Corso ITS logistica marittimo-portuale a Trieste


3 giugno 2026 – ore 09:00 – Studiare logistica a Trieste significa entrare in un settore concreto, internazionale e legato da vicino al territorio. L’Accademia Nautica dell’Adriatico ha saputo leggere la necessità del territorio di poter contare su figure professionali e che sappiano fa funzionare l’intero ingranaggio logistico, tra spedizioni, trasporti intermodali e gestione dei flussi di merci: è così nato il percorso ITS post diploma per diventare Tecnico della logistica marittimo-portuale. Michele R., 24 anni, è riuscito ad inserirsi nel settore spedizioni e logistica dopo aver terminato il suo percorso di studi all’ITS Accademia Nautica dellAdriatico.

Michele, perché hai scelto il corso di Tecnico della logistica marittimo-portuale e non ununiversità più generica?

“Perché volevo un percorso pratico, vicino alle aziende e al lavoro reale. Cercavo un corso di logistica marittimo-portuale a Trieste che non fosse solo teoria, ma che mi facesse capire come funziona davvero il movimento delle merci: allinizio pensavo che logistica” volesse dire soprattutto magazzino, camion, pacchi; ma mi sono reso conto che è una realtà ben più grande: significa organizzare flussi, documenti, tempi, dati, trasporti, rapporti con clienti, terminal, dogane e aziende. Il corso dellAccademia Nautica dellAdriatico mi ha colpito proprio per questo: è un ITS post diploma a Trieste molto concreto, legato alla logistica merci, trasporti e spedizioni, quindi a un settore con cui qui si ha a che fare ogni giorno. Non è una cosa astratta: il porto, le imprese, i terminal e i collegamenti ferroviari fanno parte della vita economica della città”.

Quanto dura il corso?

“Il corso è biennale. Si entra con il diploma di scuola secondaria superiore e, dopo lesame finale, si ottiene il Diploma di Tecnico Superiore in logistica. Questo per me è stato importante, perché non volevo perdere tempo in un percorso troppo generico: volevo una formazione tecnica superiore in Friuli Venezia Giulia, collegata al settore della mobilità sostenibile, della logistica e dei trasporti. Come ho detto, non cercavo qualcosa di generico, ma di concreto, e la cosa migliore è che durante questo corso non si sta solo in aula. Il percorso prevede 1800 ore complessive; divise tra lezioni, laboratori e stage in aziende del settore logistico. Le ore di stage sono 720, quindi arrivi in azienda avendo già visto strumenti, procedure e situazioni molto vicine al lavoro vero

Nella mia personale esperienza, durante lo stage ho capito quanto contano lordine, linglese, la calma e la capacità di fare domande. Se ti vergogni di chiedere, rischi di sbagliare. Se invece impari a chiedere nel modo giusto, cresci molto più in fretta. Quindi, ritengo che un corso biennale di logistica marittima – e questo in particolare – che può contare sugli stage permette un primo vero ingresso nel mondo del lavoro”.

Cosa si studia nel corso di logistica marittimo-portuale?

“Si studia tutto quello che serve per capire come si muove una merce – quindi non solo trasporti. Nel corso di logistica marittimo-portuale studi il percorso della merce dal’arrivo della nave fino alla destinazione finale: porto, terminal, camion, ferrovia, documenti, pratiche doganali, software gestionali e rapporti con i diversi soggetti della filiera. Il tecnico della logistica marittimo-portuale deve saper leggere i flussi, organizzare le informazioni e capire dove può nascere un problema. Per esempio: una merce arriva in porto, deve essere sdoganata, caricata su camion o treno, consegnata entro certi tempi, comunicata al cliente e aggiornata nei sistemi… Dietro ogni passaggio ci sono documenti, responsabilità, orari e costi. Questa è la parte bella del corso ITS logistica per diplomati: non ti prepara a una sola mansione, ma ti dà una visione completa della filiera. Impari a ragionare sul processo, non solo sul singolo compito”.

La logistica marittimo-portuale sembra un settore molto tecnico. È difficile entrarci?

“All’inizio sì, perché devi imparare un linguaggio nuovo. Container, Ro-Ro, intermodale, booking, resa, dogana, terminal, giacenza, svincolo: sono parole che senti continuamente. Però il corso serve proprio a questo. Nessuno nasce sapendo come funziona una spedizione internazionale o come si organizza il lavoro tra porto, trasportatori, clienti e uffici operativi. La differenza la fanno la curiosità e la precisione. Nella logistica portuale non puoi dire ‘più o meno’: un documento sbagliato, un orario perso o una comunicazione non chiara possono bloccare una merce. Per questo la formazione logistica con stage in azienda è fondamentale: ti abitua a capire che ogni dettaglio conta”.

Che ruolo ha Trieste per chi vuole lavorare nella logistica portuale?

Trieste è un posto particolare per studiare logistica, perché il porto è parte identitaria della città e dell’economia. Se vuoi lavorare nella logistica portuale, qui capisci subito che il settore è fatto di navi, treni, camion, terminal, aziende di spedizioni, uffici operativi e collegamenti internazionali. Nel 2025 il sistema portuale dellAdriatico Orientale, quindi Trieste e Monfalcone, ha registrato numeri molto alti, sopra i 64 milioni di tonnellate movimentate; Trieste da sola si è attestata intorno ai 60 milioni, e non ci sono solo navi. Mi pare che da quest’anno però verrà attivato anche un corso di logistica a Gorizia. 

