La pronuncia trasforma la condanna di secondo grado in esito definitivo della giurisdizione ordinaria. Il formato processuale è decisivo: poiché la prima condanna era arrivata solo in appello dopo un’assoluzione, la difesa aveva accesso all’impugnación especial. La Sala penale l’ha respinta.
Nota editoriale: usiamo i nomi giuridici colombiani dei reati perché la traduzione italiana perderebbe precisione tecnica. Dove serve li spieghiamo nel testo.
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La sentenza da trattenere
Il passaggio finale arriva con la sentenza SP499-2026, radicazione 72466, deliberata il 3 giugno 2026 dalla Sala de Casación Penal. Il punto operativo è secco: resta valido il verdetto con cui il Tribunal Superior de Antioquia aveva revocato l’assoluzione di primo grado e aveva dichiarato Santiago Uribe coautore penalmente responsabile.
La nostra ricostruzione collima con il nucleo confermato da ANSA: i reati cardine sono concierto para delinquir agravado e homicidio agravado, collegati alla creazione e al sostegno della struttura denominata Los Doce Apóstoles. Nel diritto colombiano il primo reato copre l’accordo stabile per commettere delitti; il secondo riguarda l’uccisione aggravata per modalità e contesto.
Perché 340 mesi contano più della formula giornalistica
Nel lessico pubblico la pena viene spesso compressa nella formula 28 anni. Il dato utile per leggere il fascicolo è 340 mesi, perché consente di agganciare la pena alle statuizioni accessorie: multa di 6.500 salari minimi legali mensili vigenti, interdizione dall’esercizio di diritti e funzioni pubbliche per 20 anni e privazione del diritto di tenere o portare armi per 54 mesi.
Il rigetto dei benefici penitenziari ordinari nel verdetto di secondo grado rafforza il passaggio alla fase esecutiva. La Corte Suprema ha reso quel quadro stabile all’interno del percorso ordinario, con effetti concreti sulla cattura e sull’esecuzione della pena secondo le forme previste dalla giustizia colombiana.
La qualificazione come lesa umanità
La qualificazione come delitti di lesa umanità sposta il caso fuori dal perimetro di una vicenda penale comune. La Corte ha ritenuto che le condotte fossero inserite in un attacco sistematico e generalizzato contro civili nel nord di Antioquia. Questo punto neutralizza l’argomento difensivo sulla prescrizione e permette di leggere il singolo omicidio dentro una politica criminale più ampia.
Il concetto chiave è macrocriminalità. In un fascicolo di questo tipo il giudice guarda oltre l’esecutore materiale, perché la domanda centrale riguarda la struttura che seleziona le vittime, rende disponibili gli uomini armati e protegge l’azione con appoggi territoriali.
Hacienda La Carolina, il nodo logistico del fascicolo
La geografia del caso passa da Yarumal, dall’area dei Llanos de Cuivá e dalla Hacienda La Carolina. La ricostruzione accolta dai giudici descrive quel luogo come spazio di riunione per persone armate e come punto di addestramento. L’elemento logistico pesa perché collega una proprietà privata a una catena operativa, con contatti radio e reti di informatori in rapporto con componenti della Polizia.
Il gruppo Los Doce Apóstoles viene descritto come una struttura nata per colpire persone etichettate come indesiderabili o come presunti collaboratori della guerriglia. La zona di proiezione ricorrente è il nord di Antioquia, soprattutto l’asse che comprende Yarumal, Campamento e Valdivia.
Camilo Barrientos e il punto tecnico sull’omicidio
Camilo Barrientos Durán era un conducente di bus escalera. Il 25 febbraio 1994 fu ucciso sulla strada tra Campamento e Yarumal, dopo essere stato segnalato come presunto ausiliario della guerriglia. La Corte ha trattato l’omicidio come parte del meccanismo della struttura armata.
Qui sta il passaggio tecnico più rilevante: la responsabilità è stata letta secondo una logica di dominio dell’organizzazione. La difesa insisteva sull’assenza di un contatto personale tra Santiago Uribe e la vittima. La Corte ha dato rilievo al funzionamento della rete, cioè raccolta di informazioni, selezione del bersaglio, ordine operativo e mancata interferenza da parte di uomini che avrebbero dovuto proteggere la zona.
La prova: dal frammento al quadro unitario
La differenza tra assoluzione e condanna passa dalla metodologia di valutazione. Il giudice di primo grado aveva dato peso alle fratture interne delle deposizioni; la Corte Suprema ha approvato la lettura congiunta compiuta dal Tribunal Superior de Antioquia. Nei casi di violenza organizzata, un racconto processuale può assumere forza perché testimoni tra loro lontani convergono sullo stesso nucleo.
El Espectador ha ricostruito questo passaggio con particolare attenzione alla critica rivolta all’analisi frammentata. Per noi il dato decisivo è il criterio: differenze marginali su date secondarie o ricordi periferici perdono valore quando il centro narrativo resta stabile, specie dopo oltre trent’anni dai fatti.
I testimoni e il perimetro dei riscontri
Nel fascicolo restano centrali i nomi di Juan Carlos Meneses Quintero, Alexander de Jesús Amaya Vargas, Eunicio Pineda Luján e Olguín de Jesús Agudelo Betancur. Il valore delle loro versioni sta nel punto di contatto tra ambienti diversi: polizia, lavoro rurale, contesto paramilitare e informazione territoriale. Il verdetto poggia su un incastro di riscontri.
La Corte ha respinto la tesi di una macchinazione esterna in assenza di supporto fattuale concreto. Questo è un dettaglio decisivo perché chiude una linea difensiva molto forte sul piano comunicativo, fondata sull’idea di testimonianze contaminate da interesse politico o pressione giudiziaria.
La sequenza processuale dal 1995 al 2026
La linea temporale parte dal 1995, prosegue con la versione libera del 3 settembre 1996 e passa dalla risoluzione inibitoria dell’agosto 1999. Il caso riprende forza nel 2010 dopo le dichiarazioni del maggiore in pensione Juan Carlos Meneses. Nel 2013 si apre l’istruzione formale; nel 2020 inizia il giudizio; il 13 novembre 2024 arriva l’assoluzione; il 25 novembre 2025 il Tribunal Superior de Antioquia la revoca.
Il 2026 porta la chiusura ordinaria davanti alla Corte Suprema. Cambio ha confermato la scansione del fascicolo dal 1995 alla decisione definitiva; El Colombiano ha dato conto del passaggio metodologico sulla prova congiunta e del ruolo attribuito alla Hacienda La Carolina.
Il nome di Álvaro Uribe e il perimetro della sentenza
Il richiamo all’ex presidente Álvaro Uribe Vélez ha rilievo pubblico perché Santiago è suo fratello e perché l’ex capo dello Stato ha reagito definendo la notizia devastante per la famiglia. Sul piano giuridico il perimetro resta personale: la sentenza colpisce Santiago. L’ex presidente resta fuori dal dispositivo penale.
Questa distinzione va mantenuta con precisione. Il valore politico del cognome Uribe amplifica ogni passaggio del caso; il valore giudiziario della pronuncia resta ancorato a responsabilità individuali, prova penale e reati specifici.
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Junior Cristarella
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