Il segreto di Leonardo in un borgo toscano sospeso nel tempo — idealista/news


Un borgo affacciato su una piana dove, in un solo giorno, cambiò il destino di Firenze. E un nome che riecheggia nei manuali d’arte per un’opera di Leonardo da Vinci di cui si inseguono ancora le tracce. Ad Anghiari, in Valtiberina, si incrociano storia, paesaggio e artigianato in uno scenario compatto e sorprendentemente a misura di passo. E mentre si guarda la valle, resta aperta una domanda che spinge a esplorare: cosa rimane davvero della Battaglia di Anghiari?

Un itinerario a piedi tra vicoli, torri e mura

Dal belvedere si entra nel “Borghetto”, il nucleo rinascimentale raccolto attorno a piazza Mameli. Si incontra una trama fitta di archi, botteghe di legno, ferro e cuoio, e istituzioni culturali concentrate in pochi metri: il Museo della Battaglia e di Anghiari e, di fronte, il Museo statale di Palazzo Taglieschi. 

Salendo dai vicoli laterali si raggiunge la Badia di San Bartolomeo, con un Crocifisso ligneo del Duecento e una Madonna con Bambino attribuita a Tino di Camaino. Poco oltre si apre l’Orto del Vicario, affaccio intimo sui tetti, poi il belvedere dedicato a Gian Franco Vené, perfetto al tramonto. 

Lungo il crinale si arriva al Campano, la torre dell’orologio seicentesca, prima di scendere per via della Torre, detta “Cordoni”, antico passaggio per gli animali da soma, e percorrere la via di Ronda (oggi corso Matteotti), dove si leggono porte e merli delle fortificazioni duecentesche. All’altezza di Porta Nuova, un pozzo medievale sigilla l’identità del quartiere con una firma in pietra.

Il filo di Leonardo: il dipinto perduto e dove ritrovarlo

Quasi un secolo dopo la battaglia, Firenze incaricò Leonardo di raccontare la vittoria nel Salone dei Cinquecento. La grande pittura murale, frutto di una tecnica sperimentale, non arrivò a compimento e le successive decorazioni di Giorgio Vasari ne cancellarono le tracce visibili. Ciò che resta, però, non è un vuoto: fogli preparatori autografi, studi di cavalli e cavalieri e copie d’autore, come quella di Pieter Paul Rubens oggi al Louvre, ricostruiscono l’energia del combattimento. 

Ad Anghiari questo patrimonio si ricompone nel Museo della Battaglia e di Anghiari, dentro Palazzo del Marzocco: un percorso digitale mette a confronto studi, copie e ipotesi, collegando le sale alle colline viste dal belvedere. Nel vicino Palazzo Taglieschi si entra invece nella vita quotidiana dell’Alta Valle del Tevere, con sculture, arredi sacri e una Madonna con Bambino di Jacopo della Quercia (1419-1425) che da sola vale la visita.

Oltre le mura: pievi antiche e stratificazioni civiche

La storia locale affiora anche nelle architetture disseminate dentro e fuori il borgo. Il Palazzo Pretorio in piazza del Popolo, oggi sede del Comune, conserva sulla facciata gli stemmi dei podestà fiorentini e, all’interno, antiche carceri e una vasca vinaria romana, segni di una lunga stratificazione. 

Lungo via della Battaglia, la chiesa di Santo Stefano (VII secolo) rappresenta una rara testimonianza alto medievale, con influssi bizantini all’esterno e una tavola di Domenico di Michelino all’interno. Nelle campagne due pievi completano il quadro: Santa Maria alla Sovara, preromanica a tre absidi con torre aggettante di gusto francese, e Santa Maria a Micciano, con sculture altomedievali, tracce di affreschi trecenteschi e opere di Niccolò Soggi e Giovan Battista Naldini.

Castelli e leggende: la Valtiberina che non ci si aspetta

A pochi chilometri dal centro, le colline custodiscono rocche e dimore fortificate. Il Castello di Montauto, a quasi 800 metri, nato a fine XII secolo e legato alla famiglia Barbolani, ha custodito per tre secoli il saio di San Francesco prima del trasferimento a Firenze e poi a La Verna. 

Più in basso, il Castello di Galbino racconta il passaggio da fortilizio a residenza con loggia e torrioni cilindrici. Il Castello di Sorci, legato al capitano di ventura Baldaccio d’Anghiari, porta con sé cronache di un “fantasma” estivo e una stagione contemporanea come fattoria con ristorante noto, entrato nell’immaginario cinematografico di “Non ci resta che piangere”. 

Natura, sentieri e pietre verdi: dove respirare all’aperto

Quando si cerca una pausa tra musei e chiese, la Riserva Naturale dei Monti Rognosi è la risposta. Istituita nel 1998, abbraccia un paesaggio di ofioliti, le “pietre verdi” che danno al terreno tonalità scure e un aspetto quasi lunare. I sentieri segnalati si percorrono a piedi, in bici o a cavallo, tra tracce di antiche vie minerarie e itinerari che richiamano la figura di San Francesco.

Sapori di bottega: bringoli, vini e dolci di tradizione

Nelle trattorie si servono i bringoli anghiaresi, spaghettoni tirati a mano con farina e acqua, conditi con porcini o ragù di carne; non mancano piatti di selvaggina, trippa alla toscana e fegato con salvia e vino bianco. La chiusura è spesso affidata a cantucci, panforti, crostate e cavallucci, prodotti in piccole pasticcerie locali. Tra le colline si incontrano aziende vitivinicole con degustazioni in cantina: la produzione spazia dal Sangiovese del Podere Volterrena al Merlot Milton fino al bianco Roncione. È un modo diretto per legare il paesaggio al bicchiere e comprendere il lavoro dei campi.

Come arrivare e quando andare: info pratiche essenziali

Anghiari si trova in provincia di Arezzo, a circa 8 km da Sansepolcro e poco più di 15 km dal capoluogo. In auto da Firenze si percorre l’A1 fino ad Arezzo e poi la SP43 del Passo della Libbia, con un ultimo tratto di circa mezz’ora tra campi e boschetti; da Siena si segue la SS715 e poi la SS73 passando per Monte San Savino; da Pisa e Livorno si raggiunge Firenze e si prosegue, per un viaggio che si avvicina alle tre ore. 

Con i mezzi pubblici si arriva in treno ad Arezzo (Trenitalia) e si prosegue con la linea SI381 Arezzo-Sansepolcro-Città di Castello-Lerchi (Sitabus), che collega ad Anghiari in meno di un’ora. Sotto le mura è presente un’area di sosta per auto e camper con ascensore gratuito per il centro storico.

Articolo visto su (travel.thewom.it) In Toscana c’è un borgo medievale sospeso nel tempo che nasconde un incredibile segreto di Leonardo da Vinci


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