Il punto centrale sta nel passaggio di metodo: gli studenti partono da ciò che vedono ogni giorno, estraggono una forma geometrica e usano quella forma per costruire un racconto. La matematica diventa così grammatica della scena, mentre la letteratura rende leggibile il movimento del pensiero.
Nota per il lettore: i dettagli operativi della presentazione sono riportati in apertura perché data, orario e luogo costituiscono le informazioni essenziali per chi segue l’iniziativa del Talete.
Il fatto centrale: cinque racconti dalla geometria degli oggetti
Racconti che contano porta in forma editoriale un lavoro di classe che unisce osservazione, astrazione geometrica e costruzione narrativa. Il libro nasce nella 4ªG matematico del Talete, dentro un percorso che mette a contatto lettere e matematica senza ridurre una disciplina a semplice pretesto per l’altra.
Il dispositivo è concreto. Un pomello può diventare una traccia di simmetria. Un lampadario permette di ragionare su disposizione, centro e ripetizione. Il cerchione di una ruota porta subito verso circolarità, segmenti e regolarità percepita. Da questi oggetti gli studenti arrivano ai poligoni regolari e costruiscono una pagina narrativa capace di conservare il vincolo della forma.
Data, luogo e perimetro pubblico della presentazione
La presentazione è programmata per giovedì 4 giugno 2026 alle 10.30 nell’Aula Gizzio del Liceo Scientifico Statale Talete, con riferimento logistico in via Silvio Pellico 9 a Roma. La scelta di portare il lavoro in aula magna, davanti a ospiti esterni e comunità scolastica, trasforma il prodotto finale in una restituzione pubblica del percorso.
L’evento è costruito dagli alunni della 4ªG con il supporto delle docenti. Questo dettaglio pesa più della formula celebrativa: la classe compare come soggetto organizzatore oltre che come gruppo autore. Il libro, quindi, diventa anche esercizio di responsabilità comunicativa.
Il metodo: dall’oggetto alla forma, dalla forma alla trama
La sequenza didattica va letta come progressione. Lo sguardo sull’oggetto apre il lavoro. Lo studente riconosce una regolarità fatta di lati, angoli, simmetrie o rotazioni possibili. La pagina narrativa nasce quando quella regolarità entra in una situazione, produce tensione e orienta le scelte del racconto.
Il valore tecnico del progetto sta qui. Una forma geometrica, se resta formula, resta conoscenza interna al quaderno. Quando diventa vincolo narrativo costringe a scegliere parole precise, immagini coerenti e conseguenze plausibili. La letteratura riceve una struttura; la matematica riceve un contesto leggibile.
Perché il Liceo Matematico rende naturale questa scelta
Il Talete arriva a questa esperienza con una cornice già consolidata. Il suo Liceo Matematico è una sperimentazione aggiuntiva al corso scientifico, sviluppata in collaborazione con la Sapienza e centrata su attività laboratoriali che allargano il lavoro matematico oltre la lezione frontale.
In quel perimetro la letteratura entra come ambiente di prova. Scrivere un racconto da una figura significa tradurre una proprietà astratta in azione. Il passaggio è formativo perché chiede agli studenti di esplicitare il ragionamento, dare ordine alle intuizioni e rendere comunicabile una struttura che altrimenti resterebbe implicita.
Il ruolo delle docenti, di Silvia Lanaro e della Sapienza
Il progetto è stato sviluppato dalle docenti della classe con la professoressa Silvia Lanaro e con il Dipartimento di Matematica della Sapienza Università di Roma. La presenza universitaria dà al lavoro un ancoraggio metodologico: il libro nasce in una scuola, però dialoga con un ambiente di ricerca che da anni lavora sul Liceo Matematico e sui percorsi interdisciplinari.
La collaborazione conta anche per un’altra ragione. Quando la matematica viene proposta come linguaggio capace di generare narrazione, serve una regia didattica solida. Il rischio dell’operazione sarebbe restare su un livello decorativo. Qui, invece, il vincolo geometrico agisce come struttura di pensiero.
Il contributo degli ex studenti: continuità oltre la classe
Al percorso hanno contribuito anche ex studenti del Talete con consigli e idee. Il dettaglio va letto dentro la vita lunga di una scuola: un progetto riesce davvero quando chi ha già attraversato l’istituto torna a funzionare da interlocutore per chi lo sta vivendo adesso.
Nel caso di Racconti che contano, la partecipazione degli ex alunni rafforza il carattere laboratoriale. Il racconto scolastico viene discusso, corretto e orientato da uno sguardo vicino all’età degli autori. Questo produce un tipo di revisione diverso da quello strettamente docente: più prossimo alla voce degli studenti e utile per misurare la leggibilità del testo.
Gli ospiti: letteratura e didattica della matematica nello stesso confronto
La presentazione prevede la partecipazione dello scrittore Paolo Di Paolo e dei docenti della Sapienza Enrico Rogora e Vittoria Silvestri. La composizione del tavolo dice molto del progetto: una voce letteraria incontra competenze matematiche universitarie davanti a studenti che hanno lavorato sulla soglia fra forma e racconto.
Questa scelta evita di trattare il volume come semplice saggio scolastico. La discussione pubblica permette di verificare il libro sul piano della scrittura, sul piano del metodo e sul modo in cui una classe può trasformare un contenuto disciplinare in oggetto culturale condiviso.
Il valore formativo sta nella procedura
La parola chiave è procedura. Gli studenti osservano, formalizzano e scrivono. Il risultato visibile è il volume; l’apprendimento più robusto sta nel percorso che porta a quel volume. Ogni racconto funziona come una piccola prova di modellizzazione culturale.
In un liceo scientifico questo passaggio ha una ricaduta concreta. La competenza matematica viene esercitata anche quando lo studente deve spiegare una forma con strumenti linguistici. La competenza letteraria si rafforza quando deve rispettare un vincolo oggettivo. Il punto d’incontro rende operative le differenze disciplinari.
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Junior Cristarella
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