italiano un giro d’affari 2024 da 35,8 miliardi di euro, in crescita del 5,4% sul 2023. I punti vendita in affiliazione arrivano a 67.275 e gli addetti si attestano a 293.791.
Il dato sulle reti segnala un’inversione dopo gli anni di riduzione delle insegne: nel 2024 risultano 931 marchi operativi. La grande distribuzione organizzata guida il valore con 12,6 miliardi. L’abbigliamento segue a 7,4 miliardi; i servizi arrivano a 6,7 miliardi. Il comparto casa è l’unico in flessione, con -1,4%. Per il 2025 la previsione indicata è +3,9%.
La legge 129/2004 rende centrale il set informativo
Nel perimetro italiano il franchising coincide con l’affiliazione commerciale disciplinata dalla legge 6 maggio 2004 n. 129. Federfranchising richiama la definizione di contratto fra soggetti giuridici indipendenti, con concessione di diritti di proprietà industriale o intellettuale, know-how e assistenza commerciale dentro un sistema di affiliati.
Questo porta la professionalizzazione fuori dalla sola comunicazione commerciale. Prima della firma servono dati, tempi di valutazione, perimetro dell’investimento e materiali coerenti con ciò che il franchisor promette. Il Forum ha senso se questo ordine entra nel fascicolo contrattuale e nella pratica quotidiana delle reti.
Speaker di filiere diverse per testare lo stesso modello
Il panel ha accostato reti con dimensioni e settori differenti. Pierpaolo Coli porta il perimetro McDonald’s Italia; Francesco Pinto rappresenta il retail Yamamay. Franco Manna dà il punto di vista di Rossopomodoro e Marco Aprile quello di Midas Italia.
La presenza di Massimiliano Zucchi per La Romana e di Tommaso Valle per Assofranchising ha completato il raccordo fra impresa ospitante e rappresentanza associativa. La varietà fra ristorazione e servizi auto, con il retail moda a fare da ponte, mostra una traiettoria comune: il franchising maturo lavora prima sui processi replicabili e poi sull’insegna.
Vincoli e costi iniziali: la competenza cambia il giudizio
La ricerca evidenzia che i vincoli contrattuali sono percepiti come rigidità dal 50% del campione generale. Tra chi conosce meglio il modello, quella stessa rigidità viene interpretata come supporto alla gestione. Il costo iniziale rimane l’ostacolo più resistente, anche quando aumenta la consapevolezza.
La cautela del 56% dei cittadini che prenderebbe in considerazione il franchising per il proprio futuro non segnala un rifiuto. Indica una domanda di protezione informativa: servono simulazioni economiche chiare e criteri di selezione verificabili. Serve anche un calcolo realistico del capitale necessario prima di avviare la trattativa.
La selezione degli affiliati diventa il primo filtro industriale
Il programma dell’evento insiste sulla qualificazione degli affiliati prima dell’espansione numerica. Per un franchisor questa scelta vale più di una campagna di contatti generica: l’apertura sbagliata consuma margini, altera l’esperienza del cliente e rende fragile il controllo qualità.
La parte finanziaria entra nello stesso ragionamento. KPI, break even, fee d’ingresso, royalties e costi di avvio devono risultare leggibili prima della firma. In assenza di questi elementi la rete cresce per vendita di contratti, non per solidità dei punti affiliati.
Dopo Rimini, il lavoro passa ai manuali
L’esito più concreto del Forum non sta nella foto di gruppo. Sta nel manuale operativo, nelle procedure di apertura, nel monitoraggio dei franchisee e nella capacità di aggiornare le promesse commerciali quando i numeri del negozio reale indicano uno scostamento.
Reting ha costruito il format attorno a questa esigenza: accompagnare chi vuole trasformare un’attività locale in rete nazionale, evitando che l’espansione si regga soltanto sul richiamo del marchio. Il confronto con aziende già strutturate rende visibile il nodo: senza formazione continua il franchising diventa moltiplicazione di errori.
Per imprese e aspiranti franchisee, la verifica parte dai numeri
Per chi valuta di entrare in una rete, il primo controllo riguarda il pacchetto informativo ricevuto prima del contratto: esperienza dell’affiliante, durata, investimenti richiesti, diritti concessi e assistenza prevista. Ogni promessa deve trasformarsi in voce verificabile.
Per chi vuole diventare franchisor, la priorità è opposta solo in apparenza: servono unit economics replicabili e processi allenati prima di cercare candidati. L’interesse del mercato esiste, i dati sulla notorietà lo confermano. La conversione in impresa richiede un linguaggio meno commerciale e più gestionale.
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Junior Cristarella
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