Il raduno friulano ha messo nello stesso spazio ricordo del soccorso e futuro dell’intervento pubblico. Il calendario ha evitato una commemorazione chiusa in se stessa e ha portato cittadini, studenti, operatori e istituzioni dentro i luoghi in cui il terremoto del 1976 modificò il modo italiano di pensare emergenza, coordinamento e prevenzione.
Nota per il lettore: le informazioni seguono ordine cronologico e ruolo istituzionale, così chi cerca il programma del raduno o la chiusura di Gemona arriva subito al dato utile.
La chiusura in piazza del Ferro
La domenica finale ha concentrato i radunisti in piazza del Ferro, con ammassamento al mattino, cerimonia ufficiale e sfilata per le vie della città. Gemona ha avuto un ruolo pienamente coerente con il cinquantesimo del sisma: la città ha rappresentato il luogo in cui il ringraziamento ai Vigili del Fuoco assume un significato civile immediatamente comprensibile.
La presenza di oltre mille partecipanti da tutte le regioni italiane ha dato alla giornata un profilo nazionale, allargato da arrivi e presenze da Austria, Slovenia, Croazia e Stati Uniti. La scala dell’evento, confermata anche da ANSA, ha mostrato una rete associativa capace di muovere memoria professionale e appartenenza territoriale nello stesso appuntamento.
Il Tricolore dal castello e la prova visibile dei SAF
La discesa del Tricolore dalla torre del castello ha dato alla chiusura un’immagine forte senza trasformarla in pura scena. A eseguire la manovra sono stati dieci operatori SAF, sigla che indica la componente Speleo Alpino Fluviale dei Vigili del Fuoco.
Per il pubblico, quella bandiera calata dall’alto ha reso leggibile un addestramento che di solito rimane lontano dagli occhi dei cittadini. La specializzazione SAF entra in gioco quando servono accesso verticale, movimento su corda, recupero in ambiente impervio o intervento in contesti dove i mezzi ordinari incontrano limiti severi.
L’avvio a Udine con Cittadella della Sicurezza e mezzi in mostra
Il calendario ufficiale ANVVF ha aperto il raduno il 4 giugno a Udine, con la presentazione in Sala Ajace nella Loggia del Lionello e con l’inaugurazione in piazza Primo Maggio della Cittadella della Sicurezza. Casa Sicura, Casa degli Errori e la mostra statica degli automezzi hanno portato la prevenzione fuori dal linguaggio degli addetti ai lavori.
La scelta di piazza Primo Maggio ha avuto una funzione civica evidente: mostrare i mezzi e i comportamenti corretti in un luogo urbano aperto. Il cittadino vede il mezzo antincendio, capisce dove nascono molti incidenti domestici e associa il soccorso a una preparazione che comincia molto prima della chiamata al numero di emergenza.
A Tramonti di Sotto il ricordo dei caduti in servizio
Nel pomeriggio del 4 giugno, il programma si è spostato a Tramonti di Sotto, in località Pecol sul Lago di Redona, per l’omaggio ai Vigili del Fuoco deceduti in servizio. Inserire questo momento nella prima giornata ha dato al raduno un ordine morale chiaro: prima dell’esposizione pubblica del Corpo viene il ricordo di chi ha pagato il prezzo più alto nell’intervento.
Il luogo montano aggiunge un riferimento concreto al lavoro dei Vigili del Fuoco in Friuli Venezia Giulia, regione in cui ambiente alpino, corsi d’acqua, viabilità interna e piccoli centri richiedono capacità di soccorso differenti rispetto ai grandi contesti metropolitani.
Studenti, bambini e prevenzione quotidiana
Il 5 giugno la mattinata udinese ha coinvolto gli studenti delle scuole superiori in un convegno sulla sicurezza, con riferimento esplicito a cambiamenti climatici e innovazione tecnologica. Portare questo tema nella scuola significa lavorare sulla cultura del rischio quando i comportamenti individuali sono ancora in formazione.
Nel pomeriggio, Pompieropoli ha parlato alle scuole dell’infanzia e primarie attraverso gioco, percorsi e simulazioni elementari. La prevenzione, spiegata a quell’età, si traduce in gesto concreto e capacità di riconoscere una situazione domestica o ambientale da segnalare a un adulto.
Il sisma del 1976 come origine di una nuova cultura del soccorso
Il terremoto friulano del 6 maggio 1976 ha dato al raduno un fondamento storico centrale. Gemona, Venzone e altri centri dell’area colpita sono entrati nella coscienza nazionale per la durezza dell’evento e per la capacità del territorio di rialzarsi attraverso lavoro istituzionale, comunità locali e soccorritori.
