A Barletta, nel giardino di Palazzo Della Marra che ospita la Pinacoteca De Nittis, un gruppo di donne si tiene per mano in cerchio. Il palazzo barocco ospita la Pinacoteca Denittis ed è uno dei luoghi degli incontri di arteterapia guidati da Manhei Chan, all’interno del programma di ricerca Arte e natura su prescrizione: il patrimonio per il benessere delle donne e della comunità.
Negli incontri queste donne hanno attraversato le sale del museo, osservato i quadri, scoperto e vissuto luoghi e storie che molte di loro non conoscevano. Ora, sono fuori ed è proprio qui Colazione in giardino, uno dei quadri più celebri di Giuseppe De Nittis, è diventato in uno scatto Respiro in giardino. Sono donne con storie diverse: alcune vittime di violenza domestica, altre alle prese con la disoccupazione o precarietà, il carico del lavoro di cura, condizioni migratorie e abitative difficili o problemi lievi di salute mentale. Le accomuna una vulnerabilità che i servizi sociali tradizionali faticano a intercettare e supportare.
In questo spazio si inserisce un programma di Social Prescribing, un modello di assistenza ancora poco diffuso in Italia, soprattutto al Sud, ma sempre più al centro dell’attenzione istituzionale, come dimostra il recente protocollo tra ministero della Cultura e ministero della Salute sulla cosiddetta “prescrizione dell’arte”. Il modello consente agli operatori sanitari e sociali di affiancare alle cure tradizionali attività non cliniche, presenti nella comunità e pensate in base ai bisogni delle persone.

Il programma nasce nell’ambito di una ricerca-azione sviluppata presso l’Università di Foggia, come parte del dottorato in Medical Humanities and Welfare Policies, e rappresenta un esempio concreto di innovazione nel Social Prescribing nel Sud Italia. La maggior parte dei programmi esistenti è stata pensata in modo neutro rispetto al genere, nonostante le donne siano le maggiori destinatarie dei programmi. Da questo gap nasce la scelta di un approccio gender-sensitive come punto di partenza necessario per rispondere in modo specifico ai bisogni delle donne.
I più recenti dati Istat confermano che le donne sono sempre più svantaggiate, con divari territoriali che nel Sud si acuiscono, lavoro precario, aumento degli accessi nei centri di salute mentale e nei centri antiviolenza. In questo contesto, il Social Prescribing gender-sensitive si è dimostrato una risposta concreta a bisogni e disuguaglianze reali e ha creato una rete di stakeholder locali (Comune di Barletta, Servizi Sociali, Beni culturali, enti del Terzo settore, professioniste) che ha messo al centro le donne destinarie del programma.


Il filo conduttore del percorso sono le opere di Giuseppe De Nittis e il suo Taccuino (1870-1884), il diario visivo in cui il pittore barlettano annotava i paesaggi della sua terra natìa prima di partire per Napoli, Parigi, Londra e diventare uno dei protagonisti dell’Impressionismo francese. Quegli stessi paesaggi, come l’Ofanto e la piana di Canne, sono diventati le tappe di un percorso fisico e interiore per le partecipanti.
Il percorso si è articolato in incontri settimanali per due mesi, in base alle disponibilità delle donne coinvolte, e ogni attività ha intrecciato arte, natura e digital storytelling. A partire dalla visita alla Pinacoteca, condotta con una prospettiva di genere, è emersa una figura che molte non conoscevano: Léontine Gruvelle De Nittis, non solo moglie e musa del pittore, ma anche donna capace di autodeterminarsi e scrittrice sotto pseudonimo maschile. Dopo la morte del marito, è stata lei a donare l’intera collezione alla città di Barletta, rendendo possibile la Pinacoteca che oggi possiamo ammirare.


In seguito, il programma ha alternato diverse attività: laboratori di arteterapia; sessioni di mindfulness e osservazione consapevole, registrate e disponibili su Vimeo per chiunque voglia provarle; passeggiate per le vie di Barletta in collaborazione con l’associazione Toponomastica femminile che hanno raccontato storie di donne spesso dimenticate; teatro poetico d’immagine; escursioni nel Parco archeologico di Canne della Battaglia che hanno portato le partecipanti lungo le rive dell’Ofanto, nei paesaggi ritratti da De Nittis in gioventù.
Le parole delle partecipanti raccontano qualcosa che i numeri da soli non riuscirebbero a spiegare: «Il martedì è il giorno dedicato all’allenamento dell’anima», hanno detto. «Mi sento grande come una città, una capitale». Durante la passeggiata urbana, una partecipante ha scritto: «Questa esperienza mi ha portata a riflettere sulla donna, su quello che quel periodo storico ha lasciato di sé: positività, determinazione, forza. Perciò dobbiamo essere fiere di noi e darci valore, senza farci calpestare».
Il percorso si è concluso con un evento pubblico di restituzione alla comunità, che ha riunito istituzioni, esperti culturali, operatori dei servizi sociali, architetti e psicologhe. Le donne hanno avuto l’ultima parola con una performance poetica spontanea, nata durante il laboratorio di teatro. Durante l’evento sono state anche distribuite le loro “capsule del benessere”: piccoli pacchetti realizzati con materiali di riuso, contenenti un elemento naturale e frasi scritte da ciascuna. Un gesto simbolico che le ha trasformate da destinatarie invisibili a donatrici visibili di benessere per la comunità.
Questo è il cuore di questo programma di Social Prescribing gender-sensitive: non un servizio dall’alto, ma un processo in cui le persone riscoprono le proprie risorse per l’empowerment individuale e collettivo. Un modello che nasce dalla specificità di Barletta e del suo patrimonio, ma che può essere ripensato e replicato in tutto il Sud Italia, a partire dai bisogni reali delle persone e dei territori che abitano.
Lucia Anna Rutigliano è dottoranda in Medical Humanities and Welfare Policies presso l’Università di Foggia. Membro dell’Associazione Italiana di Sociologia – Ais e del gruppo di lavoro Icom “Genere e diritti LGBTQ+”, si occupa di progettazione sociale. I suoi interessi spaziano dalle politiche di welfare e gender studies all’arte e alla cultura come strumenti di benessere e sviluppo di comunità, con un impegno attivo sui temi di genere. Foto inviate dall’autrice
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Sara De Carli
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