Hanno ripristinato gli esami di quinta primaria costituendo appositamente una commissione di esperti. Ne è seguita una settimana di esami e di prove, proprio come succedeva un tempo, prima che i mitici esami di quinta elementare, fervido ricordo di tanti, rito di iniziazione alle prese con i primi ostacoli dell’esistenza, fossero irrimediabilmente aboliti.
Irrimediabilmente fino a un certo punto. Perché due maestre, che rivelano in questa intervista di ritenersi soddisfatte, li hanno reintrodotti. Tutti promossi i 16 alunni della Scuola primaria “Fratelli Tonini” di Pavullo, un comune situato sulle colline modenesi, scuola anche conosciuta come Scuola all’aperto e della quale ci eravamo occupati quando i bambini frequentavano la prima.
Tutti promossi e intanto loro, pergamena di diploma in mano, i bambini sono molto soddisfatti e orgogliosi da avere esposto in pubblico le proprie conoscenze, le competenze acquisite e la grande capacità di gestire in completa autonomia l’esame, davanti alla Commissione e di fronte ai tanti familiari, nonni compresi, e compresi i nonni arrivati da molto lontano per assistere all’esame inusuale dei loro nipotini.
Un esame abolito tanti anni orsono, abolizione nella quale molti hanno visto nel tempo il desiderio se non l’urgenza, tutta da dimostrare, che la vita dei bambini dovesse via via essere resa più confortevole: “Noi crediamo che semplificando andiamo incontro agli alunni – osserva la maestra Rita Bertacchi – Invece io e la mia collega Giulia Codipietro crediamo che semplificare non aiuti a maturare e che a volte le difficoltà, ad esempio nel caso dell’esame, se ovviamente accompagnate bene dall’insegnante, aiuta il bambino a maturare”.
Si è trattato “di un rito di passaggio e di responsabilizzazione – tiene a precisare la maestra Rita Bertacchi – Ovviamente non hanno valenza ufficiale ma celebrativa”. Martedì scorso hanno fatto la prima mattinata di esami e sono andati avanti fino a venerdì. “Abbiamo costituito una Commissione esterna di esperti di varie discipline. Genitori e parenti hanno potuto assistere all’esposizione e alla fine dell’esame c’è stata la proclamazione con la consegna della pergamena di diploma. L’esperienza finora è stata molto bella, sia sul piano disciplinare sia su quello emotivo.
Credo sia un passaggio importante per i ragazzi, quasi un rituale, che li coinvolge e responsabilizza. Anche i genitori ci hanno creduto tanto, alcuni nonni sono venuti da lontano per assistere e c’è stata una bella integrazione multiculturale, perché tutte le famiglie sono intervenute e hanno condiviso la propria soddisfazione e le proprie emozioni nel vedere i propri figli affrontare questo esame con determinazione, competenza e autonomia.
L’esame ha anche una valenza didattica: è strutturato come i vecchi esami di licenza elementare e sulla falsariga degli esami delle scuole medie: nei mesi scorsi i ragazzi hanno preparato quattro tesine, tre su argomenti a scelta tra le discipline di studio storia, scienze e geografia e una su una poesia, hanno elaborato una presentazione PowerPoint e si sono esercitati nell’esposizione curando la rielaborazione orale e imparando a fronteggiare l’emozione del parlare in pubblico, anche davanti a gente sconosciuta”. L’effetto finale? È stato davvero coinvolgente.
La sezione di scuola all’aperto fa parte del plesso della scuola dell’infanzia Fratelli Tonini, ma la sua sede si trova nel plesso della scuola primaria “E. De Amicis”, ora convertito in due corsi, uno dei quali, a 40 ore, si svolge all’aperto. Come si legge nel blog della scuola, la mattina, dopo l’accoglienza di ispirazione montessoriana, i bambini indossano giacca o tuta da pioggia, stivali e comincia la giornata all’aperto.
Merenda, cerchio dell’appello, attività didattiche avvengono fuori: pinetina della scuola, palazzo ducale, torricella, centro paese; dipende dalle condizioni atmosferiche. Pranzo a scuola, riposo e attività pedagogiche, merenda, infine a casa. “Ed ogni giorno si chiude con gioia, la stessa con cui ritorniamo il giorno dopo”. Il blog della scuola nel bosco nasce dall’esigenza di star vicino ai bambini e alle famiglie in modo leggero … dove per leggerezza intendiamo quella di Italo Calvino che ci permette di vedere le cose dall’alto senza avere macigni sul cuore”.
