Il referto corretto divide la partita in due registri: 1-1 nei 90 minuti e 4-3 per l’Italia nella serie dei penalty. La forma 4-5 dtr indica il totale costruito sommando rete in gara e rigori trasformati. Per capire la finale conta separare il punteggio della partita dalla qualità dell’esecuzione dal dischetto.
Aggiornamento del 9 giugno 2026: il pezzo integra il titolo europeo con il precedente articolo del Magazine sulla semifinale vinta contro la Spagna.
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Tallinn assegna il titolo: Belgio avanti all’85’ e pari italiano al 90’+1
La finale è rimasta bloccata fino alla coda. Il Belgio ha colpito con Noa Ojea entrato nella ripresa e capace di attaccare il lato destro prima del sinistro basso dell’1-0. L’Italia ha risposto dentro il recupero, quando il fallo di mano in area belga ha portato Fugazzola dagli undici metri. Il mancino dell’attaccante dell’Atalanta ha rimesso la gara in equilibrio al 90’+1, dentro i cinque minuti extra concessi dall’arbitro Florian Lata.
Il dato da appuntare è la tenuta mentale della squadra: il gol subito all’85’ avrebbe chiuso molte finali giovanili. Qui l’Italia ha conservato lucidità nella prima azione realmente pesante dentro l’area avversaria, scegliendo il gesto più semplice e più esposto: attacco del pallone, contatto con il braccio in area belga e penalty trasformato senza rincorsa emotiva lunga.
La serie: Lupo respinge Ojea, Moorthamer colpisce la traversa e Perillo chiude
La serie ha avuto un andamento pulito nei primi giri. Per il Belgio hanno segnato Dierckx, Blondeel e Verstrepen; per l’Italia hanno risposto Fugazzola, Casagrande e Okon-Engstler. Lo strappo è arrivato sul quarto tiro belga, con Lupo a respingere il tentativo di Ojea.
Rocca ha poi calciato fuori il quarto rigore italiano. In quel frangente il vantaggio psicologico azzurro sembrava evaporato. Il Belgio però non ha trasformato l’occasione: Moorthamer ha trovato la traversa e Perillo ha portato il pallone sul dischetto con la possibilità di chiudere. La sua trasformazione ha fissato il titolo italiano e ha dato continuità alla semifinale con la Spagna, già decisa dalla sicurezza azzurra nei penalty.
La gara prima dello strappo: Belgio più acceso sulle corsie, Italia verticale a tratti
Il primo tempo non ha prodotto un dominio stabile. Onia Seke ha creato le prime accelerazioni belghe e ha chiamato Lupo al lavoro in apertura. L’Italia ha cercato profondità con Dattilo e Croci, arrivando a sporcare la partita attraverso conclusioni rapide più che con possesso lungo. La palla inattiva ha dato al Belgio una chance con Dierckx, poi Seghers ha dovuto gestire il tiro a giro di Croci.
Dopo l’intervallo la partita ha cambiato velocità in modo discontinuo. Il Belgio ha avuto un’occasione da fuori con Driessen e un tentativo acrobatico di Mbavu; l’Italia ha trovato il sinistro basso di Bonifazi prima della nuova spinta belga chiusa dall’intervento di Lupo su Dierckx al 65’. La finale è arrivata al minuto 85 senza un padrone definitivo, dettaglio che ha reso più forte l’urto emotivo dell’1-0.
Il 4-3-1-2 di Franceschini e i cambi entrati nel tabellino
Franceschini ha iniziato con il 4-3-1-2. Davanti a Lupo hanno lavorato Bonifazi, Diallo, Varali e Dattilo; in mezzo Gasparello, Okon-Engstler e il capitano Biondini, con Corigliano alle spalle di Perillo e Croci. Il Belgio ha risposto con il 4-2-3-1 di Sven Vermant, struttura pensata per isolare gli esterni e dare a Benktib il compito di occupare i centrali.
I cambi italiani hanno inciso direttamente sul finale. Casagrande e Ballarin sono entrati al 58’, Landi al 67’, Rocca e Fugazzola all’87’. L’ingresso di Fugazzola ha prodotto il rigore dell’1-1 quasi senza tempo di assestamento. L’ingresso di Rocca ha avuto un riflesso più duro nella serie, perché il suo errore è stato assorbito solo dalla traversa belga immediatamente successiva.
Il percorso in Estonia: gruppo vinto a sette punti e semifinale ai rigori
La fase finale italiana è partita con l’1-0 alla Francia del 26 maggio e ha preso quota con il 3-0 sul Montenegro del 29 maggio. Il 3-3 con la Danimarca del 1 giugno ha consegnato il primo posto nel Gruppo B a quota sette punti, davanti alla Francia. In semifinale l’Italia ha superato la Spagna dopo l’1-1 dei regolamentari e la serie dei rigori.
Il Magazine aveva già fissato quel passaggio nell’articolo Italia U17 in finale, Spagna battuta ai rigori. La finale contro il Belgio completa quel tracciato con un segnale ulteriore: il gruppo di Franceschini ha vinto il torneo senza sconfitte nella fase finale e ha retto due gare consecutive finite dal dischetto.
Il secondo titolo italiano Under 17 e il dato sul formato a otto squadre
Il titolo di Tallinn è il secondo Europeo Under 17 dell’Italia dopo quello conquistato nel 2024 a Cipro contro il Portogallo. Il dato storico entra in una sequenza recente molto concentrata: finale vinta nel 2024, semifinali consecutive nella categoria e nuovo trofeo nel 2026 con un gruppo diverso alla guida di Daniele Franceschini.
C’è anche un particolare di formato. L’edizione 2026 assegna all’Italia il primo titolo Under 17 azzurro dentro la formula a otto squadre nella fase finale. Il valore riguarda il trofeo e soprattutto la ripetizione di abitudini competitive: gare secche, recuperi brevi, rigori gestiti da ragazzi classe 2009 e 2010 con una maturità già misurabile.
Verifica redazionale sui dati della finale
Il referto è stato controllato sulle schede UEFA e FIGC. Il nucleo del risultato coincide anche nelle cronache di ANSA, Sky Sport, RaiNews, La Gazzetta dello Sport, Corriere dello Sport ed Eurosport. Dove i live usano il 4-5 dtr, l’indicazione da usare nel foglio gara resta 1-1 nei tempi regolamentari con 4-3 Italia nella serie.
La differenza fra le due forme numeriche non modifica il verdetto. Il 4-3 ai rigori descrive l’esecuzione dal dischetto; il 4-5 dtr somma il gol di Ojea, il rigore di Fugazzola e i penalty realizzati. Per un titolo sportivo la separazione serve perché racconta meglio dove l’Italia ha vinto davvero: nella sequenza più esposta della serata più che nei minuti ordinari.
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Junior Cristarella
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