Come cambia l’esame da avvocato con il nuovo decreto del Governo?


Il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto legge che riforma l’esame di Stato per l’accesso alla professione forense: una sessione annuale, un parere scritto, un atto giudiziario e una prova orale con casi pratici e quesiti a scelta.

Per migliaia di praticanti avvocati che si stavano preparando alla sessione 2026 dell’esame di abilitazione, le ultime settimane erano state segnate da un’incertezza pesante. La mancata proroga delle modalità transitorie nel decreto Milleproroghe aveva lasciato senza regole certe una prova a cui molti si preparavano da mesi. Il Consiglio nazionale forense aveva chiesto a gran voce di stralciare le disposizioni sull’esame dalla più ampia riforma forense in discussione e approvarle subito, per via di decreto.

Come cambia l’esame da avvocato con il nuovo decreto del Governo? Il Consiglio dei ministri ha accolto la richiesta approvando un decreto legge che rende immediatamente operative le nuove regole per l’esame di Stato per l’accesso alla professione forense. Una sessione annuale, una prova scritta articolata in un parere e un atto giudiziario, una prova orale con caso pratico e quesiti a scelta su materie specifiche. Le prove scritte si svolgono in presenza e con il solo ausilio dei codici annotati con la giurisprudenza.

Il contenuto della riforma: come si svolge il nuovo esame

Il decreto riprende l’art. 2 del disegno di legge delega di riforma forense, lettera bb), e ne anticipa l’entrata in vigore per dare certezza ai candidati della sessione 2026.

La prima novità riguarda la cadenza: l’esame si svolge in un’unica sessione annuale, eliminando le sessioni multiple che caratterizzavano il sistema precedente.

La prova scritta si articola in due elaborati:

  • redazione di un parere;
  • redazione di un atto giudiziario.

Le prove scritte si svolgono in presenza e con il solo ausilio dei codici annotati con la giurisprudenza. Nessun altro materiale è ammesso.

La prova orale è strutturata in tre momenti distinti:

  • soluzione di un caso pratico;
  • risposta a quesiti volti ad accertare la conoscenza del diritto sostanziale e processuale in una materia a scelta tra diritto civile, diritto penale e diritto amministrativo;
  • risposta a un quesito in una materia a scelta tra diritto commerciale, costituzionale, del lavoro, dell’Unione europea, ecclesiastico, internazionale e tributario;
  • risposta a un quesito in materia di ordinamento, deontologia e previdenza forensi.

Le reazioni del mondo forense

L’approvazione del decreto ha ricevuto un’accoglienza unanimemente positiva dalle rappresentanze dell’avvocatura.

Il presidente del Consiglio nazionale forense Francesco Greco ha commentato con favore la scelta del Governo, definendola una soluzione che “consente di fornire tempestivamente ai candidati regole certe per una sessione d’esame alla quale si stanno preparando da mesi” e sottolineando che il decreto “recepisce le indicazioni formulate dal CNF e restituisce certezza, qualità e serietà al percorso di abilitazione”.

L’Associazione Italiana Giovani Avvocati ha espresso “grande soddisfazione”, ricordando che la situazione di incertezza creatasi a seguito della mancata proroga delle modalità transitorie aveva colpito “migliaia di praticanti avvocati”. Il presidente AIGA Luigi Bartolomeo Terzo ha sottolineato che il lavoro di dialogo istituzionale con il Ministero della Giustizia e il CNF ha contribuito alla definizione di “un quadro normativo finalmente stabile e adeguato”.

Il rinvio del GIP collegiale e le altre misure del decreto

Il Consiglio dei ministri ha deliberato anche la proroga dell’entrata in vigore della riforma sul GIP collegiale. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha annunciato il rinvio alla fine di febbraio-marzo dell’anno prossimo, precisando che entro quel termine il Ministero avrà completato il percorso per rendere operativa la giustizia telematica anche per questo organo.

Il decreto contiene anche altre disposizioni che toccano diversi aspetti dell’organizzazione giudiziaria: norme sulla permanenza nell’incarico dei magistrati giudicanti presso lo stesso ufficio, disposizioni sull’organizzazione e la competenza degli uffici del giudice di pace, misure per la funzionalità dell’ufficio per il processo. Sono previsti inoltre interventi sugli indennizzi per irragionevole durata dei processi con riferimento alle somme liquidate nel 2022, misure per la digitalizzazione della giustizia e per la sicurezza delle infrastrutture informatiche. Il provvedimento interviene infine sul termine massimo per l’esercizio dell’azione di responsabilità professionale nei confronti del notaio.

Gli altri provvedimenti del Consiglio dei ministri

Nella stessa seduta, il Governo ha approvato un decreto legge sull’immigrazione che attua parte del nuovo Patto europeo su migrazione e asilo. Il provvedimento introduce procedure accelerate alla frontiera per l’esame delle domande di protezione internazionale, da concludere entro dodici settimane, e prevede un trattenimento fino a settantadue ore nei luoghi di primo ingresso per l’identificazione e la verifica della pericolosità del richiedente, previa convalida dell’autorità giudiziaria. Le procedure obbligatorie di frontiera si applicheranno ai richiedenti provenienti da Paesi con tasso di riconoscimento della protezione inferiore al venti percento, a chi presenta documenti falsi e a chi è considerato un rischio per la sicurezza nazionale. Sono disciplinate anche nuove cause di rigetto delle domande, tra cui la manifesta infondatezza e il ritiro implicito.

Il Consiglio dei ministri ha infine approvato in esame preliminare un regolamento sul lavoro penitenziario, con l’obiettivo di rafforzare la funzione rieducativa della pena. Il provvedimento amplia le opportunità di lavoro e formazione per detenuti e internati, favorisce la collaborazione con imprese ed enti del terzo settore, rivede l’obbligo lavorativo per i condannati e amplia le attività individuali consentite.




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 Paolo Florio

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