Comunque quando studi qui impari a leggere quei dati non solo come semplici numeri; diventano aziende, turni, banchine, telefoni che squillano, documenti da preparare e merci che devono partire. Ogni giorno ci si deve confrontare con fornitori e clienti situati in Austria, Germania, Ungheria e altri mercati europei, quindi sapere l’inglese è fondamentale. Non devi essere madrelingua, però devi saper scrivere una mail chiara, capire una richiesta, leggere documenti, per comprendere le necessità di clienti e partner esteri”.

Che lavoro si può fare dopo il corso di Tecnico della logistica marittimo-portuale?

“Dopo il corso puoi entrare nella filiera logistica come figura junior in aziende di spedizioni, trasporti, import-export, terminal portuali, interporti, operatori logistici, uffici documentali e customer service logistico. Gli sbocchi lavorativi della logistica marittimo-portuale sono diversi, perché il settore è ampio e ogni azienda ha ruoli specifici. Io oggi lavoro come operativo junior in una realtà di spedizioni e logistica qui in regione. Seguo spedizioni; controllo documenti; mi coordino con trasportatori, terminal e clienti; aggiorno lo stato delle merci e risolvere problemi quando qualcosa cambia. Per esempio: una nave ritarda, un camion deve essere riprogrammato, un documento doganale va corretto, un cliente chiede un aggiornamento urgente. Il lavoro è questo: far muovere le cose, ma soprattutto far circolare le informazioni giuste al momento giusto”.

È un corso adatto solo a chi ha fatto un istituto tecnico?

“No. Avere basi tecniche può aiutare, ma non è obbligatorio. Il corso ITS logistica per diplomati è adatto anche a chi arriva da percorsi diversi, purché abbia voglia di imparare e di capire i processi. Servono testa organizzata, logica, geografia, inglese, precisione e capacità di lavorare con gli altri: è fondamentale riuscire a collegare le cose. Dove si trova la merce? Quale documento manca? Chi deve essere avvisato? Qual è il mezzo successivo? Qual è la priorità? Secondo me è un corso adatto a chi ama organizzare e risolvere problemi concreti”.

Si trova lavoro dopo un ITS post diploma a Trieste?

“Io non direi mai che il lavoro cade dal cielo, perché devi impegnarti e devi dimostrare di saper stare in azienda. Però gli ITS hanno un vantaggio forte: sono costruiti con un rapporto diretto con le imprese. A livello nazionale, fonti come i dati di INDIRE (2025) dicono che l84% dei diplomati ITS risulta occupato a un anno dal diploma, e il 93% di questi ha un lavoro coerente con il percorso svolto. Sono dati importanti, perché non parlano solo di trovare ‘un lavoro’, ma di trovare qualcosa che centra con quello che hai studiato. Nel caso della logistica, questo collegamento è ancora più evidente: se studi trasporti, spedizioni, porto, documenti e stage in azienda, arrivi al colloquio con competenze già vicine ai bisogni delle imprese”.

Perché scegliere un ITS invece delluniversità?

“Dipende da cosa cerchi. Luniversità va benissimo se vuoi un percorso più teorico o manageriale nel lungo periodo. Io volevo entrare prima nel mondo del lavoro e imparare facendo, quindi lITS è stato la scelta giusta per me: è più vicino alle aziende, più operativo, più concentrato su competenze spendibili subito. Per chi cerca unalternativa pratica alluniversità, un ITS post diploma come lAccademia Nautica dellAdriatico può essere una scelta molto concreta. Non è una scorciatoia, perché devi studiare, frequentare, fare laboratorio e affrontare lo stage. Però è un percorso costruito per portarti dentro un mestiere”.

Consiglieresti questo corso a una ragazza?

“Sì, assolutamente. La logistica non è un lavoro da uomini”, è un lavoro da persone precise, sveglie, organizzate. L’importante è essere affidabili, e questo aspetto non ha genere. Anzi, secondo me servono più ragazze anche in questo settore, perché la logistica ha bisogno di competenze diverse: comunicazione, attenzione, metodo, capacità di tenere insieme tante informazioni. Se una ragazza vuole lavorare nella logistica portuale, nelle spedizioni o nei trasporti, non deve farsi bloccare dagli stereotipi. In generale io consiglierei questo impiego a chi non vuole stare fermo, anche se magari lavora in ufficio. A chi ama organizzare, risolvere problemi e vedere un risultato concreto. Quindi bisogna essere puntali, precisi e curiosi. Chi possiede queste caratteristiche è ben ripagato in questo settore”.

Qual è la cosa più importante che hai imparato studiando logistica marittimo-portuale?

“Che dietro ogni merce c’è una catena di decisioni. Il tecnico della logistica è quella figura che permette alle cose di arrivare a destinazione; se tu hai comprato un pacco dalla Cina, quello arriverà a casa tua dopo una serie di coincidenze nei trasporti, carte, documenti, smistamenti…”.

Articolo di Francesco Ferrari




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