A23 e raccordo di Trieste, code dopo il ponte del 2 giugno


Il dato da leggere con più attenzione è la diversa natura delle code. Sulla A23 il problema nasceva dal volume in ingresso dall’area alpina. Sul raccordo di Trieste il punto sensibile era un restringimento tecnico. La stessa parola, coda, descrive quindi due meccanismi separati e richiede soluzioni diverse per chi deve mettersi in viaggio.

Aggiornamento redazionale chiuso alle 15:24 del 5 giugno 2026: il pezzo ordina i fatti del 4 giugno e inserisce la finestra di lavori già programmata per la notte tra 6 e 7 giugno sulla A4.

A23, perché la coda si è accesa al confine

La lunghezza, circa dieci chilometri, racconta solo metà del problema. La posizione è il punto decisivo: dal confine di Stato verso Malborghetto la colonna si forma subito dopo l’ingresso in Italia e scarica i veicoli su una direttrice che deve poi alimentare Udine, Palmanova e l’innesto con la A4. Quando la testa della coda comincia a sciogliersi, a valle restano onde di frenata perché il traffico arriva a pacchetti invece che in flusso continuo.

Questo spiega i rallentamenti registrati più a sud nella parte centrale della giornata, tra Udine e il nodo di Palmanova. La criticità non va letta come una linea immobile sull’asfalto: si muove con il traffico, perde intensità al confine e lascia inerzia nelle tratte successive. È la dinamica tipica di un corridoio che raccoglie arrivi turistici concentrati in poche ore.

RA13, il cantiere che ha ridotto la capacità reale

Sul raccordo autostradale 13 la matrice era più tecnica. I quattro chilometri fra Duino e Sistiana sono stati generati dal cambio di carreggiata nei pressi di Santa Croce. Un cambio di carreggiata non occupa soltanto spazio fisico: impone traiettorie più lente, riduce la velocità di ingresso nel tratto ristretto e comprime le distanze tra i veicoli.

La pressione pomeridiana in direzione opposta, tra Monfalcone Est e Sistiana, segnala una redistribuzione del flusso dopo la fase più lenta del cantiere. In pratica, il raccordo ha funzionato come una valvola stretta: al mattino ha frenato chi usciva dalla A4 verso Trieste, poi ha assorbito il traffico inverso quando gli spostamenti hanno cambiato verso.

Il calendario ha contato quanto la carreggiata

La sequenza del 4 giugno non nasce in una giornata isolata. Il 3 e il 4 giugno erano stati indicati come giornate da bollino rosso per la sovrapposizione tra rientri del ponte del 2 giugno, ripresa della circolazione dei mezzi pesanti oltre 3,5 tonnellate dalle 22 del 2 giugno e arrivi turistici collegati al Corpus Domini.

Questa combinazione cambia il profilo della A4 e della A23. Il traffico cresce a ondate, concentra la domanda sugli svincoli verso il mare, mette sotto pressione il nodo A4 A23 e rende più sensibili le rampe di collegamento. Una coda che in una giornata ordinaria sarebbe rimasta locale diventa così un segnale di rete.

I numeri del weekend spiegano la seconda onda

La pressione era visibile già dal fine settimana precedente, con oltre 250 mila uscite registrate ai caselli della rete e una crescita del 10% rispetto al 2025. Lisert e Latisana hanno mostrato i segnali più forti tra i caselli citati nelle ricostruzioni territoriali: 42 mila uscite al Lisert con aumento del 20% e 33 mila a Latisana con aumento del 21%. Villesse e San Donà si sono attestati intorno a quota 20 mila uscite ciascuno.

Questi valori chiariscono il nesso con il ponte: il giovedì successivo ha funzionato come secondo tempo dello stesso movimento turistico e logistico. Il corridoio Nordest non ha gestito soltanto partenze e rientri, ha dovuto assorbire anche la ripartenza ordinata dei trasporti commerciali.

Il sinistro del pomeriggio ha aggravato una rete già lenta

L’incidente del primo pomeriggio sulla direttrice più a sud ha inciso perché si è inserito su una rete già rallentata. In condizioni normali un sinistro può essere assorbito dalla capacità residua. In una giornata di traffico a pacchetti ogni restringimento produce una coda più lunga della sua causa apparente.

La lettura corretta separa l’innesco locale dal contesto operativo. Il sinistro ha aggravato una circolazione già sotto stress e non ha creato da solo l’intera giornata difficile. Questa distinzione serve anche a chi viaggia: quando i pannelli indicano rallentamenti diffusi, l’evento visibile può essere soltanto l’ultimo elemento di una catena iniziata ore prima.

La prossima finestra critica è Portogruaro San Stino

La verifica delle 15:24 del 5 giugno sposta il focus sul cantiere notturno Portogruaro San Stino di Livenza. Dalle 21:00 di sabato 6 alle 06:00 di domenica 7 giugno il tratto sarà chiuso in entrambe le direzioni per lavori collegati all’ampliamento della A4 e al varo di un nuovo manufatto sovrappassante l’asse autostradale.

Chi arriva da Trieste dovrà uscire a Portogruaro. I veicoli provenienti da Venezia dovranno uscire a San Stino. La rampa di entrata di San Stino verso Trieste resterà chiusa. Per il traffico proveniente dalla A28 da Conegliano l’immissione in A4 sarà possibile solo verso Trieste, con rientro verso Venezia da pianificare sulla viabilità ordinaria fino a San Stino.

Cosa cambia per automobilisti e autotrasportatori

Per automobilisti e autotrasportatori la regola pratica è semplice: il punto critico della settimana non coincide sempre con la coda più lunga visibile sui pannelli. Sulla A23 il tempo perso può nascere al confine e diventare rallentamento a valle. Sul RA13 un cambio di carreggiata può trasformare quattro chilometri in un ostacolo più ampio perché riduce la velocità di ingresso nel raccordo.

Per la notte del 6 giugno la decisione va presa prima di partire. Il viaggio che attraversa Portogruaro, San Stino o la A28 deve essere letto come percorso con uscita obbligatoria, tempi di rientro sulla viabilità ordinaria e possibile accumulo ai caselli di deviazione.

Il collegamento con il nostro archivio stradale

Nel nostro archivio il caso più vicino per lettura territoriale è il tamponamento di Duino del 23 maggio, diverso per dinamica ma utile per capire lo stesso corridoio: quando il tratto tra A4, RA13 e area carsica è alterato da soccorsi o cantieri, la coda non resta mai soltanto nel punto d’origine.

Anche la ricostruzione sull’incidente A4 Latisana Portogruaro dell’8 aprile aiuta a leggere un dato ricorrente, cioè il rapporto tra mezzi pesanti, colonne e punti di accesso verso il Veneto orientale. Sono episodi diversi, collegati dalla stessa vulnerabilità operativa: traffico intenso e margini di reazione compressi.


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 Junior Cristarella

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