Ha smontato l’Uomo vitruviano. Ci ha messo una donna, con un corpo evidentemente non conforme, inscritta in un mondo. Cecilia Sammarco ha dato forma così alla copertina del nuovo numero di VITA magazine, titolato Disabilità, l’inclusione non basta. Questa immagine bellissima e potente declina perfettamente l’idea che convivenza e partecipazione siano le vere sfide di una società che vuole riconoscere il valore di tutti, in un’inchiesta che va oltre la retorica dei “buoni” e le buone intenzioni dell’inclusione.
«I corpi disabili sono stati per troppo tempo censurati, rimossi ed esclusi dall’immaginario visivo dominante. Come artista sento la necessità di rielaborare questo panorama», spiega Cecilia, che a seguito di una lesione al midollo spinale, ha sviluppato un modo di disegnare con le mani paralizzate. «Pensare che esista un “uomo universale” è un fallimento: non c’è maggiore diversità che nei corpi. Così mi è venuto naturale mettere al centro una donna disabile e far capire che dietro c’è sempre una persona. Ho voluto circoscrivere la figura nel mondo, non nel cielo, perché questa attenzione deve essere globale. La coprogettazione di cui parlo non è solo un concetto sociale: è planetaria».
Un mondo progettato da chi
L’attivista canadese Judith Snow dice che «il problema non è la mia disabilità. Il problema è un mondo progettato come se io non esistessi». Il numero di Vita parte qui, dalla consapevolezza che l’inclusione ha un vizio d’origine: presuppone un mondo che apre le porte e qualcuno che viene fatto entrare. La convivenza e la partecipazione invece non hanno porte. In questo numero le voci portanti sono quelle delle persone con disabilità, che non cercano inclusione ma vogliono partecipare alla costruzione del mondo in cui tutti viviamo, insieme.

Il capitolo 1, Basta dirci che siamo straordinari, racconta sei vite eccezionali che vogliono diventare normali. Nessun campione, celebrità o super-eroe: Irene Formento, Cecilia Sorpilli, Claudio Imprudente, Francesco Colletti, Francesca Donnarumma e Nicola Schiavolin si raccontano nella loro quotidianità fatta di studio, lavoro, sport, famiglia, amici. Parlano delle difficoltà che hanno incontrato e indicano con chiarezza che cosa ha fatto la differenza nella loro vita: un’associazione, un buon insegnante, dei genitori che non hanno lasciato prevalere l’istinto di protezione, un lavoro… Questi “elementi abilitanti”, invece di essere lasciati al caso o alla determinazione dei singoli, andrebbero moltiplicati, per far sì che storie come le loro smettano di avere quel sapore di “straordinarietà” e diventino quotidiane, per tutti.
Il capitolo 2, Basta decidere al posto nostro, è un’inchiesta che fa toccare con mano cosa succede quando le persone con disabilità contribuiscono in prima persona a immaginare servizi e soluzioni che rispondano ai loro bisogni. Dal lavoro alla casa, dal dopo di noi al progetto di vita, dalla scuola allo sport, con un affondo anche sulle metodologie usate nella cooperazione internazionale che tanto avrebbero da dare anche in Italia. Si può fare: sei verticali, con le esperienze concrete di più di 35 realtà di Terzo settore (da Cometa alla cooperativa sociale Il Bettolino, da Fondazione Idea Vita a Associazione Bambini Cerebrolesi, fa Fondazione Tog a Cbm Italia solo per citarne alcuni) raccontano un cambiamento di prospettiva già in atto, il passaggio da un welfare di protezione a un welfare dei diritti, il superamento di servizi standard in cui le persone con disabilità devono “incastrarsi”. Quello che ancora manca, tema per tema, ce lo dicono sei persone con disabilità esperte dell’argomento: Alberto Fontana, Nunzia Coppedè, Matteo Schianchi, Marta Migliosi, Roberta Amadeo e Giampiero Griffo.
Vincenzo Falabella traccia un bilancio a 20 anni dalla firma della Convenzione Onu sui Diritti delle Persone con Disabilità e Alessandra Locatelli, ministra per le Disabilità, fa il punto su dieci nodi cruciali dal progetto di vita alla legge sul caregiver familiare, dalla revisione dell’amministrazione di sostegno a quella della legge 68.


Il capitolo 3, Basta raccontarci come volete voi, riscrive il vocabolario che usiamo per dire la disabilità. Molte persone con disabilità, anche grazie ai social, stanno rappresentando la propria condizione in prima persona, cambiando lo storytelling. A Valentina Tomirotti, Krenare Zylfalari e Luca Barani (Orbi et orbi), Chiara Bersani, Giulia Lamarca, Daniele Cassioli, Fabrizio Acanfora, Giorgia Cirulli, Maria Chiara ed Elena Paolini (Witty Wheels), Red Fryk Hey, Iacopo Melio abbiamo chiesto quali sono le parole da cancellare dal vocabolario e quelle da cui ripartire. Basta inclusione, basta ispirare, basta eroi e largo invece a alleanza, diversità, potenziale, interdipendenza.
E tutti gli altri temi di attualità
L’editoriale di Stefano Arduini è dedicato al 5 per mille, dopo la pubblicazione dei risultati dell’edizione 2025: nonostante l’innalzamento a 610 milioni di euro ottenuto dalla campagna “5 per mille, ma per davvero”, promossa da VITA insieme a 67 tra le principali organizzazioni del Terzo settore, il nuovo tetto è già stato sforato. Ci sono 18,5 milioni di italiani che chiedono di “liberare” il 5 per mille. Ma togliere il tetto si può? Sì, basta copiare la Spagna.
Nella sezione Communitas si parla di caporalato, lavoro e diritti, con una prima parte del reportage di Anna Spena fra i braccianti della tendopoli di San Ferdinando, nella Piana di Gioia Tauro e di Borgo Mezzanone, la più grande baraccopoli d’Europa, in Puglia. Da braccianti a cittadini racconta la sfida vinta del progetto Spartacus dell’associazione Giuste Terre, che ai lavoratori agricoli offre lavoro, casa, trasporto, corsi di lingua italiana: 200 i braccianti assunti nel 2025.


Le pagine di ProdurreBene sono dedicate ai bilanci sociali, di impatto, di sostenibilità. Il team guidato da Giampaolo Cerri risponde a una domanda provocatoria ma necessaria: sono “bilanci responsabili o esercizi di furbizia?”.
Il changemaker del mese è don Luca Barone, 47 anni, salesiano, da settembre 2025 presidente di Missioni Don Bosco: «Il bene non è un fatto di cuore», dice. Quattro pagine speciali ci portano invece in Calabria, a Roseto Capo Spulico, per raccontare la nascita della cooperativa di comunità Tesoro di Roseto, con cui gli abitanti del borgo sono diventati “architetti di futuro”.
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Sara De Carli
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