La formula breve “laurea falsa” schiaccia il caso. L’atto napoletano mette invece al centro due documenti: un elaborato finale e una dichiarazione firmata per accompagnarlo. Da qui bisogna partire, perché il resto appartiene alla discussione pubblica o ad altri procedimenti.
Avvertenza giuridica: la chiusura delle indagini preliminari non assegna responsabilità definitive. Indica che la Procura ha terminato la fase investigativa e che la difesa entra nella finestra prevista dal codice per leggere gli atti e intervenire.
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Due documenti, una stessa laurea
Il primo documento è la tesi in Economia e Management consegnata alla Pegaso nel 2023. Il secondo è la Dichiarazione di originalità dell’elaborato, cioè l’atto con cui lo studente attesta che il lavoro depositato non deriva da copie non dichiarate. L’accusa unisce i due livelli perché la presunta sovrapposizione del testo inciderebbe anche sulla dichiarazione resa all’ateneo.
Il confine è netto: l’atto riguarda il rapporto fra testo consegnato, attestazione di originalità e titolo ottenuto. La chiusura delle indagini e il perimetro centrato sulla laurea Pegaso restano il dato pubblico da cui parte l’intero articolo, come registrato da ANSA.
Il 91% e la quota Luiss
Il numero che domina l’accusa è 91%. Nel fascicolo pubblico quel valore indica la percentuale complessiva di presunto plagio attribuita all’elaborato. Il dato successivo stringe ancora di più il campo: almeno il 70% sarebbe riconducibile a una tesi triennale discussa alla Luiss da un’altra studentessa nel 2018.
La tesi indicata ha lo stesso titolo richiamato negli atti: Sistema Sanitario Nazionale: luci e ombre di un’eccellenza italiana stretta dai vincoli della finanza pubblica. La ripartizione fra percentuale complessiva e quota ricondotta all’elaborato Luiss consente di distinguere il numero ad alto impatto dalla matrice principale della sovrapposizione contestata, valore indicato anche da La Stampa.
La firma che precede la discussione
La seconda contestazione è più silenziosa della tesi e per questo rischia di essere sottovalutata. La dichiarazione di originalità accompagna l’elaborato e serve all’ateneo per ricevere il lavoro finale come opera attribuita allo studente. Se l’elaborato risultasse copiato nella misura indicata dall’accusa, la dichiarazione assumerebbe un rilievo proprio.
Il calendario pubblicamente emerso, indicato da Fanpage.it, colloca questa firma al 19 dicembre 2022, prima della seduta del 23 gennaio 2023 indicata per il corso di Economia e Management. Il calendario rende chiara la sequenza: prima l’attestazione inviata alla Pegaso, poi l’esame finale e infine il titolo che l’accusa collega all’elaborato ritenuto non originale.
Pegaso parte lesa e origine della denuncia
L’Università Telematica Pegaso si presenta come soggetto danneggiato. La posizione dell’ateneo ha un peso processuale autonomo: l’inchiesta risulta avviata dopo una denuncia dell’università e Pegaso indica la volontà di costituirsi parte civile. Questo sposta l’ateneo dal ruolo di semplice scenario a quello di ente che tutela i propri atti e il proprio nome.
La precisazione dell’università indica che la Procura avrebbe chiesto la documentazione necessaria senza accessi invasivi, dato coerente con il profilo descritto dal Corriere della Sera. Il dato aiuta a leggere la natura del materiale al centro degli accertamenti, formato da carte universitarie, elaborati, dichiarazioni e riscontri sui testi.
Dal servizio televisivo del 2024 all’atto del 2026
La vicenda non nasce con l’avviso di conclusione delle indagini. Il 9 settembre 2024 un servizio televisivo su Rete 4 solleva dubbi sull’autenticità della tesi. Pegaso avvia verifiche interne sul titolo e sull’elaborato. Nel giugno 2025 la Procura di Napoli apre il fronte investigativo con acquisizioni documentali indicate presso Parthenope, Pegaso e Luiss.
Il calendario del 2025 colloca l’avvio degli accertamenti dentro questa catena: esposto, documenti universitari e confronto fra elaborati, asse presente anche nei resoconti di Tgcom24 e Sky TG24. L’atto del giugno 2026 arriva quindi dopo un percorso di controlli già visibile nel calendario pubblico.
Il vecchio fascicolo aveva un raggio più largo
All’inizio dell’indagine venivano richiamati anche profili legati al passaggio dagli studi precedenti alla Pegaso, con attenzione ad autocertificazioni e riconoscimento di esami, come emerso nel precedente fronte investigativo seguito da Il Fatto Quotidiano. L’atto ora pubblicamente descritto stringe invece il fuoco su due ipotesi di falso connesse alla tesi e alla dichiarazione di originalità.