PromoTurismoFVG ha collocato il raduno dentro il percorso del cinquantesimo del sisma, richiamando il ruolo dei Vigili del Fuoco nell’emergenza e nella nascita di un moderno modo di coordinare la Protezione Civile. La ricorrenza del 2026 ha privilegiato luoghi e atti pubblici, con Gemona al centro del legame tra soccorso ricevuto e responsabilità verso le nuove generazioni.
La cittadinanza onoraria al Corpo Nazionale
Sabato 6 giugno, a Palazzo Botton, Gemona del Friuli ha conferito la cittadinanza onoraria al Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco. Il destinatario dell’atto è il Corpo nella sua dimensione istituzionale, oltre il piano associativo del raduno.
Il sindaco Roberto Revelant ha rappresentato la città nel conferimento e il capo del Corpo nazionale Eros Mannino ha ricevuto il riconoscimento in una cerimonia seguita anche da Rai News. Il valore dell’atto sta nella forma amministrativa: il ringraziamento per il soccorso del 1976 entra negli atti della comunità gemonese e diventa appartenenza civica.
Via Popone a Udine, il piazzale diventa riconoscimento urbano
Il raduno ha lasciato un segno anche a Udine con l’intitolazione ai Vigili del Fuoco del piazzale davanti al comando provinciale in via Popone. Il Comune di Udine aveva annunciato una cerimonia aperta alla cittadinanza per il 6 giugno alle ore 16, proprio davanti alla sede operativa.
La toponomastica, in casi come questo, agisce come una memoria civica permanente. Chi passa davanti al comando vede un edificio di servizio e incontra un nome che ricorda il lavoro quotidiano del Corpo, dagli incendi ai dissesti, dagli incidenti stradali agli interventi complessi in edifici e territori fragili.
La sera udinese tra Duomo e Teatro Giovanni da Udine
Il programma del 6 giugno ha riportato il raduno a Udine nel tardo pomeriggio, con la Santa Messa in piazza Duomo celebrata dall’arcivescovo della città. La dimensione religiosa, collocata dopo cittadinanza onoraria e attività con le scuole, ha dato alla giornata una chiusura comunitaria.
Alle 21, il Teatro Giovanni da Udine ha ospitato il concerto gratuito della Banda Musicale del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco. Il teatro ha trasformato il raduno in incontro culturale e ha portato il Corpo fuori dall’immagine dell’intervento urgente, mostrando una componente identitaria meno nota al grande pubblico.
Tecnologie e clima nel lavoro che attende il soccorso
Nella chiusura del raduno, Eros Mannino ha richiamato l’adeguamento di attrezzature e tecnologie. Il tema riguarda l’acquisto di mezzi nuovi e soprattutto addestramento, comunicazioni, dispositivi di protezione, sensori, capacità di leggere dati meteo e gestione di scenari che evolvono in tempi stretti.
I cambiamenti climatici incidono sul soccorso perché modificano frequenza e forma degli eventi. Incendi di vegetazione più impegnativi, temporali violenti, allagamenti improvvisi e instabilità dei versanti chiedono risposte integrate. Per i Vigili del Fuoco, aggiornare lo strumento operativo significa preservare velocità d’intervento e tutela degli operatori.
ANVVF e Corpo Nazionale, due piani da distinguere
Il raduno è promosso dall’Associazione Nazionale Vigili del Fuoco del Corpo Nazionale ODV, realtà associativa che riunisce sezioni, iscritti, vigili in servizio, personale in congedo e volontari. Il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco è invece la struttura pubblica chiamata al soccorso tecnico urgente.
La distinzione chiarisce molti atti del raduno. L’Associazione costruisce il calendario, coordina la partecipazione e cura il legame tra generazioni di Vigili del Fuoco. Il Corpo riceve la cittadinanza onoraria, interviene con le proprie componenti specialistiche e rappresenta l’istituzione statale del soccorso.
Il messaggio lasciato dal Friuli
La Regione Friuli Venezia Giulia ha richiamato, nella giornata finale, il legame tra sfilata di Gemona, Castello tricolore e orgoglio del territorio per il Corpo. In quella sintesi si legge l’identità del raduno: il Friuli ha ospitato una cerimonia nazionale e ha rimesso i Vigili del Fuoco davanti alla storia del 1976 e alla domanda sul soccorso del prossimo decennio.
Il presidente dell’Associazione Enrico Marchionne ha legato memoria, dolore e speranza nel saluto conclusivo. La risposta di Gemona, con il sindaco Revelant, ha dato al raduno un approdo civico: la città riconosce nei Vigili del Fuoco una presenza appartenente alla propria storia e il Corpo riceve dal Friuli un mandato morale a innovare senza perdere radici.
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Junior Cristarella
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