La ricorrenza del primo anno impone una lettura operativa: separare ciò che è rimasto nel fascicolo giudiziario da ciò che sta entrando nel cantiere amministrativo della ripartenza. Il caso Unitus Agraria riguarda ormai edificio, ricerca, sicurezza e programmazione pubblica nello stesso perimetro.
Garanzia redazionale: ogni riferimento al procedimento penale riguarda atti e ipotesi in fase non definitiva. La responsabilità personale può essere accertata soltanto nelle sedi competenti.
Il centro del danno è il blocco A2
La nostra ricostruzione parte dall’elemento più concreto: l’edificio A2 del Polo di Agraria. Nei documenti tecnici Unitus dedicati alla perizia post incendio, l’ateneo chiede una valutazione sul grado di danneggiamento e sulla stabilità delle strutture, con stima dei possibili interventi di recupero, rimozione dei materiali bruciati, rifacimento degli impianti elettrici, di climatizzazione e antincendio. Questo dettaglio sposta il dossier dal piano emotivo al piano ingegneristico: prima di riaprire spazi di ricerca occorre stabilire che cosa può essere recuperato e che cosa va ricostruito.
Il danno economico ricostruito intorno ai 20 milioni di euro riguarda struttura e laboratori, oltre ad archivi e materiale didattico. Il dato collima con le ricognizioni territoriali documentate da TusciaUp e con il quadro sintetizzato da RaiNews, che ha riportato la stessa soglia nel bilancio del primo anniversario. La cifra va letta come ordine di grandezza operativo: dentro quel valore entrano apparati scientifici e continuità sperimentale; i luoghi amministrativi rientrano nello stesso perimetro perché la segreteria DAFNE era nel blocco reso inagibile.
Perché i fondi pubblici valgono più del ripristino
La soglia finanziaria oggi in campo supera il valore del danno perché la ricostruzione è stata impostata come riqualificazione del plesso. Ai 22,5 milioni di euro del canale statale, ricostruiti nelle comunicazioni istituzionali sul rapporto MUR e MEF, si sommano i 3 milioni assegnati dalla Regione Lazio ai laboratori di Agraria. Il totale supera i 25 milioni e cambia la natura dell’intervento, orientata verso adeguamento funzionale e sismico oltre alla sostituzione degli spazi persi.
La rettrice Tiziana Laureti ha indicato proprio questa traiettoria: il cantiere dovrà far rientrare il plesso in una condizione migliore di quella precedente. La notizia dei 22,5 milioni trova conferma anche nella ricostruzione pubblicata da Ontuscia, che collega lo stanziamento ai Dipartimenti di Agraria, DAFNE e DIBAF. L’effetto pratico per studenti e gruppi di ricerca è la riapertura progressiva di funzioni scientifiche con standard aggiornati.
La mattina del 4 giugno 2025
La sequenza di emergenza comincia nella tarda mattinata del 4 giugno 2025, al Polo del Riello. Le fiamme interessano la copertura dell’edificio dove erano in corso lavori; la comunicazione dei Vigili del Fuoco registra l’impegno dalle 10:15 di quattro squadre con rinforzi da Roma e Terni. L’edificio viene evacuato e il dato più importante della catena dei soccorsi resta quello umano: nessuna persona coinvolta nel bilancio iniziale.
La dinamica tecnica resta materia del procedimento. La nostra lettura mantiene separati il fatto fisico e l’accertamento penale: copertura interessata dai lavori, propagazione verso spazi con funzioni di laboratorio e successiva messa in sicurezza appartengono alla cronologia verificata; la definizione delle responsabilità appartiene agli atti giudiziari e alle successive garanzie difensive.
L’area intorno al rogo: ordinanze e monitoraggi
La città entrò in modalità precauzionale già durante l’emergenza. Il Comune di Viterbo impose misure nel raggio di un chilometro dal punto dell’incendio: porte e finestre chiuse, limitazione della permanenza all’aperto, attenzione a impianti di ventilazione, alimenti esposti e attività agro zootecniche. La scelta aveva una ragione tecnica immediata: il rogo coinvolgeva un plesso universitario con materiali da laboratorio e componenti edilizi capaci di generare contaminanti nel fumo.
ARPA Lazio installò il campionatore per il monitoraggio dell’aria nella stessa mattina del 4 giugno. La ricerca riguardò diossine, IPA e PCB, sostanze che in eventi di combustione possono formarsi in quantità da valutare con analisi dedicate. Il 7 giugno il Comune comunicò il rientro dei parametri entro valori di normalità e revocò le ordinanze precedenti. Restarono obblighi di pulizia e prevenzione nella fascia fino a un chilometro.
Il procedimento giudiziario e il nostro precedente articolo
Il fascicolo ha superato la fase più indistinta dell’indagine. Nella nostra ricostruzione del 20 maggio, disponibile nell’approfondimento Rogo Agraria Viterbo, 10 avvisi dalla Procura, avevamo isolato il punto giuridico decisivo: il cantiere in copertura e la gestione della sicurezza diventano il luogo del confronto processuale.
Oggi quel passaggio va letto insieme al capitolo della ricostruzione. L’avviso di conclusione indagini non anticipa una sentenza e non assegna colpe. Serve a cristallizzare le ipotesi della Procura e ad aprire lo spazio delle difese. Per questa ragione, nel racconto pubblico occorre evitare scorciatoie: l’incendio è un fatto storico, le responsabilità restano oggetto di verifica giudiziaria.
Che cosa cambia per Unitus
Il primo anno chiude la fase della sola emergenza e apre una fase diversa. La programmazione tecnica dovrà procedere insieme al reperimento di spazi sostitutivi; sullo sfondo restano acquisti scientifici, cantieri e garanzie processuali. La perdita del blocco A2 ha colpito un nodo amministrativo e scientifico, come conferma anche la convenzione con la Cassa Edile di Viterbo, nata per ospitare personale tecnico amministrativo del Dipartimento DAFNE durante l’emergenza.
Il valore del polo agricolo viterbese spiega perché la vicenda supera il perimetro locale. DAFNE è indicato da Unitus come Dipartimento di eccellenza e la ex Facoltà di Agraria è parte della storia identitaria dell’ateneo dal complesso inaugurato nel 1989. Ricostruire qui significa proteggere una filiera di ricerca che incide su agricoltura, foreste, ambiente e sistemi agroalimentari. La ricaduta riguarda iscritti, dottorandi e personale tecnico, con un effetto diretto sulla capacità di Unitus di trattenere competenze nella Tuscia.
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Junior Cristarella
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