Questa differenza non va trasformata in assoluzione implicita su ciò che non compare nelle cronache dell’avviso. Segnala il dato oggi utilizzabile: il segmento approdato al 415-bis riguarda le carte finali della laurea Pegaso e il modo in cui sono state presentate all’università.
I magistrati e il lavoro della Guardia di Finanza
Nel materiale pubblico compaiono i nomi dei sostituti procuratori Ciro Capasso, Vincenzo Piscitelli e Claudio Orazio Onorati. Le indagini vengono attribuite alla Guardia di Finanza di Napoli, con una traccia documentale centrata sui testi universitari e sugli atti depositati nel percorso accademico.
La composizione dell’ufficio requirente e il ruolo della Guardia di Finanza delimitano il tipo di indagine, informazione allineata con Adnkronos. L’informazione è utile perché chiarisce il tipo di indagine: confronto documentale, acquisizione di carte e valutazione di dichiarazioni formali.
I venti giorni della difesa
Il 415-bis apre una finestra concreta. Dopo la notifica, l’indagata e i difensori hanno accesso agli atti. In quel tratto possono depositare memorie e documenti, chiedere al pubblico ministero nuove attività investigative oppure domandare l’interrogatorio. Se la richiesta di interrogatorio arriva nei termini, il pubblico ministero deve procedere.
Il termine richiamato nelle cronache è di venti giorni. Il suo peso è processuale: consente alla difesa di misurare l’accusa sul materiale effettivo e oltre il racconto esterno. Solo dopo questa finestra la Procura decide se avanzare verso la richiesta di rinvio a giudizio o se rivedere la propria traiettoria.
La replica di Di Deco e Petruzzi
Gli avvocati Francesco Di Deco e Francesco Petruzzi hanno dichiarato che al momento della loro presa di posizione non risultava ricevuta una formale notifica dell’avviso. Hanno inoltre sottolineato che ogni valutazione sul merito richiede la visione degli atti.
La loro replica incide sulla tempistica della vicenda. La comunicazione pubblica dell’atto e la sua conoscenza formale da parte della difesa sono momenti diversi. Nel processo penale la differenza conta: l’esercizio dei diritti difensivi parte dalla conoscenza regolata degli atti e dalla possibilità di intervenire nel fascicolo.
Sangiuliano resta su un altro piano giudiziario
Il nome di Gennaro Sangiuliano torna nel discorso pubblico perché Boccia è nota anche per il caso che portò alle dimissioni dell’ex ministro della Cultura. Il procedimento sulla laurea Pegaso resta però napoletano e universitario. Il processo romano è un capitolo separato: lì Boccia è stata rinviata a giudizio e la prima udienza è fissata al 6 ottobre 2026, data riportata da RaiNews.
Il rinvio a giudizio nel procedimento romano riguarda stalking aggravato, lesioni e altri reati contestati. Nel botta e risposta del 9 giugno, i difensori di Boccia hanno definito inverosimile che i legali di Sangiuliano fossero all’oscuro dei procedimenti in cui l’ex ministro risulterebbe indagato e Boccia parte offesa. Questa replica appartiene allo scontro fra difese e lascia intatto il nucleo dell’atto napoletano sulla tesi.
Il titolo universitario e la strada amministrativa
Il procedimento penale guarda alle ipotesi di falso. L’eventuale destino amministrativo del titolo universitario segue regole proprie e appartiene all’ateneo, agli organi competenti e agli esiti formali che saranno comunicati nelle sedi previste. Al momento il dato solido è la posizione di Pegaso come parte lesa e il rilievo penale attribuito a tesi e dichiarazione.
Una tesi entra nell’archivio dell’università, sostiene il conseguimento di un titolo e viene accompagnata da dichiarazioni che servono a certificare la correttezza del deposito. Per questo il caso investe anche la fiducia nelle procedure accademiche, soprattutto quando le percentuali contestate superano la soglia della somiglianza occasionale.
Il nome esatto degli atti
La dicitura giornalistica più rapida parla di laurea falsa. Il nome più aderente agli atti oggi pubblici è diverso: indagini chiuse su due ipotesi di falso legate alla tesi Pegaso e alla dichiarazione di originalità. La differenza protegge il lettore da un equivoco: una contestazione penale è distinta da una decisione definitiva sul titolo.
Il linguaggio deve restare aderente alla fase. Boccia è indagata nel procedimento napoletano. Pegaso si dichiara danneggiata. La difesa attende gli atti. La Procura ha finito la fase investigativa e ora deve valutare le iniziative difensive prima delle scelte successive.
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Junior Cristarella
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