Maestra Rita Bertacchi, la decisione di ripristinare sia pure in maniera celebrativa gli esami di quinta “elementare” ha molto a che fare con l’esperienza di scuola all’aperto. È così?.
Sì, è così. L’idea è maturata un poco alla volta nell’ambito dell’esperienza della scuola all’aperto Perché è una scuola che incentiva le attività esperienziali dei bambini e con il bambino al centro, protagonista che prende in mano il suo percorso. E quindi abbiamo varie ritualizzazioni, vari momenti. Loro sanno che queste esperienze sono importanti per il loro apprendimento
Quali, per esempio?
Per esempio le visite guidate, le gite, e tante altre attività. Loro sanno che ogni volta ci sono finalità diverse legate all’apprendimento. Abituati a intravedere il proprio obiettivo didattico, anche le attività quotidiane di studio le facciamo con dei giochi all’aperto, perché utilizziamo la pedagogia del gioco.
In che cosa consiste la pedagogia del gioco?
Ogni argomento viene trattato attraverso un gioco e così facendo i bambini lo imparano ad esempio attraverso giochi sensomotori, come nascondino o palla avvelenata e poi si usano i giochi simbolici. Durante questi giochi c’è un elemento didattico che viene colto e siccome loro sono protagonisti del gioco, devono giocare, e per poterlo fare devono contemporaneamente capire le regole del gioco e il fine didattico.
Se stiamo cercando di fare l’analisi grammaticale di un nome all’interno del gioco a ruba bandiera, allora il bambino dovrà capire le regole del ruba bandiera e allo stesso tempo, mentre corra e gioca, dovrà essere molto perspicace nel capire la differenza tra i nomi semplici e i nomi composti perché dovrà entrare e intercettare il cartellino giusto: in definitiva, io bambino non devo capire solo le regole del gioco ma anche le sue finalità didattiche. E i bambini capiscono, giocando, l’obiettivo didattico rispetto a quel che in classe può essere la spiegazione formale
Come s’inserisce il ripristino dell’esame di quinta elementare in questo discorso?
All’interno di questa dinamica di scuola sono abituati a essere protagonisti e quindi abbiamo pensato che per celebrare la fine di questi cinque anni ci poteva essere un momento per celebrare il coronamento di tutto il loro percorso e per noi l’esame da un lato e dall’altro il fatto di preparare qualcosa in autonomia, vedi una tesina e altro, li rendeva protagonisti anche di questo ultimo passaggio. Senza la nostra guida hanno preso in mano la conclusione e la restituzione finale del loro percorso. Per noi questo è un momento di crescita, un momento di passaggio.
Su quali ingredienti su punta in questi casi?
Gli ingredienti principali che il bambino mette a frutto nella preparazione e nella presentazione all’esame sono il senso di responsabilità, l’autonomia, la forza di volontà e poi anche la consapevolezza e la capacità di organizzarsi, di comprendere le richieste e organizzare i tempi rispetto a queste richieste, siccome c’era insito un discorso di scadenze. La finalità, più che nella prestazione in sé era nella manifestazione dell’impegno perché anche la preparazione all’esame doveva essere un motivo formativo.
Tutto questo non li ha anche stressati?
No, anzi. È da un mesetto che hanno iniziato a parlarne e a lavorarci e loro sono stati molto coinvolti e direi entusiasti. I genitori ci dicevano che a casa non parlavano d’altro. Gli argomenti delle tesine erano a loro scelta: ne hanno parlato tra loro e con i genitori, si sentivano molto responsabilizzati
Quali argomenti sono stati coinvolti dalle tesine?
Intanto le tre materie di Invalsi erano matematica, inglese e italiano. Per noi il gioco simbolico rappresentava la parte scritta, mentre la parte orale veniva rappresentata dalle discipline di studio come scienze, storia, geografia e poi una poesia da studiare su un argomento per ognuna di queste discipline. Dovevano scegliere: per scienze un animale, per storia un reperto storico delle civiltà antiche studiate in questi anni, e infine per geografia dovevano portare una regione…
Proprio come tanti di noi hanno fatto qualche annetto fa…
Già, proprio come si faceva un tempo: alcuni hanno scelto di collegare questi argomenti, e infine hanno individuato una poesia da studiare, di autori classici dell’Ottocento e del Novecento, e che loro hanno scelto per fare la parafrasi, la recitazione e la spiegazione del tema: insomma dovevano averla capita.
