Ha messo il proprio nome sul tavolo prima che fossero i partiti a chiudere accordi e tavoli. Ha scelto di costruire un percorso autonomo, lanciando una candidatura che, almeno in questa fase, appare più personale che frutto di una coalizione già definita. Il messaggio è semplice: non aspetto che qualcuno mi chiami, mi assumo la responsabilità di proporre una candidatura.
È da qui, nell’intervista rilasciata a Il Volatore di giovedì 4 giugno, che bisogna partire per leggere la discesa in campo di Enzo Scontrino per le prossime amministrative di Erice.
La disponibilità annunciata dal presidente dello IACP ha avuto l’effetto di rompere con largo anticipo gli equilibri della corsa a Palazzo Municipale.
Con la sindaca uscente Daniela Toscano non più ricandidabile dopo due mandati consecutivi, Scontrino ha scelto di uscire allo scoperto, criticando apertamente le logiche del tradizionale “totosindaci” e proponendosi come punto di aggregazione di un progetto che, nelle intenzioni, dovrebbe andare oltre i partiti.
La sua mossa ha immediatamente provocato reazioni nel mondo politico.
Dal centrosinistra, il deputato regionale Dario Safina gli ha chiesto di chiarire la propria collocazione politica e il giudizio sul ventennio amministrativo Tranchida-Toscano.
Nel centrodestra, invece, la sua iniziativa ha contribuito a riaprire il dibattito sulle future candidature e sugli equilibri della coalizione.
L’idea di candidarsi a sindaco di Erice, racconta Scontrino, sarebbe maturata durante il viaggio di ritorno dal suo ultimo soggiorno in Spagna. Una sorta di intuizione nata osservando ciò che quel Paese è riuscito a costruire dopo la fine del franchismo. Se una società è stata capace di trasformarsi profondamente nel giro di vent’anni, perché non potrebbe accadere anche alle nostre latitudini?
Ma oltre alla Spagna, nel ragionamento di Scontrino sembrano esserci anche esempi molto più vicini. Lo sguardo corre inevitabilmente a Marsala e all’esperienza che ha portato Andreana Patti alla conquista di Palazzo VII Aprile.
Ed è qui che emergono le prime analogie.
In entrambi i cas,i c’è un’autocandidatura che nasce fuori dai tradizionali percorsi di investitura dei partiti. In entrambi i casi c’è la volontà di intercettare una domanda di partecipazione che attraversa il territorio e che cerca nuove forme di rappresentanza.
Come accadde per Patti, anche a Erice l’autocandidatura serve anzitutto a rompere gli equilibri esistenti e a costringere la politica a uscire dall’attesa. Ma è proprio qui che emergono le differenze più significative.
Andreana Patti utilizzò la propria candidatura come strumento per costruire una coalizione.
Scontrino, almeno per il momento, sembra muoversi su un terreno diverso. Più che costruire una coalizione, sta costruendo una narrazione.
Nelle sue dichiarazioni non c’è ricerca di collocazione politica. Al contrario, c’è una rivendicazione esplicita del superamento degli schieramenti tradizionali.
Il suo linguaggio è più sociale che politico. Parla di bisogni, di comunità, di giovani che emigrano, di persone che hanno smesso di credere nella politica e che andrebbero riportate dentro un progetto collettivo.
Questa ricerca di uno spazio civico che preceda le tradizionali alleanze di partito non è peraltro un fenomeno isolato.
Nelle stesse settimane, a Trapani, anche la figura di Valerio Valenti si sta muovendo lungo coordinate simili, cercando di costruire una proposta che parta dalla società organizzata prima ancora che dagli schieramenti.
Un endorsement, però, Scontrino lo ha già incassato. È quello di Valerio Antonini, patron del Trapani e presidente del movimento Futuro – di cui Scontrino è avvocato tributarista – che si è detto disponibile a sostenerne il percorso politico e, a sua volta, a candidarsi a sindaco di Trapani. Un elemento che oggi appartiene più alla cronaca che agli equilibri elettorali, ma che testimonia l’attenzione che la sua candidatura sta già suscitando anche fuori dai confini ericini.
A Erice, però, il contesto presenta caratteristiche proprie. Non esiste ancora un candidato ufficiale della continuità amministrativa.
Esistono, semmai, diversi aspiranti: Rossella Cosentino, Carmela Daidone e Pino Agliastro osservano l’evoluzione del quadro politico mantenendo, almeno per ora, una posizione prudente.
Ciò che esiste certamente è un ciclo politico lungo vent’anni, iniziato con Giacomo Tranchida e proseguito con Daniela Toscano. Ed è questo il vero convitato di pietra della prossima campagna elettorale.
Qui emerge uno degli aspetti più interessanti della candidatura Scontrino.
Pur proponendosi come interprete di una fase nuova, il presidente dello IACP evita accuratamente di formulare un giudizio politico sull’esperienza amministrativa che ha governato Erice negli ultimi due decenni. Non parla di fallimento, non parla di successo. Non individua responsabilità politiche e non propone una cesura netta con il passato.
Piuttosto, sembra scegliere un’altra strada: spostare il confronto dalle appartenenze ai bisogni, dalle coalizioni alle persone, dalle valutazioni sulle amministrazioni precedenti alla costruzione di un nuovo protagonismo civico.
