Il superclan dei calabresi è (sempre) intoccabile? Reggeranno le “coperture” dei Laqualunque in miniatura?



Il nuovo sindaco di Reggio Calabria si considera “tranquillo e sereno”. Dopo la gita in gommone con Claudio Lotito, il re degli appalti cosentini in quota fratelli Occhiuto, si lascia andare a uno sfogo degno del film “Gli Intoccabili”, su Al Capone o al limite de “Il Marchese del Grillo”: «Io sono io e voi non siete un cazzo». Deliri di onnipotenza quelli di Ciccio Bummino, che finalmente potrà mettere le mani -anche- sugli affari della Città Metropolitana della Calabria. E mentre Peppe Scopelliti gli invia messaggi indiretti di cautela — «Fossi in Cannizzaro richiederei al MEF una commissione di accesso per verificare lo stato di salute dei conti di Reggio…» — e il suo ex mentore Totò Caridi si lecca ancora le ferite, Bummino appare invincibile. Sprezzante e sicuro di sè.

Stessa situazione per il suo viceré cirotano, don Sergiuzzo Ferrari. Dopo la recente vicenda della scheda “ballerina” denunciata alle ultime amministrative di Cirò Marina, i deliri di onnipotenza della brutta copia di Cannizzaro lo portano a dichiarare in piazza: «Guarascio dice in giro di avermi puntato, ma per me è solo chiacchiere e distintivo». Un’arroganza senza precedenti. I due gangster si muovono indisturbati come se avessero dei “santi in Paradiso”. Continuano a vincere le elezioni con i loro metodi, totalizzando percentuali bulgare degne dei peggiori regimi dittatoriali. Tutti assoggettati ai boss, tutti omertosi, tutti rassegnati. Gianni Notaro continua indisturbato con le sue ‘mbasciate. Roberto Siciliani impartisce gli ordini attraverso il genero Marinello. Altro che Gomorra. Qui siamo avanti…

Nel frattempo l’inchiesta Teorema procede, tra indagini e passaggi giudiziari scanditi dal tempo. Non si alleggerisce la posizione cautelare dell’avvocato Francesco Manica, fratello massone di Fabio Manica e degli incappucciati regionali. “Fratello” anche di qualche imprenditore coinvolto nello scandalo degli appalti pilotati. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Crotone, Assunta Palumbo, ha infatti respinto l’istanza di revoca della misura cautelare presentata dai difensori del professionista, gli avvocati Gianluca Marino e Vincenzo Cardone. Rimane quindi pienamente in vigore il divieto di dimora nel territorio crotonese al quale l’indagato era stato sottoposto lo scorso 17 aprile. La decisione del gip giunge dopo l’interrogatorio sostenuto dal legale davanti alla sostituta procuratrice Rosaria Multari, titolare del fascicolo insieme al procuratore capo Domenico Guarascio. Un confronto che non è bastato a modificare il quadro cautelare. Se da un lato l’indagato ha ribadito con fermezza la propria totale estraneità rispetto al sistema corruttivo ipotizzato, dall’altro l’atto istruttorio non ha apportato elementi nuovi tali da scalfire l’impianto accusatorio.

Il Tribunale del Riesame ha invece disposto il dissequestro dell’immobile che funge da sede legale della società Studio Tecnico BL di Luca Bisceglia e Rosaria Luchetta, ingegnere e architetta coinvolti nell’inchiesta sul presunto giro di tangenti alla Provincia di Crotone. Il collegio, presieduto da Edoardo D’Ambrosio, ha parzialmente accolto l’istanza della difesa. L’immobile era stato sequestrato dalla Guardia di Finanza poiché la società viene considerata dagli inquirenti uno “strumento del reato”, una sorta di cabina di regia logistica per la commissione di illeciti contro la Pubblica Amministrazione nel contesto degli appalti indetti dalla Provincia. Se il dissequestro dello studio tecnico rappresenta un’importante boccata d’ossigeno logistica per la difesa, l’ordinanza emessa dal gip lo scorso 11 aprile esce comunque sostanzialmente confermata nella sua struttura accusatoria. Il Tribunale del Riesame ha infatti respinto i motivi di doglianza relativi al cuore finanziario e probatorio dell’indagine. Nessuno sconto è stato concesso sul fronte dei conti correnti. In particolare, la difesa aveva chiesto il dissequestro di un conto sostenendo che non vi fossero mai transitati fondi illeciti. I giudici hanno però opposto i riscontri documentali raccolti dalla Guardia di Finanza.

Sul conto è stato individuato un bonifico da 45.000 euro erogato proprio dalla Provincia di Crotone, seguito appena due giorni dopo da un trasferimento di oltre 17.000 euro a favore della Sinergyplus Srl, società cardine dell’inchiesta in quanto ritenuta gestita occultamente dall’ex vicepresidente della Provincia Fabio Manica, principale indagato. Manica viene indicato dagli inquirenti come il promotore della presunta associazione per delinquere sgominata nelle settimane scorse con l’operazione Teorema. Il conto corrente resta quindi sottoposto a sequestro fino alla concorrenza della somma di 22.733,64 euro, finalizzata alla successiva confisca per equivalente. Il Tribunale ha inoltre dichiarato del tutto inammissibile la richiesta subordinata di restituzione di un’autovettura utilizzata dagli indagati. Speriamo non c’entri anche in questo caso Ionà, il fornitore ufficiale delle auto blu dei parassiti.

Insomma, tra proroghe investigative, manoscritti, dichiarazioni spontanee e attività investigative, si continua a lavorare per portare alla luce il malaffare che opprime la Calabria. Robertino docet. Nel frattempo il boss Cannizzaro e il suo vice Ferrari avranno certamente accumulato un bel gruzzoletto, utile per affrontare eventuali tempi difficili. Non si sa mai… Tuttavia, qualcuno di molto importante all’interno di Forza Italia (Mafia) sostiene che il cerchio si stia lentamente chiudendo. Tradotto in soldoni: è vero che il superclan dei calabresi ha superato indenne le “tempeste” di Cordova, Boemi, De Magistris e Gratteri ed è altrettanto vero che manco a Reggio il prode Cafiero De Raho ha chiuso il cerchio (Paolo Romeo e Caridi clamorosamente assolti e Peppe Scopelliti caduto nella trappola perché proprio non si potevano chiudere gli occhi…). Ma prima o poi, si dice sottobanco, qualche testa dovrà cadere. Per informazioni chiedere agli avvocati Giancarlo Pittelli e Marcello Manna…


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