Con quale risultato?
Quando sono arrivati all’esame erano proprio carichi, si vedeva che avevano preso l’esame sul serio. I genitori da parte loro erano molto emozionati e questo ci ha stupiti sebbene tutti conoscessero lo spirito celebrativo e non formale dell’esame: non c’era una valutazione, però hanno partecipato con la serietà e la solennità di un esame vero e proprio. Hanno partecipato anche i nonni che sono venuti da lontano, alcuni da Napoli e da altre regioni d’Italia, per molti è stata l’occasione per venire a trovare i nipoti, hanno partecipato le famiglie intere dei bambini marocchini, abbiamo una comunità di marocchini.
Come avete fatto a costituire la Commissione esterna?
Abbiamo chiesto la partecipazione ad alcuni nostri conoscenti che sapevamo essere laureati in varie discipline, anche se non insegnanti, però impegnati in aree disciplinarmente affini e così c’è stata l’occasione di approfondire alcuni argomenti e di scoprire delle curiosità portate dai membri della Commissione rispetto ai temi portati dai bambini.
Come hanno preso la cosa le altre classi?
I colleghi delle altre classi hanno chiesto informazioni sulle modalità e anche circa gli aspetti burocratici dell’esperienza, ad esempio su come avessimo gestito la presenza dei genitori all’esame. Abbiamo compilato dei moduli per consentire la presenza in classe di genitori volontari e per attivare una copertura assicurativa. C’è stato molto interesse nei membri della Commissione e quando hanno visto l’impegno dei bambini nello schierare le proprie risorse e le proprie competenze si sono entusiasmati e hanno detto che avrebbero proposto l’esperienza ad altre maestre e presso altre scuole. Anche perché, superato il primo momento di emozione, i bambini si sono mostrati molto preparati e si avvertiva in loro l’orgoglio di manifestare le proprie competenze e alla fine hanno espresso soddisfazione e hanno detto che fare l’esame è stato molto bello e interessante.
Quanto ha inciso in questo successo finale la loro esperienza della scuola all’aperto?
L’esperienza nella scuola all’aperto consente loro di avere le competenze per gestire lo stress. Abbiamo notato che li educa all’empatia e che li aiuta a gestire le emozioni e questo accade perché loro sono abituati a condividere e a manifestare le proprie emozioni e anche le proprie opinioni, Questo si verifica per le dinamiche che spiegavo prima e cioè decidono loro quali attività svolgere all’aperto e questa cosa li aiuta a essere percettivi l’uno nei confronti dell’altro e delle reciproche esigenze e dunque a sviluppare l’empatia e di conseguenza tutto quello che viene dopo l’empatia. E cioè, dovendosi mettere nei panni degli altri, è da che deriva il rispetto, la sensibilità, la comprensione del contesto.
Di certo il ripristino dell’esame non ha certo semplificato il vostro lavoro e quello dei bambini a scuola.
Noi crediamo che semplificando noi andiamo incontro agli alunni. Invece io e la mia collega Giulia Codipietro crediamo che semplificare non aiuti a maturare e che a volte le difficoltà, ad esempio nel caso dell’esame, se ovviamente accompagnate bene dall’insegnante, aiuta il bambino a maturare. Abbiamo bimbi con situazioni eterogenee e anche con diversi livelli di sviluppo delle competenze, ma tutti sono riusciti a fare la propria parte con impegno e soddisfazione Questo non è importante per noi ma è una restituzione che loro hanno su loro stessi a livello della costruzione della propria identità. Con questo rituale di passaggio hanno costruito un’identità più forte e duratura.
Se tutto questo serve, perché allora l’esame fu abolito?
Io credo che sia stato abolito per ragioni funzionali e non per ragioni didattiche, perché magari non serviva una licenza o perché non si boccia più nessuno alle elementari. È vero che l’esame non ha più senso a livello pratico, però a livello emotivo e psicologico secondo noi l’esame è importante. Non ci coccorre come una legittimazione del titolo ma ci serve molto il rituale di passaggio come momento di crescita.
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Vincenzo Brancatisano
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