Ma una candidatura che si propone alla guida della città dovrà prima o poi misurarsi con una domanda inevitabile: cosa pensa del ventennio Tranchida-Toscano?
Scontrino, almeno per il momento, evita di entrare nel merito. E proprio questa scelta contribuisce a rendere la sua candidatura difficile da classificare.
Da un lato intercetta una parte dell’elettorato stanca delle tradizionali contrapposizioni politiche. Dall’altro lascia aperto un interrogativo fondamentale: il suo progetto rappresenta un’alternativa al sistema politico che ha governato Erice oppure una sua evoluzione?
È una distinzione non secondaria. Perché un conto è proporsi come elemento di rottura rispetto a una stagione politica.
Un altro è immaginare una nuova fase senza mettere necessariamente in discussione ciò che l’ha preceduta.
Nel centrodestra, intanto, la disponibilità manifestata da Livio Marrocco non sembra avere prodotto particolare entusiasmo nemmeno dentro Fratelli d’Italia. Un elemento che contribuisce a spiegare perché la figura di Scontrino abbia rapidamente attirato attenzione anche al di fuori dei tradizionali recinti politici.
Perché se una lezione arriva dall’esperienza di Andreana Patti è che un’autocandidatura funziona davvero quando riesce a trasformarsi rapidamente in un progetto collettivo.
Scontrino è ancora nella fase iniziale del percorso. Ha acceso il dibattito politico, ha costretto partiti e aspiranti candidati a uscire dall’attesa e ha conquistato il centro della scena. Ma il passaggio decisivo deve ancora arrivare.
Lui stesso ha spiegato che i prossimi passi riguarderanno la costruzione delle liste, un tema che non sembra destargli particolari preoccupazioni vista la risposta che sostiene di registrare in queste settimane. Successivamente arriverà il momento del programma.
Ed è qui che emerge uno degli aspetti più interessanti del suo ragionamento politico.
Scontrino considera il programma quasi una rigidità formale imposta dalla legge. Non un libro dei sogni e nemmeno un elenco di promesse.
Piuttosto un “libro dei bisogni”.
Una definizione che potrebbe essere equivocata come una semplice gestione dell’ordinario, ma che nelle sue parole assume un significato diverso. Quando parla di bisogni non parla soltanto di manutenzioni, servizi o emergenze quotidiane. Parla di rilancio.
Il riferimento alla Spagna del post-franchismo è probabilmente il passaggio più rivelatore dell’intervista. Scontrino guarda a quel percorso come all’esempio di una società che nell’arco di vent’anni è riuscita a trasformarsi profondamente, migliorando qualità della vita, partecipazione, infrastrutture e capacità di immaginare il futuro.
In fondo, il ragionamento di Scontrino sembra muoversi su due piani. Da un lato guarda all’esterno, alla Spagna e alle esperienze di trasformazione che hanno saputo incidere sul tessuto sociale. Dall’altro guarda molto più vicino.
Perché la sua idea di un civismo capace di aggregare persone prima ancora che partiti, ricorda da un lato il percorso che ha portato Andreana Patti alla guida di Marsala e dall’altro richiama, inevitabilmente, le origini dell’esperienza politica tranchidiana a Erice.
La differenza è che Patti utilizzò il civismo per costruire una coalizione elettorale, mentre Scontrino sembra immaginare il civismo come soggetto politico esso stesso, come luogo di elaborazione e di partecipazione da cui eventualmente far discendere alleanze e candidature.
Un’impostazione che, se da un lato affascina una parte dell’elettorato stanco delle appartenenze tradizionali, dall’altro dovrà misurarsi con una realtà inevitabile: le elezioni si vincono ancora organizzando consenso, costruendo liste e individuando una classe dirigente.
Ed è qui che il percorso di Scontrino entra nella sua fase più delicata. Perché finché il tema è la partecipazione il consenso tende ad allargarsi.
Quando però arriva il momento di scegliere compagni di viaggio, candidati e alleanze, quel progetto dovrà inevitabilmente assumere una forma politica riconoscibile.
Eppure, osservando la storia politica ericina, questo schema non appare del tutto inedito.
Anzi, per certi versi richiama la primissima esperienza di “Erice che Vogliamo”, il movimento attraverso il quale Giacomo Tranchida costruì il proprio consenso e la propria leadership cittadina. Anche allora il civismo fu utilizzato come strumento di aggregazione e come contenitore capace di superare le appartenenze tradizionali.
È forse questo il paradosso più interessante della candidatura Scontrino: mentre si presenta come elemento di novità rispetto al ventennio politico ericino, ne richiama almeno in parte i meccanismi originari di costruzione del consenso.
La vera domanda, dunque, non è se Scontrino sia di destra o di sinistra. La domanda è se il suo progetto rappresenti un’alternativa al sistema politico che ha governato Erice negli ultimi vent’anni oppure la sua naturale evoluzione. Per il momento il candidato evita di sciogliere il nodo. Ma prima o poi la campagna elettorale glielo imporrà.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
redazione@tp24.it (Luca Sciacchitano)
Source link





